Pensioni, nuova emergenza esodati: migliaia di italiani verso il vuoto contributivo

Indice dei Contenuti:
Pensioni, l’incubo esodati è tornato: 55mila italiani senza soldi né assegno. Ecco chi rischia il «vuoto» totale
Il nuovo vuoto previdenziale
Centinaia di lavoratori che hanno lasciato l’azienda con strumenti di anticipo rischiano di restare senza reddito e senza trattamento previdenziale per mesi, se non per anni. Secondo le stime della **Cgil**, circa 55mila persone sono esposte a un “buco” totale tra la fine dell’indennità ponte e il raggiungimento dei nuovi requisiti anagrafici.
A essere coinvolti sono soprattutto dipendenti di grandi imprese che hanno aderito a isopensione, contratti di espansione e fondi di solidarietà, spesso in seguito a ristrutturazioni aziendali o crisi settoriali. Questi lavoratori hanno firmato accordi sulla base di un quadro normativo che indicava una certa età per il pensionamento di vecchiaia o anticipato.
L’improvviso riallineamento dei requisiti sta però allungando il traguardo, lasciando scoperti periodi nei quali non è più garantito né l’assegno dell’uscita anticipata né la pensione. Il risultato è un limbo giuridico e reddituale che colpisce persone con carriere lunghe, spesso over 60, difficilmente ricollocabili sul mercato.
Requisiti che si spostano in corsa
Il nodo ruota attorno all’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita, meccanismo che dal 2027 tornerà a produrre incrementi progressivi. Le proiezioni indicano un aumento di un mese nel 2027, due mesi nel 2028 e tre mesi l’anno dal 2029, fino a portare il requisito di vecchiaia a 67 anni e sei mesi.
Chi ha pianificato l’uscita contando di maturare il diritto entro una certa data ora vede il traguardo spostarsi in avanti. Gli accordi sottoscritti fino al 31 dicembre 2025 erano stati costruiti su scenari che escludevano scatti nei bienni successivi. Le intese aziendali hanno quindi fissato durate e coperture economiche insufficienti rispetto ai nuovi parametri.
La segretaria confederale **Lara Ghiglione** denuncia che il Governo aveva promesso di sterilizzare gli adeguamenti per il periodo interessato, rassicurando lavoratori e imprese. I decreti attuativi più recenti, però, hanno ripristinato l’aggancio alla longevità, trasformando migliaia di piani di esodo in potenziali trappole senza protezione sociale né continuità contributiva.
Responsabilità politiche e possibili correttivi
Il sindacato imputa all’Esecutivo guidato da **Giorgia Meloni** la scelta di intervenire a posteriori su percorsi di uscita già concordati con le aziende e autorizzati dagli enti previdenziali. La critica centrale riguarda l’assenza di una clausola di salvaguardia per chi aveva firmato gli accordi prima del cambio delle regole.
Tra le ipotesi di soluzione indicate dalla **Cgil** ci sono il blocco degli adeguamenti alla speranza di vita per le coorti interessate, l’estensione delle coperture economiche degli strumenti di esodo e l’introduzione di una specifica tutela legislativa per evitare il “vuoto” tra fine dell’indennità e accesso alla pensione. Si chiede inoltre un monitoraggio puntuale da parte di **Inps** e **Ministero del Lavoro** sui casi a rischio.
Sul tavolo politico pesa anche il tema di equità intergenerazionale: chi ha accettato riduzioni di salario o incentivi per agevolare il ricambio occupazionale vede ora messe in discussione garanzie che erano state formalizzate nero su bianco. Senza un intervento rapido, lo scenario è quello di migliaia di ex lavoratori costretti a vivere di risparmi, aiuti familiari o strumenti assistenziali residuali.
FAQ
D: Chi sono i lavoratori più esposti al rischio di restare senza reddito?
R: Principalmente chi ha aderito a isopensione, contratti di espansione e fondi di solidarietà con accordi che terminano poco prima del nuovo requisito di vecchiaia.
D: Quante persone potrebbero essere coinvolte nel limbo previdenziale?
R: Le elaborazioni della Cgil indicano circa 55mila lavoratori potenzialmente interessati dal “vuoto” tra indennità e pensione.
D: Perché si è creato questo scarto tra fine dell’uscita anticipata e inizio della pensione?
R: Perché i percorsi di esodo sono stati costruiti su regole che non prevedevano nuovi scatti, mentre i decreti successivi hanno rialzato l’età di accesso.
D: Di quanto aumenterà l’età per la pensione di vecchiaia nei prossimi anni?
R: È previsto un incremento di un mese nel 2027, due mesi nel 2028 e tre mesi ogni anno dal 2029, fino a 67 anni e sei mesi.
D: Qual è la principale richiesta avanzata dai sindacati al Governo?
R: Una clausola di salvaguardia che garantisca il diritto alla pensione con le regole vigenti al momento della firma degli accordi di uscita.
D: Quali istituzioni sono chiamate a intervenire sulla vicenda?
R: In primo luogo Governo, Parlamento, Ministero del Lavoro e Inps, con un coordinamento tecnico e normativo mirato.
D: Esistono soluzioni transitorie per coprire il “buco” contributivo?
R: Si discute di proroghe delle misure di esodo, blocco temporaneo degli adeguamenti e introduzione di fondi specifici di compensazione.
D: Qual è la fonte giornalistica che ha diffuso per prima l’allarme sui 55mila casi?
R: L’allarme è stato rilanciato da analisi sindacali riprese da testate nazionali come Il Messaggero, che ha dedicato approfondimenti al tema.




