Pensione a 64 anni: la guida definitiva per i nati nel 1962 tra requisiti nascosti e soglie decisive
Indice dei Contenuti:
Requisiti e platea interessata
Pensione a 64 anni nel 2026 resta percorribile, ma con paletti più stringenti. L’accesso è quasi esclusivo per chi rientra nel sistema contributivo puro, cioè lavoratori senza alcun giorno di contribuzione prima del 1° gennaio 1996, data spartiacque della riforma Dini. Anche una sola settimana precedente fa scattare il sistema misto e preclude l’uscita a 64 anni.
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Deroga rilevante per gli iscritti alla Gestione Separata Inps: l’uscita a 64 anni rimane praticabile pure con periodi ante 1996, a condizione che l’intero assegno sia calcolato con metodo contributivo. Questa eccezione amplia la platea di autonomi atipici e professionisti senza cassa, ma non elimina il vaglio sui requisiti economici.
La platea effettiva si restringe ai nati nel 1962 che maturano i 64 anni nel 2026, privi di contribuzione retributiva e con carriere contributive regolari. Restano esclusi, di fatto, i lavoratori con percorsi misti, chi ha iniziato prima del 1996 e chi non può ottenere il ricalcolo integralmente contributivo. Per tutti è decisivo attestare l’iscrizione corretta alle gestioni Inps e verificare la presenza di qualsiasi accredito pre-1996, anche minimale, che farebbe decadere il diritto.
Soglie economiche e contributive 2026
Per i nati nel 1962, l’uscita a 64 anni nel 2026 richiede tre condizioni cumulative: età anagrafica di 64 anni, almeno 20 anni di contribuzione effettiva e un importo della pensione non inferiore a una soglia minima elevata. I contributi utili al requisito dei 20 anni devono essere “pieni”: sono rilevanti i versamenti effettivi, mentre non contano, ai soli fini della maturazione del diritto, periodi figurativi, volontari o riscattati.
Il vincolo decisivo è economico: l’assegno deve valere almeno tre volte l’assegno sociale. Con l’assegno sociale 2026 a 546,24 euro lordi mensili, la soglia si fissa a 1.638,72 euro lordi al mese. Importi inferiori impediscono la decorrenza della pensione a 64 anni, anche in presenza di età e anni di contribuzione sufficienti.
Penalizzate le carriere discontinue, i lavori con retribuzioni medio-basse e i percorsi frammentati che comprimono la montante contributiva. Per le lavoratrici madri sono previste attenuazioni: con un figlio la soglia scende a 2,8 volte l’assegno sociale (1.529,47 euro), con due o più figli a 2,6 volte (1.420,22 euro). Resta esclusa dal conteggio qualsiasi forma di previdenza integrativa; il calcolo è interamente riferito al trattamento pubblico maturato con il metodo contributivo.
Prospettive e rischi dopo il 2026
Dal 2027 l’asticella si alza: l’età minima passa a 64 anni e 1 mese con ulteriori scatti programmati, mentre dal 2030 i contributi richiesti saliranno a 30 anni, riducendo drasticamente l’accessibilità per carriere non lineari. La finestra del 2026 appare quindi come una delle ultime relativamente favorevoli per i nati nel 1962, prima di un ciclo di irrigidimenti anagrafici e contributivi.
Il rischio principale è l’insufficienza dell’importo: senza raggiungere la soglia minima dell’assegno, l’uscita a 64 anni salta a prescindere da età e anzianità versata. Penalizzati i lavoratori con salari bassi o contributi discontinui, che vedranno allontanarsi l’obiettivo per effetto degli adeguamenti e dell’esclusione della previdenza integrativa dal calcolo.
Operativamente, diventa essenziale una simulazione Inps dell’assegno per verificare tempestivamente il diritto e, in caso negativo, valutare alternative: rinvio dell’uscita, altre misure di anticipo laddove disponibili, o il canale di vecchiaia a 67 anni nel 2026 (67 anni e 1 mese nel 2027, 67 anni e 3 mesi dal 2028), salvo eventuale congelamento per decisione legislativa. La scelta richiede verifica puntuale dei versamenti utili, dei periodi esclusi e dell’incidenza degli scatti futuri sul requisito economico.
FAQ
Chi rischia di più dopo il 2026? Lavoratori con carriere discontinue o retribuzioni medio-basse, penalizzati dall’aumento dei requisiti e dalla soglia minima elevata.
Dal 2027 quali sono i primi cambiamenti? Età minima a 64 anni e 1 mese, con ulteriori incrementi collegati agli adeguamenti.
Quando saliranno i contributi richiesti? Dal 2030 serviranno 30 anni di versamenti utili.
La previdenza integrativa aiuta a raggiungere la soglia? No, è esclusa dal calcolo dell’assegno per l’uscita a 64 anni.
Qual è l’alternativa se non si raggiunge la soglia? Rinvio, accesso ad altri canali di anticipo se disponibili, oppure pensione di vecchiaia.
Quali sono le età per la vecchiaia? 67 anni nel 2026, 67 anni e 1 mese nel 2027, 67 anni e 3 mesi dal 2028.
Qual è la fonte delle soglie e degli adeguamenti? Dati e parametri previdenziali indicati da Inps e normativa vigente, come riportato nelle sintesi giornalistiche di riferimento.




