Pensionato italiano con 1200 euro al mese fatica a mantenere famiglia

Vivere di pensione con 1.200 euro: il caso di Francesco a Pescara
La storia di Francesco, 68 anni, che vive a Pescara con una pensione di 1.200 euro netti e mantiene moglie senza reddito e figlio disoccupato, è un esempio concreto di cosa significhi oggi vivere di pensione in Italia con un solo assegno familiare. Il suo racconto mostra l’impatto combinato di inflazione, caro-energia, precarietà lavorativa dei figli adulti e sanità a forte compartecipazione. Ne emerge un quadro di fragilità strutturale: nessun margine per gli imprevisti, risparmi progressivamente erosi, rinunce crescenti. Il caso di Francesco non è isolato, ma rappresentativo di una fascia ampia di pensionati con importi medi, non “minimi”, che però faticano a garantire standard di vita dignitosi in nuclei monoreddito allargati.
Questa testimonianza consente di leggere, dal basso, gli effetti reali delle scelte previdenziali e sociali degli ultimi anni su famiglie che hanno casa di proprietà ma redditi rigidi, esposte al rischio di scivolare dalla normalità alla vulnerabilità economica.
Bilancio mensile e caro-vita: conti quotidiani senza margine
Per Francesco, 1.200 euro per tre adulti significano contabilità di sopravvivenza: le bollette di luce e gas sono la prima voce critica, soprattutto d’inverno con il riscaldamento e d’estate con ventilatori o condizionatore. Anche acqua e tassa rifiuti risultano in crescita costante. Ogni fattura è una variabile che può alterare l’equilibrio del mese.
La spesa alimentare è guidata dal prezzo: carrello ridotto all’essenziale, carne e pesce limitati, scelta sistematica di offerte e prodotti al chilo più convenienti. Non è solo un problema di importo, ma di assenza di cuscinetto: un guasto domestico, una bolletta anomala o una cura sanitaria improvvisa bastano per far “saltare” il budget e costringere ad attingere ai risparmi accumulati in anni di lavoro.
Casa di proprietà e risparmi: vantaggio relativo ma in erosione
La casa di proprietà, acquistata “con sacrifici e mutui” come ricorda Francesco, evita il costo dell’affitto, che renderebbe insostenibile il bilancio con 1.200 euro. Tuttavia non azzera le uscite strutturali: manutenzioni, lavori straordinari, tasse locali, sostituzione di caldaia o sistemazione del tetto gravano sui risparmi. Il conto corrente, pur presente, è limitato e dovrebbe essere destinato solo alle vere emergenze; nella pratica viene utilizzato anche per coprire spese ordinarie quando i rincari superano le attese. Questo processo di lenta erosione patrimoniale riduce la resilienza futura della famiglia e aumenta la percezione di vulnerabilità, soprattutto in assenza di altre fonti di reddito stabili.
Figli adulti a carico e pressione sulla pensione familiare
Nel caso di Francesco, la pensione non sostiene solo la coppia, ma anche il figlio maggiore, 30 anni, che nel 2025 ha perso il lavoro e ha terminato la NASPI. Tornato a vivere in famiglia, contribuisce con lavoretti saltuari, ma senza reddito regolare. Il figlio minore, 26 anni, sposato e autonomo, offre aiuto economico solo saltuariamente perché impegnato con il proprio nucleo. Questo assetto familiare è sempre più diffuso: genitori pensionati che fungono da “ammortizzatore sociale” per figli precari, con effetti diretti sulla tenuta economica della terza età e sulla possibilità di programmare il futuro.
Il rientro del figlio disoccupato e l’aumento dei consumi fissi
La presenza del figlio maggiore in casa incide su tutte le voci di spesa: più consumi di luce, acqua, gas, alimenti, prodotti per la casa. Per Francesco il tema è anche relazionale: “un padre non vuole far pesare nulla al figlio”, ma l’impatto economico è inevitabile. Il reddito potenziale perso dal giovane e il venir meno della NASPI trasferiscono il rischio di disoccupazione sugli anziani. Questo rallenta ogni possibilità di risparmio, irrigidisce ulteriormente il budget e aumenta il senso di responsabilità del pensionato, che si trova a sostenere non solo il proprio tenore di vita, ma anche la transizione lavorativa del figlio adulto in un mercato del lavoro instabile.
Solidarietà intergenerazionale: aiuti reciproci ma insostenibili
Il figlio minore, sposato e residente altrove, aiuta economicamente “quando può”, ma con limiti oggettivi: il suo reddito è assorbito dalla propria famiglia. La solidarietà intergenerazionale si trasforma in una rete fragile: piccoli contributi incrociati che non risolvono i nodi strutturali. Nel racconto di Francesco, questa dinamica è comune anche tra amici e parenti: pensioni intorno ai 1.000-1.100 euro che devono compensare carriere discontinue dei figli, separazioni, presenza di nipoti a carico. Il risultato è che la pensione, concepita per garantire serenità nella vecchiaia, viene utilizzata come reddito “ponte” per più generazioni, con un carico psicologico aggiuntivo per chi, dopo una vita di lavoro, si ritrova ancora finanziariamente in prima linea.
