Otto e Mezzo sorpassato da Floris nella sfida degli ascolti televisivi politici, scontro duro sui consensi Meloni

Indice dei Contenuti:
Otto e Mezzo, Floris super Gruber: una mattanza contro Meloni
Floris al timone
La conduzione di Otto e mezzo passa per una sera dalle mani di Lilli Gruber a quelle di Giovanni Floris, abituale volto di DiMartedì su La7. L’assenza della giornalista è legata agli impegni al World Economic Forum di Davos e al recente spavento per un incendio nel complesso che ospita lo studio del talk, con relativa evacuazione di sicurezza.
Floris apre rassicurando il pubblico: la collega sta bene e tornerà in video regolarmente, stemperando la tensione con una battuta che diventa subito clip virale sui social. Il passaggio di testimone temporaneo è così trasformato in occasione di continuità editoriale, senza incrinature nella linea del programma.
La puntata si concentra sul confronto tra geopolitica globale e ruolo dell’Italia, con un’attenzione puntuta alle mosse del governo guidato da Giorgia Meloni. Il conduttore mantiene il ritmo serrato tipico del prime time politico di La7, spingendo gli ospiti a posizioni chiare e facilmente rilanciabili nelle clip digitali.
Board of Peace e ruolo di Meloni
Al centro del dibattito spicca l’iniziativa di Donald Trump, il cosiddetto “Board of Peace” per Gaza, un organismo ristretto di Paesi garanti chiamati a gestire tregua, ricostruzione e sicurezza nelle aree di crisi, da Gaza a Kiev. La scelta dei partner, tutti alleati chiave degli USA, viene letta come tentativo di aggirare le tradizionali sedi multilaterali.
Il commentatore Massimo Giannini sottolinea come molti governi europei abbiano preso le distanze dal progetto, giudicandolo politicamente e giuridicamente fragile. In questo contesto, la posizione italiana viene definita “del tutto irrilevante”, con un chiaro riferimento alla premier.
Floris ribatte che la postura di Giorgia Meloni potrebbe essere meno marginale di quanto appaia: un profilo defilato le consentirebbe, a suo avviso, di non bruciarsi né con un eventuale successo di Trump né con una linea più compatta dell’Unione europea. Una strategia di attesa, presentata dalla stessa leader come prudenza di fronte a partite “più grandi” di lei.
Critiche frontali alla premier
Giannini contesta però la narrazione della leader che si definisce “ragazza della Garbatella” alle prese con scenari globali complessi. Per il giornalista, chi rivendica di “stare facendo la storia” e di aver riportato l’Italia “agli onori del mondo” non può ripararsi dietro l’immagine della politica locale quando le scelte diventano scomode.
Ancora più duro il giudizio di Andrea Scanzi, che descrive il “Board of Peace” come una pietra tombale sulle speranze di Gaza e dei palestinesi. Secondo lui, la premier “vorrebbe” far parte del disegno trumpiano, ma è frenata dall’articolo 11 della Costituzione italiana, che limita il ricorso alla guerra come strumento di politica internazionale.
Scanzi inquadra la presidente del Consiglio nel pantheon della destra globale: a suo agio accanto a leader come Milei, Orban, Netanyahu e lo stesso Trump. Emblematico, a suo dire, un recente video di sostegno tra “falchi” internazionali, ritratto sarcastico di un fronte politico percepito come radicale.
FAQ
D: Chi ha sostituito Lilli Gruber alla conduzione?
R: Giovanni Floris ha guidato la puntata al posto di Lilli Gruber su La7.
D: Perché Lilli Gruber era assente?
R: Era impegnata a Davos e reduce da un’evacuazione per incendio nella struttura che ospita lo studio.
D: Qual era il tema internazionale principale della puntata?
R: Il progetto di “Board of Peace” per Gaza lanciato da Donald Trump e le sue implicazioni geopolitiche.
D: Come è stato valutato il ruolo dell’Italia nel Board of Peace?
R: Massimo Giannini lo ha definito irrilevante, criticando la posizione della premier.
D: Qual è la tesi di Floris sulla strategia di Giorgia Meloni?
R: Che mantenga un profilo prudente per non alienarsi né Trump né l’Europa, restando in equilibrio fra i due poli.
D: Perché viene citato l’articolo 11 della Costituzione?
R: Andrea Scanzi lo richiama per sostenere che limita l’adesione italiana a iniziative percepite come troppo aggressive.
D: Quali leader stranieri sono accostati a Giorgia Meloni?
R: Vengono menzionati Javier Milei, Viktor Orban, Benjamin Netanyahu e Donald Trump come riferimenti politici affini.
D: Qual è la fonte giornalistica principale delle informazioni sulla puntata?
R: Le ricostruzioni si basano su cronache televisive e articoli di commento che riprendono il dibattito andato in onda su La7 durante Otto e mezzo.




