Ordine dei Giornalisti condanna la diffusione del video dell’accoltellamento: violati principi deontologici fondamentali

Video aggressione a Trescore, l’Ordine dei giornalisti parla di grave violazione
L’Ordine dei giornalisti interviene contro la diffusione del video dell’aggressione all’insegnante di Trescore Balneario, girato dal tredicenne autore dell’accoltellamento e pubblicato su Telegram. L’episodio riguarda la professoressa di francese Chiara Mocchi ed è avvenuto nella scuola media del comune bergamasco. Il video è stato ripreso da numerose testate e rilanciato sui social nelle ultime ore. Secondo l’Ordine, si tratta di una violazione delle norme deontologiche, con rischi per la tutela dei minori e possibili effetti di emulazione. La contestazione nasce dall’esigenza di riaffermare il ruolo del giornalismo responsabile di fronte alle dinamiche virali dei social e alla corsa ai click.
In sintesi:
- Video girato dal tredicenne aggressore e diffuso su Telegram, poi rilanciato da diverse testate.
- L’Ordine dei giornalisti definisce “grave” la pubblicazione e richiama alle regole deontologiche.
- Allarme per tutela dei minori, rispetto per Chiara Mocchi e rischio emulazione.
- Fnsi e Usigrai chiedono stop alla spettacolarizzazione, in particolare in Rai.
Perché la pubblicazione del video è ritenuta deontologicamente inaccettabile
Il filmato mostra il ragazzo mentre si avvicina alla scuola di Trescore Balneario, prima in strada, poi sulle scale e infine nel corridoio. Sullo sfondo si scorge la sagoma della professoressa Chiara Mocchi, ferita, la punta del coltello e la successiva fuga. Immagini crude, diventate virali e riprese da più testate, anche autorevoli.
L’Ordine dei giornalisti sottolinea che il video non aggiunge elementi sostanziali alla ricostruzione dei fatti, ma alimenta solo la spettacolarizzazione della violenza. Il Comitato esecutivo avverte: *“Quanto accaduto interpella prima di tutto i giornalisti sull’esercizio responsabile della professione”* e richiama alla necessità di proteggere sia i minori coinvolti sia la docente gravemente colpita.
L’Ordine avverte inoltre del concreto pericolo di emulazione, soprattutto in un contesto digitale in cui la messa in scena dell’atto violento è stata deliberatamente voluta e diffusa dallo stesso tredicenne aggressore.
Bartoli, Fnsi e Usigrai: serve uno stop alla spettacolarizzazione della violenza
Il presidente dell’Ordine, Carlo Bartoli, ribadisce la gravità della scelta editoriale: *“La pubblicazione del video dell’aggressione, sia pure con qualche timido taglio o pixelatura, rappresenta un fatto grave”*. L’informazione, aggiunge, non può imitare *“quanto di peggio troviamo sui social media”* né amplificare un evento costruito per essere messo in scena online.
Bartoli invita le redazioni a rivedere con attenzione le carte deontologiche, ricordando che la qualità dell’informazione si misura anche rinunciando alla “caccia ai click”. Sulla stessa linea la segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante, che richiama il ruolo dell’Ordine su Albo, formazione e obblighi deontologici.
L’Usigrai chiede esplicitamente alla Rai di non mandare in onda il video, ricordando che, pur nella gravità dei fatti, restano vincolanti le regole di tutela dei minori e il divieto di sensazionalismo, in tv come sui social.
FAQ
Perché il video dell’aggressione a Trescore è considerato “grave” dai giornalisti?
È considerato grave perché viola le norme deontologiche, espone i minori coinvolti, spettacolarizza la violenza e rischia di incentivare comportamenti emulativi, senza aggiungere informazioni realmente utili alla comprensione dei fatti.
Che cosa prevede la deontologia giornalistica sulla tutela dei minori?
Prevede il divieto di rendere riconoscibili i minori coinvolti in cronaca, la limitazione di dettagli sensibili e l’obbligo di evitare sfruttamento mediatico, spettacolarizzazione e diffusione di contenuti potenzialmente imitabili.
I media possono pubblicare video violenti se sono già online sui social?
Sì, ma solo valutando rigorosamente interesse pubblico, contesto informativo, grado di anonimizzazione e conseguenze su vittime e minori; la diffusione social non giustifica automaticamente la ripubblicazione giornalistica.
Come possono le redazioni ridurre il rischio di emulazione in casi simili?
Possono evitare la diffusione di video espliciti, limitare i dettagli operativi delle aggressioni, contestualizzare con esperti, privilegiare analisi e prevenzione, e attenersi scrupolosamente alle carte deontologiche professionali.
Qual è la fonte originale delle informazioni su questo caso giornalistico?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di notizie provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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