Oro rompe il vincolo con i tassi reali e ridisegna i mercati

Oro ai massimi storici: cosa segnala davvero al mercato
L’improvvisa rottura del legame storico tra prezzo dell’oro e tassi reali negli Stati Uniti sta diventando uno dei segnali più discussi tra gli operatori professionali. Per anni la dinamica era chiara: tassi in rialzo, oro in calo. Dal 2022 questo schema si è disintegrato, mentre il metallo giallo ha infranto record sopra i 5.000 dollari l’oncia troy.
Secondo l’economista capo di Apollo, Torsten Slok, si tratta di un campanello d’allarme sulla fiducia verso gli asset tradizionali e sul cambiamento strutturale del regime macro, con inflazione più persistente, debito pubblico Usa in crescita e tensioni geopolitiche diffuse. In questo contesto, l’oro riconferma il suo ruolo di bene rifugio globale e ridefinisce le strategie di diversificazione dei grandi portafogli.
La rottura della correlazione con i tassi reali
“Con grande frustrazione della comunità dei quant, quando la Fed ha iniziato ad alzare i tassi nel 2022, la forte correlazione tra oro e tassi reali si è interrotta”, ha scritto Torsten Slok. Fino a inizio 2022, i dati Bloomberg e Macrobond mostravano una chiara relazione inversa: rendimenti reali in salita, oro in discesa.
La stretta aggressiva della Federal Reserve per frenare un’inflazione al 9% avrebbe dovuto penalizzare il metallo. È accaduto il contrario: il prezzo non solo ha tenuto, ma è salito di oltre il 150%, fino a 5.000 dollari l’oncia troy.
Per Slok, il mercato sta prezzando rischi nuovi e più complessi rispetto al passato, che vanno oltre il semplice livello dei tassi d’interesse.
Fiducia in calo negli asset tradizionali
“Questo indica che gli investitori sono preoccupati per i rendimenti offerti dagli asset tradizionali”, ha spiegato Slok a Fortune. I portafogli 60/40, basati su azioni e obbligazioni, hanno mostrato limiti evidenti nel 2022, con bond meno efficaci come copertura.
L’inflazione ancora sopra il 2% obiettivo della Fed erode il potere d’acquisto dei rendimenti nominali e rende più attraenti gli asset reali. Figure come Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, consigliano da tempo di allocare fino al 15% del portafoglio in oro per proteggersi da inflazione, squilibri fiscali Usa e shock geopolitici.
La ricerca di “porto sicuro” si traduce in maggior peso per oro, credito privato e investimenti internazionali rispetto alle sole azioni e obbligazioni domestiche.
Perché l’oro non risponde più ai vecchi schemi
Per comprendere la nuova fase del metallo giallo occorre guardare alle sue caratteristiche strutturali e al contesto macro post-pandemia. Da un lato, la produzione è rigidamente limitata e costosa; dall’altro, un’inflazione più stabile ma sopra target cambia il modo in cui gli investitori valutano rendimenti reali e rischio di lungo periodo.
Analisti come Lina Thomas e Daan Struyven di Goldman Sachs descrivono l’oro come un asset “unico”, la cui offerta cresce lentamente mentre quasi tutto lo stock estratto resta disponibile. In un mondo con più rischio geopolitico e meno fiducia nel potere d’acquisto delle valute, questo status di riserva di valore tende a rafforzarsi.
Struttura dell’offerta e ruolo di riserva di valore
Nel loro report, Lina Thomas e Daan Struyven sottolineano che ogni anno servono più roccia, energia, lavoro e capitale per produrre la stessa oncia. L’offerta di oro è quindi limitata e poco elastica.
Quasi tutto il metallo estratto nella storia rimane in circolazione sotto forma di lingotti, riserve ufficiali o gioielli, creando uno stock stabile che sostiene il valore nel tempo.
Questa combinazione di offerta rigida e domanda strutturale fa sì che l’oro mantenga un ruolo centrale come riserva di valore globale, indipendente dalle decisioni di singole banche centrali o governi.
Inflazione persistente e crisi del modello 60/40
Dopo la pandemia, l’inflazione più alta ha messo in crisi il portafoglio 60/40, tradizionale pilastro dell’asset allocation istituzionale. Nel 2022, il rialzo dei tassi ha colpito sia azioni sia obbligazioni, riducendo l’efficacia dei bond come scudo.
