Oro verso quota record: ecco perché il prezzo può esplodere a 5mila dollari l’oncia prima del previsto

Indice dei Contenuti:
Prospettive di prezzo verso i 5mila dollari entro il 2026
Oro proiettato verso quota 5.000 dollari l’oncia entro il 2026: la traiettoria resta sostenuta da fondamentali solidi e da una domanda istituzionale in accelerazione. Le valutazioni hanno sfiorato i 4.690 dollari, segnalando un mercato strutturalmente improntato al rialzo, con volatilità contenuta e drawdown limitati.
Gli operatori prezzano un contesto macro di tassi reali in progressivo allentamento e un quadro geopolitico che mantiene elevata la richiesta di asset rifugio. La compressione dell’offerta “above ground”, unita a acquisti ricorrenti da parte di soggetti non sensibili al prezzo, riduce la profondità dei ribassi e sostiene i breakout su nuovi massimi.
Il corridoio di prezzo atteso per i prossimi trimestri si muove tra consolidamenti tecnici sopra i precedenti record e fasi di accelerazione guidate dai flussi delle riserve ufficiali. Un eventuale ritracciamento verso supporti dinamici verrebbe verosimilmente assorbito, preservando la struttura rialzista di medio periodo.
In assenza di pressioni di vendita istituzionali e con la liquidità globale in miglioramento, la soglia psicologica dei 5.000 dollari appare raggiungibile già nel 2026. La conferma arriverà da chiusure settimanali stabili sopra i massimi storici e da un ulteriore ampliamento della domanda non speculativa, fattori in grado di innescare una nuova gamba di trend direzionale.
Domanda delle banche centrali e impatto sui ribassi
La domanda delle banche centrali rimane il pilastro del mercato dell’oro, con acquisti sistematici che attenuano la volatilità e fungono da supporto ai prezzi. Secondo Vontobel, gli istituti detengono oggi più oro che Treasury, un segnale di rotazione strategica verso riserve non soggette a rischio sovrano.
Il posizionamento ufficiale è caratterizzato da orizzonti lunghi e bassa sensibilità al prezzo: eventuali flessioni sono viste come opportunità d’ingresso, non come innesco di vendite. L’assenza di pressione in uscita da questa componente riduce il rischio di ribassi prolungati e limita i drawdown a fasi tecniche di breve periodo.
Le riserve in accumulo creano un “pavimento” dinamico: i cali vengono assorbiti da ordini di acquisto ricorrenti, mentre i massimi sono favoriti da flussi costanti e prevedibili. In questo contesto, la liquidità resta ampia e i ritracciamenti risultano meno profondi, sostenendo la tenuta dei supporti.
Le valutazioni di Piazzoli evidenziano come gli istituti continueranno ad approfittare delle discese, consolidando il profilo di protezione contro shock geopolitici e tassi reali. L’effetto combinato è un mercato con bias rialzista strutturale e una curva di rischio asimmetrica, dove il downside appare contenuto rispetto al potenziale di upside.
La persistenza di acquisti ufficiali, unita alla contrazione dell’offerta disponibile, rafforza il meccanismo di sostegno ai prezzi anche nelle fasi di consolidamento, riducendo l’ampiezza delle correzioni e proteggendo i nuovi massimi.
FAQ
- Perché le banche centrali acquistano oro?
Per diversificare le riserve, ridurre l’esposizione al rischio sovrano e proteggersi da shock macro e geopolitici. - Gli acquisti ufficiali riducono i ribassi?
Sì, creano domanda di fondo che assorbe le correzioni e limita i drawdown. - Qual è il ruolo di Vontobel in questa analisi?
Vontobel segnala che le banche centrali detengono più oro che Treasury, indicando una rotazione strutturale nelle riserve. - Che cosa indica la posizione di Piazzoli?
Piazzoli prevede acquisti sulle debolezze e nessuna pressione in vendita da parte degli istituti. - Come incide la scarsità di offerta?
Rende più difficili ribassi estesi e sostiene i breakout su nuovi massimi. - Qual è l’impatto sui tassi reali?
In un contesto di tassi reali in allentamento, la domanda di oro come riserva di valore tende a rafforzarsi. - Qual è la fonte giornalistica citata?
Analisi e commenti riportati da Vontobel e dichiarazioni di Piazzoli come riferimento informativo.
Record storici e dinamiche di mercato recenti
Nel 2025 l’oro ha inanellato circa 60 massimi storici, culminando in un top a 4.690 dollari l’oncia, segnale di un trend direzionale supportato da flussi strutturali e liquidità in miglioramento. La fase successiva ha visto consolidamenti ordinati sopra le precedenti resistenze, con volatilità relativamente compressa rispetto all’ampiezza del rialzo.
La domanda istituzionale, in particolare quella delle banche centrali, ha fornito un sostegno costante, attenuando i drawdown e favorendo rapidi riassorbimenti delle discese. Gli operatori hanno interpretato ogni ritracciamento come pausa tecnica in un contesto di bias rialzista persistente.
I breakout su nuovi picchi sono stati alimentati da acquisti price-insensitive e da un’offerta “above ground” meno elastica, fattori che hanno ridotto la profondità dei ribassi.
Vontobel rileva una crescente preferenza per riserve fisiche rispetto ai Treasury, elemento che ha inciso sulla struttura del mercato, mentre le valutazioni di Piazzoli indicano assenza di pressioni di vendita da parte degli istituti ufficiali.
L’equilibrio domanda-offerta si è così spostato a favore di una progressione in step: fasi di spinta verso massimi seguite da consolidamenti brevi sopra i livelli chiave. La tenuta dei supporti dinamici ha preservato l’impianto rialzista, con un profilo di rischio più asimmetrico, dove il potenziale di upside ha superato sistematicamente il downside.
In questo quadro, i nuovi record sono stati meno effimeri e più “costruiti”, grazie a basi tecniche solide e a flussi ricorrenti di acquisto.




