Pasti pronti da microonde collegati a maggior rischio di tumori e infarti

Piatti pronti al microonde: cosa rivela il nuovo allarme sulle plastiche
I pasti pronti in plastica da scaldare al microonde, diffusissimi in Europa e nel mondo, finiscono sotto accusa in un nuovo rapporto di Greenpeace International. Il documento, basato su 24 studi scientifici recenti, analizza cosa accade quando questi contenitori vengono riscaldati.
Secondo gli autori, durante l’uso comune si liberano nel cibo centinaia di migliaia di particelle di micro e nanoplastica, insieme a sostanze chimiche potenzialmente tossiche.
Il fenomeno riguarda milioni di consumatori che ricorrono ai piatti pronti per ragioni di tempo e praticità, con possibili effetti di lungo periodo su salute umana ed ecosistemi. L’allarme arriva mentre il mercato globale dei pasti pronti in plastica cresce rapidamente e le normative, soprattutto in Unione Europea, risultano ancora incomplete sul fronte delle microplastiche.
In sintesi:
- Nel corpo umano sono già state rilevate almeno 1.396 sostanze correlate alla plastica alimentare.
- In 5 minuti di microonde possono migrare oltre 500.000 particelle micro e nanoplastiche.
- Le etichette “adatto al microonde” non garantiscono assenza di rilascio di particelle e sostanze chimiche.
- L’EFSA completerà la valutazione del rischio microplastiche in alimenti, acqua e aria entro il 2027.
Il rapporto di Greenpeace International mette in relazione l’uso quotidiano di piatti pronti confezionati con una vera esposizione cronica a plastiche e additivi.
Almeno 1.396 sostanze chimiche utilizzate nei materiali plastici a contatto con alimenti sono già state individuate nel corpo umano, alcune note per legami con tumori, infertilità, disturbi del neurosviluppo, malattie cardiovascolari e metaboliche come obesità e diabete di tipo 2.
La ricerca sottolinea il ruolo di temperatura, durata del riscaldamento, usura dei contenitori e contenuto di grassi nel cibo: tutti fattori che amplificano la migrazione di particelle e composti. Secondo uno degli studi citati, in soli cinque minuti di microonde possono trasferirsi nei simulanti alimentari tra 326.000 e 534.000 particelle di micro e nanoplastiche.
Perché “adatto al microonde” non basta a garantire sicurezza
La dicitura “microwave safe” sui contenitori in plastica, spiega il rapporto, è spesso interpretata come sinonimo di sicurezza alimentare complessiva.
In realtà, quell’indicazione riguarda prevalentemente la stabilità strutturale del recipiente durante il riscaldamento, non l’assenza di rilascio di microplastiche o sostanze chimiche nel cibo.
Le nanoplastiche, grazie alle dimensioni minuscole, potrebbero attraversare barriere biologiche e raggiungere organi e flusso sanguigno. La plastica stessa può contenere oltre 4.200 sostanze considerate pericolose; molte non sono ancora regolamentate negli imballaggi per alimenti, nonostante collegamenti a cancro, alterazioni ormonali e patologie metaboliche.
«Quando acquistano e riscaldano un pasto confezionato nella plastica, le persone pensano di fare una scelta innocua», afferma Graham Forbes, responsabile della campagna globale contro la plastica di Greenpeace USA. «In realtà, siamo esposti a un cocktail di microplastiche e sostanze chimiche che non dovrebbero mai trovarsi nel nostro cibo».
Il problema travalica la salute umana. Vaschette e film plastici generano impatti ambientali dall’estrazione dei combustibili fossili fino allo smaltimento.
La complessità dei materiali multistrato rende il riciclo difficile e parziale; nel tempo questi prodotti si frammentano in micro e nanoplastiche che contaminano suolo, fiumi e oceani, rientrando nella catena alimentare e compromettendo la biodiversità.
Anche il riciclo non è neutrale: la lavorazione può degradare il materiale e facilitare la dispersione di additivi pericolosi in nuovi prodotti. In Unione Europea, i materiali plastici a contatto con gli alimenti sono soggetti a limiti di migrazione per alcune sostanze note, sulla base dei pareri dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare).
Tuttavia non esistono ancora soglie specifiche per le particelle di microplastica. L’EFSA, che ha identificato la questione come prioritaria già nel 2021, sta conducendo una valutazione complessiva dei rischi legati alle microplastiche in cibo, acqua e aria, con risultati attesi entro fine 2027.
Nel frattempo, i consumatori rimangono esposti a uno scenario regolatorio incompleto, mentre il mercato dei pasti pronti in plastica, oggi superiore ai 160 miliardi di euro, potrebbe sfiorare i 300 miliardi entro il 2034.
Scenari futuri e possibili svolte nelle politiche sulla plastica
L’inquinamento da plastica continua a crescere: secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, gli imballaggi rappresentano il 36% della produzione globale di plastica, destinata potenzialmente a raddoppiare entro il 2050.
Nel solo 2024 sono state prodotte circa 71 milioni di tonnellate di pasti pronti, pari a 12,6 chilogrammi pro capite.
Greenpeace chiede che il futuro Trattato globale delle Nazioni Unite sulla plastica introduca controlli stringenti sui materiali a contatto con alimenti, privilegiando l’eliminazione graduale degli additivi pericolosi rispetto alla sola strategia del riciclo. «Il rischio è chiaro, la posta in gioco è alta ed è il momento di agire», avverte Graham Forbes. Una revisione profonda di progettazione dei contenitori, norme su composizione chimica e abitudini di consumo potrebbe diventare il nuovo terreno di scontro tra industria, scienza e regolatori.
FAQ
Scaldare piatti pronti in plastica al microonde è davvero rischioso?
Sì, diversi studi indicano che il riscaldamento libera centinaia di migliaia di particelle micro e nanoplastiche e numerose sostanze chimiche potenzialmente nocive direttamente nel cibo consumato.
Come posso ridurre l’esposizione a plastiche quando uso il microonde?
Sì, è possibile ridurre l’esposizione trasferendo il cibo in contenitori in vetro o ceramica, evitando plastica usurata, lunghi tempi di cottura e piatti pronti particolarmente grassi.
Il simbolo “adatto al microonde” garantisce sicurezza totale?
No, indica soprattutto resistenza al calore del contenitore. Non certifica l’assenza di rilascio di microplastiche o sostanze chimiche nel cibo durante il riscaldamento.
Quando saranno disponibili valutazioni ufficiali sui rischi delle microplastiche?
L’EFSA sta conducendo una valutazione completa dei rischi legati alle microplastiche in alimenti, acqua e aria, con pubblicazione delle conclusioni prevista entro la fine del 2027.
Da quali principali fonti sono state ricavate le informazioni su questo tema?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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