Pensioni minime verso aumento record, nuova cifra svelata dall’INPS cambia gli assegni e sorprende milioni di italiani

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Pensioni da 1.229 euro al mese nel 2025, ecco i numeri dell’INPS
Pensioni 2025: le nuove soglie INPS
Nel 2025 gli assegni liquidati dall’INPS mostrano un importo medio mensile pari a 1.229 euro, in lieve crescita rispetto ai 1.218 euro del 2024. Il dato riguarda le pensioni con decorrenza 2025, cioè quelle effettivamente liquidate nel corso del 2024, e contrasta con la percezione diffusa di assegni sempre più poveri.
La maggior parte dei nuovi trattamenti è calcolata con metodo contributivo puro, applicato a chi ha iniziato a versare dopo il 31 dicembre 1995. Il sistema retributivo, più favorevole, resta riservato solo a chi può contare su almeno 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995, con estensione fino al 31 dicembre 2011.
Fuori da queste platee restano moltissimi pensionati che continuano a incassare importi ben inferiori ai 1.000 euro, spesso vicini al solo trattamento minimo o persino all’assegno sociale, con assegni sotto i 500 euro mensili, soprattutto tra le carriere discontinue e interamente contributive.
Numeri in calo, importi in lieve crescita
Le nuove pensioni si riducono, ma l’assegno medio sale. Nel 2024 le prestazioni liquidate erano 901.152, mentre nel 2025 scendono a 831.285, secondo il monitoraggio ufficiale dell’INPS. Il sistema, quindi, paga meno pensioni, ma leggermente più alte in media, nonostante coefficienti di trasformazione meno convenienti per via della maggiore aspettativa di vita.
Tra le possibili cause del calo dei pensionamenti rientrano l’inasprimento graduale delle misure di flessibilità in uscita – come Quota 103 e Opzione Donna – e gli incentivi a restare al lavoro, come il cosiddetto bonus Giorgetti, che spinge a rinviare l’accesso alla pensione.
Il risultato è un mercato del lavoro che trattiene più a lungo i lavoratori con carriere continue e retribuzioni medio-alte, proprio quelli che contribuiscono a far crescere il valore medio degli assegni, mentre restano ai margini i profili più deboli, spesso confinati nella fascia sotto i 1.000 euro.
Chi guadagna e chi resta indietro
L’analisi dettagliata del monitoraggio INPS evidenzia un calo diffuso di tutte le principali tipologie di prestazione. Le pensioni di vecchiaia scendono da 276.603 a 267.332 in un anno; le pensioni anticipate e di anzianità passano da 225.046 a 202.708, con una contrazione che riflette requisiti più rigidi e finestre di uscita meno accessibili.
In riduzione anche le pensioni di invalidità e altre forme di uscita anticipata, segno di un sistema che concede meno accessi, pur riconoscendo importi mediamente leggermente superiori a chi riesce a maturare i requisiti. Il quadro complessivo mostra assegni medi in aumento, ma forti divari interni tra carriere stabili e lavoratori con percorsi irregolari.
Dal 2027 l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita rischia di comprimere ulteriormente gli importi contributivi, accentuando lo scarto tra i dati macro dell’INPS e la realtà di molti pensionati, specie nelle aree più fragili del Paese.
FAQ
D: Quanto vale in media una nuova pensione nel 2025?
R: L’importo medio delle pensioni con decorrenza 2025 è di 1.229 euro lordi al mese secondo i dati INPS.
D: Perché l’importo medio cresce se le pensioni sono considerate basse?
R: Cresce perché pesano di più le carriere continue e meglio retribuite, mentre chi ha storie contributive deboli rimane sotto i 1.000 euro.
D: Quante nuove pensioni sono state liquidate?
R: Le nuove pensioni scendono da 901.152 nel 2024 a 831.285 nel 2025, in base al monitoraggio INPS.
D: Che ruolo ha il metodo contributivo?
R: Per chi ha iniziato a versare dopo il 31 dicembre 1995 si applica il contributivo puro, più penalizzante rispetto al retributivo.
D: Chi beneficia ancora del sistema retributivo?
R: Solo chi aveva almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, con calcolo retributivo esteso fino al 31 dicembre 2011.
D: Le pensioni anticipate sono in calo?
R: Sì, le pensioni anticipate e di anzianità passano da 225.046 a 202.708 in un anno.
D: Gli incentivi a restare al lavoro incidono sui numeri?
R: Sì, strumenti come il bonus Giorgetti spingono alcuni lavoratori a rinviare il pensionamento.
D: Qual è la fonte giornalistica originale dei dati citati?
R: I numeri riportati derivano dal monitoraggio ufficiale dell’INPS ripreso dalla stampa nazionale, in particolare da articoli di approfondimento pubblicati da testate economiche italiane.




