OpenClaw sceglie OpenAI e riaccende il dibattito sulla sicurezza

OpenClaw, l’agente autonomo che divide tra innovazione e rischio
OpenClaw nasce come assistente personale autonomo capace di operare su email, calendario, messaggistica e servizi online senza supervisione continua. L’idea di un agente locale open source che orchestra modelli linguistici e strumenti esterni intercetta una delle direttrici più avanzate dell’AI applicata alla produttività. In poche settimane dal rilascio a fine 2025 il progetto ha registrato centinaia di migliaia di installazioni, mettendo in luce la tensione strutturale tra automazione spinta e protezione dei dati. Gli agenti con privilegi estesi, specie se esposti in rete, ampliano in modo drastico la superficie di attacco e richiedono competenze tecniche che molti utenti non possiedono.
Nonostante vulnerabilità gravi, istanze pubbliche mal configurate e una fioritura di skill malevoli, il progetto ha attirato l’attenzione di OpenAI, che ha deciso di integrare l’expertise del suo creatore, Peter Steinberger, nel proprio ecosistema di ricerca.
Perché OpenClaw è diventato un caso di studio
OpenClaw dimostra come la convergenza tra modelli linguistici evoluti e accesso diretto a sistemi reali trasformi l’AI da assistente conversazionale a operatore digitale autonomo. La rapidità di adozione, unita al carattere open source, ha favorito sperimentazioni aggressive in ambito aziendale e personale, rendendolo un riferimento per valutare rischi, benefici e linee guida di sicurezza degli agenti.
Il bilanciamento tra autonomia e controllo
Il cuore del dibattito è la soglia di autonomia concessa all’agente: più ampi sono i privilegi su dispositivi e account online, più aumenta il potenziale produttivo ma anche l’impatto di un singolo exploit. La vicenda OpenClaw evidenzia la necessità di modelli di governance chiari, controlli granulari dei permessi e audit continuo del codice e delle estensioni, soprattutto in scenari consumer.
Fondazione indipendente e ruolo di OpenAI
Il passaggio di Peter Steinberger a OpenAI è accompagnato dalla creazione di una fondazione dedicata a OpenClaw, con l’obiettivo di mantenere il progetto open source e indipendente, garantendo però una struttura di governance più solida. La nuova entità punta a rendere questi agenti accessibili a utenti non tecnici, semplificando la configurazione e rafforzando i controlli di sicurezza. L’accesso a modelli avanzati e infrastrutture di ricerca permette di migliorare la qualità decisionale degli agenti.
In prospettiva, OpenClaw diventa un banco di prova per una nuova generazione di assistenti software autonomi, capaci di operare in modo continuo su larga scala, con impatti rilevanti su produttività, gestione dei privilegi digitali e tutela della privacy.
La fondazione come strumento di governance tecnica


La fondazione nasce per separare sviluppo comunitario e interessi commerciali, definendo priorità tecniche condivise: hardening della sicurezza, linee guida per le skill, audit del codice e politiche trasparenti di disclosure delle vulnerabilità. In questo quadro, le scelte architetturali su permessi, logging e telemetria diventano parte di un processo valutabile pubblicamente.
L’ingresso di Steinberger in OpenAI e le ricadute
L’assunzione di Peter Steinberger da parte di OpenAI segnala la centralità strategica degli agenti autonomi nella roadmap dei grandi laboratori di AI. L’esperienza maturata con OpenClaw può influenzare design, policy di sicurezza e interfacce di nuovi prodotti, avvicinando modelli proprietari e soluzioni open, ma imponendo anche interrogativi sulla direzione futura del progetto comunitario.
Architettura di OpenClaw e diffusione nell’ecosistema open source
Dal punto di vista tecnico, OpenClaw è un agente locale sviluppato prevalentemente in TypeScript e Swift, che delega la parte decisionale a un modello di linguaggio remoto o eseguito in locale. L’interazione principale avviene tramite canali di messaggistica come Telegram, Signal o WhatsApp: l’utente invia comandi ad alto livello e l’agente li traduce in sequenze di azioni concrete, orchestrando skill con accesso ad API, file e servizi esterni.
Il motore agentico integra memoria persistente, orchestrazione di tool e pianificazione multi-step, per scenari asincroni e di lunga durata come prenotazioni, reminder o gestione documentale. Il progetto, nato come Clawdbot, poi Moltbot e infine OpenClaw, utilizza licenza MIT, favorendo fork e integrazioni con modelli come Claude, GPT e DeepSeek.
Modello operativo e casi d’uso reali
Una richiesta complessa, ad esempio la gestione completa di un viaggio, viene scomposta dall’agente in operazioni automatiche: lettura delle email di conferma, parsing dei dati, accesso ai sistemi di check-in, aggiornamento del calendario e invio di notifiche su chat. Questo approccio consente di automatizzare flussi di lavoro aziendali e personali, dal supporto clienti alla fatturazione, trasformando l’agente in un “operatore digitale” costante.
Moltbook, ClawHub e l’infrastruttura sociale degli agenti
La presentazione di Moltbook, rete sociale per agenti autonomi, ha ampliato la visibilità di OpenClaw: agenti diversi possono condividere istruzioni e comportamenti, accelerando il riuso di soluzioni. Il marketplace ClawHub permette la distribuzione di skill che estendono le capacità dell’agente, ma apre anche un fronte critico in termini di sicurezza, richiedendo meccanismi di verifica e segmentazione dei permessi.
FAQ
Cosa rende OpenClaw diverso da un normale chatbot?
OpenClaw non si limita al dialogo: può agire su email, file, calendari e servizi online, eseguendo operazioni reali in autonomia tramite skill con accesso a sistemi e API.
Perché OpenClaw è considerato rischioso per la sicurezza?
L’agente dispone spesso di privilegi estesi su dispositivi e account; una singola vulnerabilità o skill malevola può portare a furto di credenziali, manipolazione di dati o comandi remoti.
Qual è il ruolo della fondazione dedicata a OpenClaw?
La fondazione coordina sviluppo, sicurezza e governance del progetto, mantenendolo open source e indipendente, con processi più strutturati di audit e disclosure.
In che modo OpenAI è coinvolta nel progetto OpenClaw?
OpenAI ha assunto Peter Steinberger, autore di OpenClaw, integrandone l’esperienza sugli agenti autonomi nei propri programmi di ricerca e sviluppo.
Come funziona l’integrazione con servizi come Cloudflare?
Cloudflare propone Moltworker, un middleware che esegue OpenClaw in un runtime sandbox serverless, isolando l’agente e riducendo l’esposizione diretta del dispositivo utente.
Quali sono i principali vettori di attacco per OpenClaw?
Prompt malevoli, skill compromesse su ClawHub, gestione insicura delle credenziali e istanze esposte in rete senza adeguata configurazione rappresentano i vettori più critici.
È sicuro usare OpenClaw in ambito aziendale?
È possibile solo con rigorose policy di permessi, revisione delle skill, logging, segmentazione delle risorse e, preferibilmente, esecuzione in ambienti controllati e isolati.
Dove posso consultare l’analisi originale sul caso OpenClaw?
L’analisi approfondita e le informazioni di contesto sono disponibili nell’articolo pubblicato da IlSoftware.it, fonte originale dei contenuti esaminati.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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