Sanità, bonus e idea di emigrare: le scelte forzate
La salute rappresenta per Francesco uno dei fronti più critici: i tempi di attesa lunghi nel pubblico e i costi del privato rendono ogni problema medico una decisione economica complessa. Nel suo racconto emergono rinvii di visite, ricorso selettivo a specialisti a pagamento e un uso attento di bonus e agevolazioni, giudicati utili ma insufficienti. Questa condizione, condivisa da molti pensionati, alimenta il pensiero di trasferirsi in Paesi con costo della vita inferiore, come il Portogallo, per trasformare una pensione “di sopravvivenza” in un reddito più sostenibile e garantire una terza età meno esposta agli imprevisti.
Liste d’attesa, visite private e rinunce alle cure
Per una visita specialistica nel servizio sanitario pubblico, Francesco parla di attese “anche oltre sei mesi”. In presenza di urgenze reali, la famiglia è costretta a rivolgersi al privato, con tariffe difficilmente compatibili con un reddito di 1.200 euro. Farmaci con ticket, analisi particolari e, soprattutto, cure dentistiche gravano sul bilancio in modo improvviso. “Quando si deve decidere tra una bolletta e una visita, si riflette”, racconta. Questo porta talvolta a rinviare controlli necessari, con potenziali rischi per la salute. I bonus su luce e gas o le esenzioni parziali coprono solo una quota limitata della spesa complessiva, lasciando irrisolto il nodo centrale: l’accessibilità effettiva alle cure per chi vive di sola pensione.
Bonus, confronto tra pensionati e ipotesi di trasferimento
Nei confronti con amici e parenti, Francesco rileva una condizione diffusa: si condividono bollette, si confrontano i prezzi dei supermercati, si scambiano informazioni su bonus comunali e nazionali, ma la percezione comune è che “non basti mai”. L’idea di lasciare l’Italia emerge come opzione estrema: “Forse in Portogallo, ne sento parlare come di un posto dove il costo della vita è più gestibile”. Non si tratta di cercare vantaggi fiscali sofisticati, ma di rendere la propria pensione sufficiente a vivere con meno ansia, mantenendo un tenore decoroso. Il desiderio dichiarato per il futuro è minimalista: stabilità, assenza di preoccupazioni a fine mese e un lavoro stabile per il figlio maggiore, più che consumi o viaggi.
FAQ
Quanto vale la pensione mensile di Francesco e chi mantiene
Francesco percepisce 1.200 euro al mese e con questo importo mantiene sé stesso, la moglie senza reddito e il figlio maggiore disoccupato rientrato in casa dopo la perdita del lavoro e la fine della NASPI.
Perché 1.200 euro non bastano a una famiglia di tre adulti
L’aumento di bollette, tassa rifiuti e spesa alimentare ha ridotto il potere d’acquisto: le uscite fisse assorbono quasi tutto il reddito, lasciando pochissimo spazio per imprevisti e costi sanitari non programmabili.
Qual è il ruolo della casa di proprietà nel bilancio familiare
La casa di proprietà evita il pagamento dell’affitto, elemento decisivo per non scivolare subito sotto la soglia di sostenibilità, ma comporta comunque tasse locali, manutenzioni e lavori straordinari che spesso richiedono di usare i risparmi.
Come incide il figlio disoccupato sui conti di Francesco
Il rientro del figlio maggiore, senza stipendio fisso, aumenta consumi domestici e spese alimentari; i piccoli lavoretti non compensano il reddito perso e trasferiscono sull’unica pensione la funzione di ammortizzatore sociale familiare.
Perché la sanità rappresenta una voce critica di spesa
Liste d’attesa lunghe nel pubblico costringono spesso a scegliere visite private costose; ticket, analisi particolari e cure dentistiche possono compromettere l’equilibrio mensile o indurre a rinvii rischiosi delle cure necessarie.
I bonus su luce e gas risolvono i problemi dei pensionati
Secondo Francesco, bonus e agevolazioni forniscono un aiuto parziale, spesso limitato da requisiti stringenti e importi ridotti, incapaci di compensare la crescita strutturale di bollette e costo della vita.
Perché alcuni pensionati valutano di trasferirsi all’estero
L’ipotesi di Paesi come il Portogallo nasce dall’idea di trasformare pensioni modeste in redditi più adeguati grazie a costo della vita inferiore e clima mite, cercando una vecchiaia più serena e meno esposta agli imprevisti.
Qual è la fonte della testimonianza su vivere di pensione in Italia
La ricostruzione del caso di Francesco e della sua famiglia deriva dall’articolo originale pubblicato su InvestireOggi, che racconta nel dettaglio la sua esperienza di vita con 1.200 euro di pensione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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