Pensioni INPS: svolta su fondi integrativi, TFR e uscite anticipate, le nuove regole che ti riguardano

Indice dei Contenuti:
Requisiti per la pensione anticipata contributiva nel 2026
Pensione anticipata contributiva accessibile a 64 anni con almeno 20 anni di versamenti, ma solo se l’assegno maturato presso INPS supera soglie economiche precise. Per gli uomini e per le donne senza figli è richiesto un importo pari a 3 volte l’assegno sociale. Per le donne con un figlio, la soglia scende a 2,8 volte; con due o più figli, a 2,6 volte.
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La deroga valida nel 2025, che consentiva di sommare alla pensione INPS la rendita dei fondi di previdenza complementare per raggiungere i requisiti, non viene prorogata nel 2026. L’accesso avverrà esclusivamente sulla base dell’importo maturato nel regime obbligatorio.
Ne consegue che la rendita dei fondi pensione non potrà più essere conteggiata per colmare eventuali differenze rispetto alle soglie richieste. L’adeguatezza dell’assegno andrà verificata unicamente sul montante contributivo e sulle regole di calcolo INPS, senza integrazioni esterne.
Previdenza complementare: adesione automatica e deducibilità potenziata
Dal 1° luglio 2026 scatta l’adesione automatica ai fondi di previdenza complementare per i nuovi assunti, con meccanismo di silenzio-assenso e facoltà di recesso entro sei mesi dall’assunzione. L’iscrizione decorre salvo rinuncia espressa, con versamenti secondo il contratto collettivo o il fondo negoziale di riferimento.
Il perimetro applicativo riguarda i rapporti di lavoro avviati dopo la data di entrata in vigore, lasciando invariata la posizione degli occupati precedenti. I datori di lavoro dovranno informare i dipendenti su costi, rendimenti, comparti di investimento e modalità per esercitare il recesso, garantendo tracciabilità delle comunicazioni.
Sul fronte fiscale, il tetto di deducibilità dei contributi ai fondi pensione sale a 5.300 euro l’anno, con effetto di riduzione del reddito imponibile e beneficio su IRPEF e addizionali. L’innalzamento favorisce il conferimento del TFR e i versamenti volontari, soprattutto per i profili con aliquote marginali elevate.
Resta ferma la distinzione tra deduzioni individuali e contributi del datore di lavoro, che concorrono al limite complessivo. Per chi supera il tetto, l’eccedenza non è deducibile e richiede corretta indicazione in dichiarazione per evitare tassazioni in fase di prestazione.
Tfr e nuovi obblighi di versamento per le imprese
Dal 2026 si rafforza la canalizzazione del TFR verso il circuito pubblico: per le aziende con almeno 60 dipendenti scatta l’obbligo di versamento all’INPS, superando la gestione interna delle liquidazioni. La misura mira a stabilizzare i flussi e a semplificare gli adempimenti previdenziali, con controlli più stringenti su tempi e correttezza dei conferimenti.
Il perimetro si amplierà progressivamente: dal 2032 la soglia dimensionale scenderà a 40 lavoratori, estendendo l’obbligo a una platea più ampia di imprese. Restano salve le regole contrattuali per il conferimento del TFR alla previdenza complementare, che continua a essere alternativa all’accantonamento presso l’INPS nei casi previsti.
I datori di lavoro dovranno adeguare i sistemi paghe, aggiornare le deleghe contributive e garantire l’allineamento con i flussi Uniemens. Sono attese specifiche operative su periodicità, codifiche e conguagli, con sanzioni in caso di omessi o tardivi versamenti. Per la finanza aziendale, l’uscita del TFR dal bilancio riduce liquidità disponibile ma abbassa il rischio di esposizioni future, rendendo più prevedibili i flussi.
Per i lavoratori, non cambia il diritto alla rivalutazione e alla prestazione finale; cambia il depositario delle somme, con tracciabilità presso INPS e possibilità di monitoraggio unificato insieme ai contributi previdenziali. Rimangono invariate le facoltà di anticipazione nei casi previsti dalla legge.
FAQ
- Chi è obbligato a versare il TFR all’INPS nel 2026? Le imprese con almeno 60 dipendenti.
- Quando scende la soglia dimensionale per l’obbligo? Dal 2032 l’obbligo si applica alle aziende con almeno 40 lavoratori.
- Il TFR può ancora essere conferito ai fondi pensione? Sì, restano valide le regole di conferimento alla previdenza complementare.
- Quali impatti per le imprese? Minore liquidità interna, maggiore certezza dei flussi e obbligo di aggiornare paghe e Uniemens.
- Cosa cambia per i lavoratori? Nulla su importi e diritti; cambia la gestione, accentrata presso INPS.
- Sono previste sanzioni? Sì, per omissioni o ritardi nei versamenti secondo le istruzioni operative INPS.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Le novità sono desunte dall’analisi di stampa economica e dagli aggiornamenti su INPS; riferimento: informativa di settore 2026 pubblicata dalla stampa specializzata.




