Pensioni, crollano i nuovi assegni secondo l’analisi InvestireOggi su Inps

Nuove pensioni 2025: flussi in calo, sistema in transizione
Nel 2025 in Italia sono state liquidate 831.285 nuove pensioni contro le 901.152 del 2024, con un arretramento di quasi 70 mila assegni e una flessione del 7,8%. Parallelamente, l’importo medio mensile alla decorrenza è salito da 1.218 a 1.229 euro, pari a un incremento di circa lo 0,9%, quindi inferiore all’inflazione.
L’analisi dei dati ufficiali dell’Osservatorio INPS sui flussi di pensionamento evidenzia un rallentamento delle uscite più che un “crollo” del sistema. La dinamica dei flussi suggerisce una fase di transizione: meno accessi alla previdenza, assegni leggermente più elevati e una crescente rilevanza delle regole contributive e dei requisiti per le pensioni anticipate.
Per valutare la sostenibilità del sistema nel medio periodo occorre leggere in modo integrato i numeri su vecchiaia, anticipata, invalidità e superstiti, misurando impatto demografico, mercato del lavoro e inflazione.
Confronto 2024-2025 e peso delle diverse gestioni
La riduzione di 69.867 nuove pensioni nel 2025 riflette un’aggiustata combinazione di requisiti più selettivi per l’uscita anticipata, progressivo consolidamento del metodo contributivo e oscillazioni demografiche delle coorti in età da pensione. Le gestioni private e pubbliche seguono tendenze parallele, con un raffreddamento dei nuovi trattamenti che non indica una crisi di liquidità, ma un riassetto graduale delle modalità di accesso alle prestazioni.
Il lieve aumento dell’importo iniziale medio, pur limitato, segnala che chi riesce a maturare il diritto beneficia di carriere contributive relativamente più robuste o più pienamente valorizzate nelle regole vigenti.
Perché non è un crollo del sistema previdenziale
La contrazione dei flussi non corrisponde a un blocco delle pensioni, bensì a un processo di rafforzamento dei criteri di uscita, in particolare sul fronte delle pensioni anticipate e di alcune misure flessibili. L’INPS continua a liquidare un numero elevato di trattamenti, con importi medi stabili e in leggera crescita.
Le dinamiche osservate suggeriscono una fase di assestamento, in cui si cerca di bilanciare sostenibilità finanziaria e tutela dei diritti acquisiti senza interventi emergenziali. Il sistema, pur sotto pressione demografica, continua a garantire prestazioni diffuse, mentre il nodo centrale si sposta sulla qualità dei percorsi lavorativi e retributivi che alimentano la contribuzione.
Dove cala di più: vecchiaia, anticipate, invalidità, superstiti
La riduzione delle nuove pensioni non è omogenea tra le diverse tipologie. Tra 2024 e 2025 le pensioni di vecchiaia passano da 276.603 a 267.332, le anticipate da 225.046 a 202.708, le pensioni di invalidità da 62.400 a 53.601 e le prestazioni ai superstiti da 238.832 a 210.863. Il rallentamento più evidente riguarda quindi le uscite anticipate e le pensioni ai superstiti.
Queste variazioni impattano in modo diverso sulla spesa complessiva e sulla struttura anagrafica dei pensionati, con effetti che si proietteranno anche sugli anni successivi.
Pensioni anticipate e impatto delle regole più rigide
Il calo delle pensioni anticipate, da 225.046 a 202.708, segnala l’effetto combinato di requisiti più esigenti, rimodulazione delle finestre di uscita e maggiore attenzione ai costi di lungo periodo. Misure sperimentali e canali agevolati risultano meno accessibili a segmenti di lavoratori con carriere discontinue o contributi frammentati.
La minore incidenza delle uscite anticipate spinge in avanti l’età media effettiva di pensionamento, alleggerendo nell’immediato la spesa ma imponendo una riflessione sulle condizioni di lavoro delle fasce più anziane e sull’adeguatezza degli strumenti di flessibilità in uscita.
Vecchiaia, invalidità e superstiti: segnali differenziati
Le pensioni di vecchiaia calano moderatamente, da 276.603 a 267.332, in linea con l’andamento demografico delle coorti che maturano i requisiti anagrafici e contributivi. Più marcato è il ridimensionamento delle pensioni di invalidità, scese da 62.400 a 53.601, che può riflettere sia controlli più stringenti sia mutamenti nei criteri di accertamento.
Molto rilevante il calo delle pensioni ai superstiti, da 238.832 a 210.863, che incide sui nuclei familiari più fragili. Questa dinamica potrebbe essere legata a fattori demografici (andamento dei decessi) e all’evoluzione delle storie lavorative dei coniugi, con riflessi sulla misura degli importi riconosciuti ai superstiti.
Importi medi, inflazione e prospettive di sostenibilità
L’importo medio mensile delle nuove pensioni passa da 1.218 euro nel 2024 a 1.229 euro nel 2025. L’aumento, pari a circa lo 0,9%, resta sotto l’inflazione media del 2025, stimata dall’ISTAT all’1,5%. In termini reali il potere d’acquisto iniziale dei nuovi assegni non migliora, nonostante il rialzo nominale.
Questa forbice tra importi e inflazione evidenzia come l’adeguatezza delle prestazioni non possa essere valutata solo guardando alle cifre nominali, ma richieda un’analisi del rapporto tra pensione e costo della vita, soprattutto per i nuovi ingressi nel sistema.
Aumento nominale vs perdita di potere d’acquisto
L’incremento di 11 euro medi al mese alla decorrenza non compensa la crescita dei prezzi. I nuovi pensionati si trovano quindi con assegni leggermente superiori, ma potenzialmente meno efficaci nel coprire spese essenziali come abitazione, energia, sanità e beni alimentari.
Nel medio periodo, se gli adeguamenti non seguiranno l’andamento reale dell’inflazione, la distanza tra importo pensionistico e bisogni effettivi potrebbe ampliarsi, soprattutto per chi non dispone di redditi integrativi, risparmi o patrimonio immobiliare da valorizzare.
Flussi di pensionamento come indicatore strutturale
I flussi di nuove pensioni sono un indicatore chiave per leggere la sostenibilità del sistema previdenziale e i suoi effetti sociali. La combinazione di minori nuovi trattamenti e importi medi solo lievemente in crescita suggerisce un equilibrio ancora fragile tra rigore finanziario e tutela del reddito degli anziani.
L’osservazione integrata dei dati INPS, delle statistiche demografiche e delle tendenze del mercato del lavoro consente di anticipare criticità future, come la possibile crescita di pensioni di importo basso per carriere discontinue, e di calibrare eventuali riforme a favore di maggiore equità intergenerazionale.
FAQ
Perché nel 2025 le nuove pensioni sono diminuite rispetto al 2024?
La flessione del 7,8% è riconducibile soprattutto a requisiti più selettivi per le uscite anticipate, a fattori demografici e al consolidamento del metodo contributivo, che tende a scoraggiare pensionamenti troppo precoci.
Quante nuove pensioni sono state liquidate nel 2025 in Italia?
Nel 2025 sono state liquidate 831.285 nuove pensioni, rispetto alle 901.152 dell’anno precedente, considerando tutte le principali tipologie: vecchiaia, anticipate, invalidità e superstiti.
Come è cambiato l’importo medio delle nuove pensioni nel 2025?
L’importo medio mensile alla decorrenza è aumentato da 1.218 euro nel 2024 a 1.229 euro nel 2025, con un incremento di circa 11 euro, pari a uno 0,9% in termini nominali.
L’aumento delle pensioni 2025 copre l’inflazione?
No. L’incremento medio dello 0,9% è inferiore all’inflazione media 2025 stimata all’1,5% dall’ISTAT, con una conseguente erosione del potere d’acquisto reale dei nuovi assegni.
Quali tipologie di pensione registrano il calo maggiore?
Le contrazioni più marcate riguardano le pensioni anticipate, scese da 225.046 a 202.708, e le pensioni ai superstiti, diminuite da 238.832 a 210.863 rispetto al 2024.
Questo calo indica un rischio per la tenuta del sistema previdenziale?
I dati mostrano un rallentamento dei flussi, non un crollo del sistema. Il trend segnala una fase di assestamento, con minori nuove uscite e importi medi leggermente più elevati ma sotto l’inflazione.
Che ruolo ha il sistema contributivo nei nuovi pensionamenti?
Il progressivo peso del metodo contributivo rende le carriere lavorative e i versamenti più determinanti nel calcolo dell’assegno, influenzando sia l’importo medio sia le scelte di uscita dal lavoro.
Qual è la fonte ufficiale dei dati sui flussi di pensionamento 2024-2025?
I numeri riportati derivano dall’Osservatorio INPS sul monitoraggio dei flussi di pensionamento, aggiornato al 2 gennaio 2026 e analizzato dal report di InvestireOggi.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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