Oro record sostiene il debito pubblico e innesca un inatteso effetto scudo

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Rally dei metalli preziosi e nuova geografia dei mercati
I prezzi dell’oro hanno superato in mattinata i 5.300 dollari l’oncia, sfiorando i 170 dollari al grammo, con un balzo di oltre il 22% da inizio mese e anno. Gli operatori leggono questo movimento come il segnale di una fuga sistemica verso gli asset reali in risposta a inflazione persistente, debiti pubblici record e crescente instabilità geopolitica.
Parallelamente, l’argento corre ancora di più, con una quotazione oltre i 114 dollari l’oncia e un +59% dalla fine di dicembre, rafforzando il ruolo dei metalli preziosi come “ancora” nei portafogli istituzionali e retail. Per i funzionari di Banca d’Italia, il rally è “musica”: le riserve crescono di valore senza acquistare un solo lingotto in più.
Dietro le cifre c’è un cambio strutturale: molte banche centrali, dalla People’s Bank of China alla Reserve Bank of India, stanno riducendo il peso dei Treasury USA a favore di oro fisico, percepito come meno esposto a rischi politici e sanzioni. In questo contesto, il portafoglio aureo di Palazzo Koch diventa un asset strategico, tanto finanziario quanto geopolitico.
Le riserve di Banca d’Italia come scudo patrimoniale
L’Italia detiene oggi circa 2.451,84 tonnellate di oro, terza al mondo dopo Stati Uniti e Germania, accumulate quasi interamente dal secondo dopoguerra grazie agli avanzi della bilancia dei pagamenti. I surplus commerciali e i flussi netti di capitale hanno consentito di costruire, nel tempo, una dote di lingotti a protezione del “sistema Italia”.
Alla fine del 2025, valutate a prezzi e cambi di mercato, le riserve di Banca d’Italia ammontavano a circa 290 miliardi di euro, con una rivalutazione di 83 miliardi in un solo anno (+40%). Oggi, a distanza di poche settimane, lo stesso stock sfiora i 348 miliardi, altri 58 miliardi in più (+20%), come se ogni residente nello Stivale si fosse arricchito idealmente di quasi 1.000 euro.
Giuridicamente, Banca d’Italia è un ente di diritto pubblico e l’oro di Via Nazionale rappresenta un asset del patrimonio collettivo. Una norma inserita nella legge di Bilancio ha specificato che le riserve, pur detenute dalla banca centrale, “appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano”. La mossa ha suscitato perplessità a Francoforte, ma ha avuto l’effetto di riportare l’attenzione sulla componente attiva del bilancio pubblico, spesso oscurata dal dibattito sul solo debito.
Debito, rischio sovrano e ruolo sistemico dell’oro
A fine 2025, il debito pubblico italiano è stimato intorno a 3.085 miliardi, a fronte di riserve auree di circa 290 miliardi: l’oro copriva quindi il 9,4% dello stock di passività. Vent’anni fa la stessa quota era appena il 2,2%. Nel frattempo il debito è quasi raddoppiato in valore assoluto, mentre le riserve auree sono cresciute del 743%, quadruplicando la garanzia implicita a supporto dei titoli di Stato.
La funzione di questo oro non è quella, immediata, di “cassaforte da vendere” per rimborsare i creditori, ipotesi che nessun analista reputa realistica. La sua presenza agisce invece come collaterale implicito: in uno scenario estremo di default, gli obbligazionisti avrebbero comunque un asset reale su cui fare affidamento, riducendo il rischio teorico di perdita totale.
Non è un caso che lo spread BTp-Bund sia sceso ai minimi dal 2008 mentre il metallo giallo segnava nuovi record. I mercati stanno premiando i Paesi che dispongono di riserve ampie e liquide, considerate un cuscinetto credibile contro shock finanziari e crisi di fiducia. Se nei prossimi vent’anni il trend di crescita dell’oro dovesse proseguire anche solo in parte, il rapporto tra riserve e debito potrebbe avvicinarsi a soglie oggi considerate fantascienza, ridisegnando i parametri di valutazione del rischio sovrano.
FAQ
D: Perché il prezzo dell’oro è salito così rapidamente?
R: La combinazione di inflazione persistente, tensioni geopolitiche e debiti pubblici molto elevati ha spinto banche centrali e investitori a rifugiarsi nell’oro come bene reale.
D: L’Italia può vendere l’oro di Banca d’Italia per ridurre il debito?
R: In teoria sì, ma nella pratica sarebbe considerata una scelta estrema, con rischi elevati per la credibilità finanziaria e la stabilità del sistema.
D: Le riserve auree incidono sul rating dell’Italia?
R: Sì, perché rappresentano una garanzia implicita: agenzie di rating e mercati valutano positivamente Paesi con ampie riserve rispetto al debito.
D: Perché la BCE ha criticato la norma sulle riserve italiane?
R: La Banca Centrale Europea ha segnalato l’assenza di una finalità chiara nella norma e teme interferenze politiche sulla gestione delle riserve.
D: L’argento ha un ruolo simile all’oro per i conti pubblici?
R: No, l’argento è più usato come metallo industriale e speculativo, mentre l’oro è il principale asset di riserva delle banche centrali.
D: Lo spread basso dipende anche dall’oro italiano?
R: Non è l’unico fattore, ma il valore crescente delle riserve contribuisce a migliorare la percezione del rischio sovrano.
D: I cittadini possono beneficiare direttamente delle riserve auree?
R: Il beneficio è indiretto: maggior fiducia nei BTp, costi di finanziamento più bassi per lo Stato e, potenzialmente, minore pressione fiscale in futuro.
D: Dove posso approfondire i dati citati sulle riserve italiane?
R: I numeri e le analisi sono ricavabili dagli interventi di Giuseppe Timpone pubblicati su InvestireOggi, oltre che dai report ufficiali di Banca d’Italia.




