Pensioni: come ottenere più liquidità subito senza attendere l’assegno completo, ecco la mossa decisiva

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Come funziona il bonus Giorgetti 2026
Bonus Giorgetti 2026 consente a chi ha già maturato la pensione anticipata ordinaria di rinviare l’uscita e trasformare la propria quota contributiva personale in liquidità netta in busta paga. La contribuzione a carico del lavoratore, invece di essere versata all’INPS, viene erogata come aumento dello stipendio mensile. Il beneficio corrisponde in media a un +9,19% del netto, pari alla quota personale del 33% complessivo tipico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti.
La misura non riguarda i contributi già versati: si applica solo sulla contribuzione futura maturata dopo il raggiungimento dei requisiti per l’anticipo ordinario. L’adesione sospende il versamento della sola quota lavoratore; la quota datoriale continua a confluire regolarmente alla gestione previdenziale. L’opzione è esercitabile una volta centrata la soglia contributiva e resta valida finché si prosegue l’attività lavorativa.
Gli importi riconosciuti in busta paga sono immediati e tassati come reddito da lavoro. I mesi coperti dal bonus non generano ulteriore montante contributivo individuale e non incrementano l’assegno futuro. Con la Legge di Bilancio 2026 la misura diventa strutturale: non più sperimentazione annuale, ma strumento stabile, applicabile alle sole pensioni anticipate ordinarie dopo l’abolizione di Quota 103.
Requisiti, importi e modalità di adesione
Possono aderire i lavoratori che hanno raggiunto la pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, con decorrenza dopo una finestra di tre mesi. La misura riguarda dipendenti iscritti a gestioni che applicano l’aliquota complessiva del 33%, come il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti. Non si applica a contributi già versati, né a canali di pensionamento diversi dall’anticipo ordinario.
L’importo in busta paga equivale alla quota contributiva a carico del lavoratore non più riversata all’INPS: mediamente un +9,19% del netto mensile. La quota datoriale continua a essere versata. Le somme ricevute sono imponibili ai fini IRPEF e concorrono al reddito da lavoro. I mesi coperti non generano montante e producono un assegno futuro leggermente più basso rispetto al pensionamento immediato.
Per attivare il bonus, una volta centrati i requisiti, il lavoratore comunica al datore di lavoro la scelta di rinviare il pensionamento e richiede lo sgravio della propria quota. L’azienda applica lo stop al versamento della quota lavoratore e eroga l’equivalente in busta paga. L’opzione resta valida finché perdura il rapporto di lavoro e può essere revocata chiedendo la pensione con le decorrenze ordinarie previste dall’INPS. L’adesione non dà diritto a rimborsi retroattivi per periodi precedenti alla richiesta.
FAQ
- Chi può accedere al bonus Giorgetti 2026? Chi ha maturato l’anticipata ordinaria: 42a10m uomini, 41a10m donne.
- Quanto aumenta lo stipendio? Mediamente di circa il 9,19% netto, pari alla quota contributiva del lavoratore.
- I contributi già versati possono essere restituiti? No, non sono rimborsabili né monetizzabili.
- La quota del datore continua a essere pagata? Sì, prosegue il versamento della quota datoriale alla gestione previdenziale.
- Il bonus riduce la futura pensione? Sì, i mesi coperti non alimentano il montante e l’assegno sarà leggermente più basso.
- È ancora valido dopo l’abolizione di Quota 103? Sì, è strutturale e applicabile solo all’anticipata ordinaria.
- Qual è la fonte giornalistica citata? La misura e i parametri sono richiamati dalle informazioni su INPS e dalla Legge di Bilancio 2026, come riportato dalla stampa economica nazionale.
Pro e contro: più stipendio oggi o più pensione domani?
Pro. Più stipendio subito: la quota contributiva personale si trasforma in liquidità mensile (+9,19% medio del netto), utile per fronteggiare inflazione e spese impreviste. Nessuna attesa: il beneficio è immediato in busta paga e cresce con la permanenza al lavoro. La quota datoriale continua a essere versata, preservando in parte la posizione previdenziale.
Contro. Meno pensione futura: i mesi coperti non generano montante e l’assegno sarà leggermente più basso rispetto all’uscita immediata. Effetto cumulativo: più a lungo si resta con lo sgravio, maggiore sarà la riduzione sull’importo futuro. Tassazione ordinaria: le somme sono imponibili IRPEF e possono incidere su scaglioni e detrazioni.
Per chi conviene. Lavoratori con redditi medio-bassi colpiti dal caro vita; chi ha orizzonte pensionistico comunque vicino e può accettare un taglio contenuto; profili con altre forme di risparmio o rendite che compensano la minore pensione.
Per chi non conviene. Chi prevede una lunga vita pensionistica o ha carriere discontinue con montante già limitato; chi punta a raggiungere soglie rilevanti per assegno e perequazione; chi rischia di salire di scaglione IRPEF riducendo il beneficio netto.
Indicazioni pratiche. Valutare proiezioni INPS su assegno con e senza bonus; stimare impatto fiscale annuale; fissare un orizzonte temporale (es. 6-12 mesi) e verificare periodicamente la convenienza. Decisione reversibile: si può rientrare alla decorrenza ordinaria presentando domanda di pensione.
FAQ
- Il bonus riduce l’assegno? Sì, i mesi con sgravio non alimentano il montante e abbassano l’importo finale.
- Quanto aumenta la busta paga? In media del 9,19% netto, pari alla quota contributiva del lavoratore.
- La scelta è definitiva? No, si può revocare chiedendo la pensione con le decorrenze ordinarie INPS.
- Conviene a chi ha redditi alti? Può convenire meno per via degli scaglioni IRPEF e della maggiore perdita attesa in pensione.
- La quota del datore resta? Sì, la contribuzione datoriale continua a essere versata alla gestione previdenziale.
- Serve simulare l’importo futuro? Sì, è consigliata una proiezione INPS con scenari con/without bonus.
- Fonte giornalistica? Parametri e ambito applicativo richiamati da INPS e Legge di Bilancio 2026, come riportato dalla stampa economico-finanziaria nazionale.




