Pensione anticipata ordinaria, la scelta che può cambiarti davvero i conti

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Pensione anticipata ordinaria: meglio uscire nel 2026 o rimandare?
Requisiti e scenari 2026
La misura consente l’uscita dal lavoro senza vincoli anagrafici, a condizione di aver completato l’intera carriera contributiva prevista dalla normativa previdenziale in vigore. Per gli uomini sono necessari 42 anni e 10 mesi di versamenti, per le donne 41 anni e 10 mesi, indipendentemente dal settore e dalla tipologia di contratto.
Una volta centrato il requisito, il diritto risulta pienamente acquisito, ma il primo assegno decorre solo dopo tre mesi, per effetto della cosiddetta finestra mobile di decorrenza. Nel frattempo il lavoratore può scegliere se interrompere subito l’attività, accettando un periodo senza reddito, oppure restare in servizio qualche mese in più per evitare il vuoto di entrate.
Chi decide di proseguire, oltre a mantenere lo stipendio, continua ad accumulare contribuzione utile sia per l’importo futuro della prestazione sia per eventuali maggiorazioni collegate alla storia assicurativa. In questo contesto, il 2026 rappresenta un anno chiave: è l’ultimo in cui i requisiti restano fermi prima degli adeguamenti previsti dalla normativa successiva, con impatto diretto sulla durata residua del lavoro.
Rinvio, aumenti dei requisiti e rischi dal 2027
Dal 1° gennaio 2027 è programmato un primo scatto dei requisiti, con l’aggiunta di un mese di contribuzione rispetto alle soglie attuali, mentre la finestra di tre mesi resta invariata. Ciò significa che chi non avrà ancora maturato il diritto entro il 2026 dovrà restare al lavoro più a lungo solo per allinearsi al nuovo paletto minimo.
Dal 2028 l’incremento complessivo salirà a due mesi, portando ad esempio la carriera necessaria per gli uomini a 43 anni e un mese di versamenti prima dell’accesso alla prestazione, sempre con tre mesi di attesa tra maturazione del requisito e primo pagamento. Per le donne si profila una dinamica analoga, con durata contributiva più estesa e calendario di uscita spostato in avanti.
In questa cornice, la scelta di rimandare l’uscita oltre il 2026 va valutata alla luce di tre variabili principali: salute e tenuta lavorativa, rischio di futuri irrigidimenti normativi e necessità di continuità reddituale. Più il quadro economico e politico è incerto, più diventa rilevante stabilizzare il diritto una volta raggiunta la soglia minima, evitando di legare il pensionamento a possibili revisioni restrittive dei requisiti.
Bonus in busta paga e valutazioni economiche
Per chi è già in possesso dei requisiti, la normativa ha previsto un incentivo mirato: il cosiddetto bonus legato alla prosecuzione dell’attività, ancora operativo su questa misura dopo il superamento di soluzioni come Quota 103. In pratica, il lavoratore può rinunciare temporaneamente alla pensione e chiedere all’INPS uno sgravio sulla propria contribuzione a carico, ottenendo un aumento immediato dello stipendio netto.
Nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti l’aliquota totale è pari al 33% della retribuzione, di cui 23,81% a carico del datore di lavoro e 9,19% a carico del lavoratore. Grazie all’incentivo, quel 9,19% non viene più trattenuto, ma rimane in busta paga, generando un beneficio mensile tanto più elevato quanto maggiore è la paga lorda. I contributi continuano comunque a essere versati, ma in misura ridotta, con un impatto contenuto sulla crescita futura dell’assegno.
La decisione se restare al lavoro dopo il raggiungimento dei requisiti o uscire subito richiede un’analisi personalizzata: confronto tra stipendio netto maggiorato e pensione stimata, orizzonte di vita lavorativa sostenibile, altre fonti di reddito (come risparmi o previdenza complementare), esigenze familiari e progetti di lungo periodo. In assenza di urgenze economiche, la prosecuzione con incentivo può risultare vantaggiosa per chi prevede pochi anni aggiuntivi di servizio, ma con retribuzioni medio–alte.
FAQ
D: Quali requisiti servono oggi per accedere a questa misura?
R: Per gli uomini 42 anni e 10 mesi di contributi, per le donne 41 anni e 10 mesi, senza limite di età anagrafica.
D: Cosa comporta la finestra di tre mesi?
R: Tra maturazione del requisito e primo assegno passano tre mesi, durante i quali non viene ancora erogata la pensione.
D: Posso smettere di lavorare subito dopo aver maturato i contributi?
R: Sì, ma occorre considerare che per tre mesi non si percepisce né stipendio né pensione, salvo altre entrate personali.
D: Conviene restare al lavoro durante la finestra?
R: Restare consente di evitare un vuoto di reddito e di incrementare i contributi, con riflessi positivi sull’importo futuro dell’assegno.
D: Come cambiano i requisiti dal 2027?
R: È previsto un aumento di un mese nel 2027 e di due mesi dal 2028, con permanenza della finestra di tre mesi.
D: In cosa consiste il bonus per chi rinvia l’uscita?
R: Consente di trasformare in netto la quota di contributi a carico del lavoratore (9,19%), aumentando la busta paga mensile.
D: Il bonus riduce la pensione futura?
R: I contributi proseguono ma in misura ridotta, quindi la crescita dell’assegno è leggermente inferiore rispetto a chi versa l’aliquota piena.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: Le informazioni riprendono i contenuti pubblicati da Il Sole 24 Ore e altre testate specializzate in previdenza.