In questo scenario, l’oro è stato percepito come copertura contro la perdita di potere d’acquisto, rafforzando la domanda. Oggi l’inflazione Usa intorno al 2,7% sembra vicina al target, ma per Torsten Slok è proprio questa persistenza a cambiare l’equilibrio.
“Può sembrare una differenza minima tra 3% e 2%, ma se l’inflazione resta al 3% per anni, il portafoglio perde il 3% di potere d’acquisto ogni anno, non il 2%”, osserva l’economista.
Geopolitica, banche centrali e scenari futuri per l’oro
Oltre ai fattori macro, le tensioni geopolitiche e le strategie delle banche centrali stanno fornendo un sostegno strutturale al prezzo dell’oro. La guerra e le sanzioni finanziarie hanno riacceso l’interesse per asset difficilmente aggredibili da misure restrittive.
A livello strategico, la domanda chiave per gli investitori professionali è se ci si trovi di fronte a un episodio temporaneo o a un nuovo regime di inflazione tendenzialmente più alta, in cui la protezione tramite beni reali diventa componente permanente dei portafogli.
Guerre, sanzioni e domanda di oro delle banche centrali
Il conflitto tra Russia e Ucraina ha spinto molti operatori verso asset reali e liquidi. Le sanzioni contro Mosca hanno evidenziato la vulnerabilità delle riserve denominate in dollari, rafforzando l’attrattiva dell’oro per le banche centrali.
Numerose autorità monetarie stanno diversificando gradualmente le riserve, riducendo la quota di dollaro pur restando fortemente dipendenti dalla valuta Usa.
Gli analisti di Goldman Sachs ritengono che il rischio macro percepito nel 2025 resti elevato, rendendo probabile una domanda costante di coperture legate all’oro almeno fino al 2026.
Verso un regime di inflazione più alta e asset reali permanenti
Torsten Slok non si aspetta un ritorno rapido alla vecchia prevedibilità tra oro e tassi reali. L’attrattiva del metallo dipenderà soprattutto dalla durata delle pressioni inflazionistiche e delle tensioni geopolitiche.
“Se entriamo in un regime di inflazione più elevata in modo permanente, allora potrei aver bisogno di una protezione permanente attraverso asset reali, in particolare l’oro”, afferma.
L’economista collega la tendenza anche alla crescita del credito privato e degli investimenti internazionali: finché il mercato giudicherà difficile riportare stabilmente l’inflazione al 2%, gli asset alternativi continueranno a guadagnare peso nelle strategie di lungo periodo.
FAQ
Perché il prezzo dell’oro resta alto nonostante i tassi elevati?
L’oro rimane sostenuto da inflazione sopra target, rischio geopolitico elevato e maggior sfiducia verso azioni e obbligazioni come uniche fonti di protezione, rompendo lo schema storico basato solo sui tassi reali.
Chi è Torsten Slok e perché la sua analisi conta?
Torsten Slok è chief economist di Apollo, uno dei maggiori gestori globali di asset alternativi; le sue analisi influenzano strategie di investitori istituzionali e fondi professionali.
Qual è il ruolo di Ray Dalio nella strategia sull’oro?
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, sostiene da anni l’inclusione dell’oro fino al 15% del portafoglio come copertura strutturale contro inflazione, debito pubblico e shock geopolitici.
Perché il portafoglio 60/40 è considerato in crisi?
Nel 2022 azioni e obbligazioni hanno sofferto insieme per via dei rialzi dei tassi, riducendo il potere difensivo della componente obbligazionaria e spingendo a cercare alternative come oro e credito privato.
Che ruolo hanno le banche centrali nel mercato dell’oro?
Le banche centrali stanno diversificando parte delle riserve dal dollaro verso l’oro, considerato meno vulnerabile a sanzioni e decisioni politiche, contribuendo a una domanda strutturale elevata.
Cosa significa inflazione “strutturalmente più alta” per gli investitori?
Un’inflazione stabile sopra il 2% erode i rendimenti reali e spinge a inserire in modo permanente asset reali, come l’oro, nelle strategie di lungo periodo per preservare potere d’acquisto.
L’oro può ancora essere considerato un bene rifugio affidabile?
Sì, la combinazione di offerta limitata, lunga storia di utilizzo e accresciuta domanda da parte di investitori e banche centrali rafforza il ruolo dell’oro come bene rifugio globale.
Qual è la fonte delle analisi citate sull’oro e i tassi?
Le considerazioni su oro, tassi reali e comportamento degli investitori si basano su un articolo pubblicato originariamente su Fortune.com, con analisi di Torsten Slok e dati Bloomberg e Macrobond.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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