Pensioni, la stretta nascosta crea nuovi esodati senza reddito né tutele

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Nuovi requisiti, vecchi problemi
L’adeguamento dei requisiti pensionistici dal 2027 rischia di creare una nuova generazione di “esodati”, con contribuenti senza stipendio e senza pensione per diversi mesi. Tra il 2027 e il 2028 l’età per la pensione di vecchiaia passerà da 67 anni a 67 anni e 3 mesi, mentre la pensione anticipata ordinaria salirà fino a 43 anni e 1 mese di contributi.
Secondo uno studio della Ragioneria Generale dello Stato, nel 2029 e 2030 si potrebbe arrivare a 67 anni e 6 mesi per la vecchiaia e 43 anni e 4 mesi per l’anticipata, con un ulteriore inasprimento rispetto alle ipotesi iniziali. Questi incrementi non colpiscono solo chi è ancora al lavoro, ma soprattutto chi ha già pianificato l’uscita basandosi sulle vecchie regole.
La CGIL stima che circa 55.000 contribuenti, che hanno lasciato il lavoro confidando nei requisiti attuali, rischino di rimanere senza reddito. Il problema non è l’aumento in sé, ma l’assenza di adeguate clausole di salvaguardia per chi ha già sottoscritto accordi di esodo, contratti di espansione o strumenti di accompagnamento alla pensione.
Chi rischia di diventare nuovo esodato
Non tutti i lavoratori che andranno in pensione più tardi diventeranno esodati: chi è ancora occupato, in genere, si limiterà a restare qualche mese in più in azienda. Il nodo critico riguarda invece chi ha già lasciato il lavoro contando su una data di decorrenza della pensione ormai superata dalle nuove norme.
Parliamo soprattutto di chi ha aderito a intese con i datori di lavoro tramite contratti di espansione, fondi bilaterali, Isopensione o altri strumenti di accompagnamento, spesso costruiti per coprire il periodo fino ai 67 anni o fino a 42 anni e 10 mesi di contributi. In molti casi l’assegno ponte è finanziato dalle imprese, con durata calcolata al millimetro.
Con l’aumento dei requisiti, i datori di lavoro difficilmente accetteranno di farsi carico anche dei mesi aggiuntivi imposti dalle nuove regole. Così, chi ha già firmato accordi di uscita rischia di ritrovarsi senza copertura economica per uno, tre o persino sei mesi, riproponendo lo schema noto dopo la riforma Fornero: lavoratori fuori dal mercato e privi di pensione.
Salvaguardie e possibili correttivi
Lo scenario delineato dalla CGIL e dalla Ragioneria Generale dello Stato solleva il tema delle salvaguardie. Senza interventi mirati, migliaia di persone potrebbero vivere un vuoto di reddito, pur avendo aderito a percorsi di uscita concordati e legittimamente approvati. La questione non è solo previdenziale, ma anche di fiducia nelle regole del sistema.
Una delle ipotesi è congelare i requisiti per chi ha già sottoscritto accordi di esodo entro una certa data, riconoscendo un diritto acquisito o quantomeno un diritto “in via di consolidamento”. Un’altra strada è quella di imporre o incentivare il prolungamento dei trattamenti ponte, con una compartecipazione tra imprese e finanza pubblica.
Allo stesso tempo, si discute di introdurre meccanismi più flessibili di uscita, che riducano il rischio di nuovi “vuoti” in futuro: finestre mobili più ravvicinate, soluzioni di pensione parziale o combinazioni tra reddito di transizione e trattamento previdenziale. Senza una revisione strutturale, ogni nuovo adeguamento alla speranza di vita rischia di riaprire il capitolo dei “nuovi esodati”.
FAQ
D: Chi sono i potenziali nuovi esodati dal 2027?
R: Sono soprattutto lavoratori che hanno già lasciato il posto sfruttando accordi di esodo, convinti di maturare la pensione con i requisiti attuali.
D: Quali requisiti di vecchiaia cambieranno dal 2027?
R: L’età passerà da 67 anni a 67 anni e 1 mese nel 2027, fino a 67 anni e 3 mesi nel 2028.
D: Cosa succede alla pensione anticipata ordinaria?
R: Salirà da 42 anni e 10 mesi di contributi a 42 anni e 11 mesi nel 2027, e a 43 anni e 1 mese nel 2028.
D: Quanti contribuenti rischiano di restare senza reddito?
R: Secondo la CGIL, circa 55.000 persone potrebbero trovarsi senza stipendio e senza pensione tra il 2027 e il 2028.
D: Perché le aziende non coprono i mesi aggiuntivi?
R: I trattamenti ponte sono stati calcolati sulle vecchie regole; estenderli significherebbe costi extra che molte imprese non intendono sostenere.
D: Quali strumenti di accompagnamento sono più coinvolti?
R: Principalmente contratti di espansione, fondi bilaterali e Isopensione attivati entro la fine del 2025.
D: Che tipo di salvaguardie si ipotizzano?
R: Congelamento dei requisiti per chi ha già accordi firmati, oppure proroga obbligatoria o incentivata dei trattamenti ponte.
D: Qual è la fonte delle principali stime sul rischio nuovi esodati?
R: Le stime richiamate provengono da analisi della CGIL e da uno studio della Ragioneria Generale dello Stato, citati nell’articolo originale.




