Pensione, quanto incide sull’ultimo stipendio e sui futuri assegni

Come cambia la pensione rispetto all’ultimo stipendio per chi va in INPS
Chi andrà in pensione di vecchiaia nei prossimi anni, soprattutto senza contributi versati prima del 1996, riceverà un assegno calcolato in gran parte o totalmente con il metodo contributivo.
Questo significa che l’importo dipenderà dalla somma effettivamente accantonata durante la carriera e non dall’ultima busta paga.
Oggi un lavoratore italiano con carriera lunga e continua ottiene in media una pensione pari a circa l’81% dell’ultimo stipendio, ma le proiezioni indicano un calo verso valori prossimi o inferiori al 65% per chi oggi è giovane.
Il tema riguarda milioni di iscritti INPS e spiega le crescenti preoccupazioni per un possibile peggioramento del tenore di vita al momento del ritiro dal lavoro.
In sintesi:
- Il metodo contributivo lega la pensione ai contributi effettivamente versati durante tutta la carriera.
- Oggi il tasso di sostituzione medio è intorno all’81% per carriere piene.
- Per chi andrà in pensione dal 2060 il rapporto pensione/stipendio potrebbe scendere sotto il 65%.
- Carriere brevi, discontinue e stipendi bassi riducono drasticamente l’importo dell’assegno futuro.
Il caso del lettore che andrà in pensione nel novembre 2026 a 67 anni, con 22 anni di contributi e due anni maturati prima del 1996 (quindi con sistema misto), è esemplare.
Con uno stipendio attuale di circa 1.550 euro, preceduto per molti anni da retribuzioni poco sopra i 1.000 euro, è realistico attendersi una pensione sensibilmente inferiore all’ultima paga.
Non basta infatti guardare al reddito finale: ciò che conta, nel calcolo INPS, è la media delle retribuzioni su tutta la vita lavorativa, insieme alla durata complessiva della carriera assicurativa.
Media retributiva, anni di contributi e tasso di sostituzione
Nel sistema contributivo ogni mese una quota della retribuzione confluisce nel montante contributivo. Nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti INPS l’aliquota complessiva è pari al 33%, di cui il 9,19% a carico del lavoratore e la parte restante a carico del datore di lavoro.
Più lo stipendio è alto e più anni si lavora, maggiore sarà il capitale previdenziale accumulato.
I contributi vengono poi rivalutati annualmente secondo indici stabiliti per legge. Al momento del pensionamento, il montante rivalutato viene moltiplicato per i coefficienti di trasformazione, che dipendono dall’età e dalla stima di vita della popolazione: più l’aspettativa di vita cresce, più i coefficienti diventano penalizzanti.
Le stesse regole si applicano, per la quota contributiva, anche a chi è nel sistema misto.
Secondo uno studio Censis–Confcooperative, con circa 38 anni di contributi il tasso di sostituzione – il rapporto tra pensione e ultimo stipendio – è stato finora pari in media all’81%.
Per chi oggi è trentenne e andrà in pensione dal 2060, lo stesso rapporto potrebbe scendere sotto il 65%, con una tendenza al peggioramento nel lungo periodo.
Nel caso di carriere brevi (20-22 anni), segnate da lunghi periodi con stipendi bassi, part-time o lavori discontinui, la pensione non può avvicinarsi all’ultima retribuzione, ma tenderà a collocarsi ben al di sotto, spesso vicino o sotto i 1.000 euro netti.
Prospettive future e perché serve pianificare da subito
Il combinato di sistema contributivo, carriere discontinue e continuo aumento della vita media rende probabile, nei prossimi decenni, una riduzione strutturale del tasso di sostituzione per molti lavoratori italiani.
In assenza di carriere lunghe e ben retribuite, l’assegno pubblico sarà difficilmente sufficiente a mantenere lo stesso tenore di vita del periodo lavorativo.
Questo scenario rende sempre più strategici strumenti come previdenza complementare, risparmio privato e una verifica precoce della propria posizione contributiva INPS, così da intervenire per tempo con decisioni consapevoli su durata del lavoro, adesione a fondi pensione e gestione del reddito disponibile.
FAQ
Come si calcola in pratica la pensione contributiva INPS?
Il calcolo avviene sommando tutti i contributi versati, rivalutandoli annualmente e moltiplicando il montante per il coefficiente di trasformazione legato all’età di pensionamento.
Cosa significa tasso di sostituzione della pensione?
Indica il rapporto percentuale tra primo assegno pensionistico e ultimo stipendio percepito. Permette di stimare quanto scenderà il proprio reddito al pensionamento.
Con soli 20 anni di contributi posso avere una pensione adeguata?
È molto improbabile: con 20 anni di contributi l’assegno sarà in genere modesto, spesso inferiore a 1.000 euro netti, salvo retribuzioni altissime.
Come posso aumentare la mia pensione futura INPS?
È possibile aumentandone gli anni di contribuzione, evitando buchi previdenziali, puntando su retribuzioni regolari e valutando strumenti di previdenza complementare coerenti col proprio profilo di rischio.
Qual è la fonte dei dati sul calo del tasso di sostituzione?
I dati citati derivano dallo studio Censis–Confcooperative e dalle statistiche ufficiali su pensioni e aspettativa di vita elaborate dall’INPS e dagli istituti demografici nazionali.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI





