OpenAI smonta il falso spot del Super Bowl tra auricolari e sfera

Il finto spot di OpenAI con Alexander Skarsgård: cosa è davvero successo
Nel finale del Super Bowl è circolato online un presunto spot “leakato” di OpenAI con protagonista Alexander Skarsgård e un ipotetico primo dispositivo hardware di ChatGPT, una sfera lucida abbinata a auricolari avvolgenti. Il video, accompagnato dal racconto di un sedicente dipendente deluso perché lo spot non era andato in onda, è stato rilanciato come fuga di notizie pubblicitaria. In poche ore si è trasformato in un caso mediatico globale, fino alla smentita ufficiale di OpenAI, che ha definito l’intera operazione una montatura sofisticata, orchestrata su più piattaforme social per sembrare un leak autentico.
Il caso mostra come i falsi “leak” pubblicitari, soprattutto nel settore IA, siano ormai strumenti mirati per ottenere visibilità, confondere il pubblico e mettere pressione sui brand tecnologici durante eventi a massima attenzione globale come il Super Bowl.
La dinamica del falso leak e il ruolo del presunto dipendente
Il racconto iniziale nasce su Reddit, dove l’account “wineheda” pubblica lo spot sostenendo di essere un dipendente coinvolto nella campagna di OpenAI e del designer Jony Ive. La narrativa: lo spot sarebbe stato cancellato all’ultimo momento, e la frustrazione avrebbe portato alla pubblicazione integrale del video.
Lo storytelling è calibrato su tropi ormai ricorrenti: insider deluso, creativi ignorati dal marketing, occasione sprecata al Super Bowl. L’uso di un tono personale e di uno sfogo “dietro le quinte” rafforza la percezione di autenticità, innescando rapidamente condivisioni e commenti, nonostante l’assenza di qualsiasi riscontro ufficiale o conferma indipendente.
Perché il profilo Reddit non regge all’analisi dei fatti
Una verifica di base rivela subito incongruenze. L’account “wineheda”, poi cancellato, risulta legato a una persona che, secondo tracce nell’Internet Archive, un anno fa cercava clienti come contabile a Santa Monica.
Il salto narrativo da attività di bookkeeping locale a ruolo in una campagna globale per OpenAI e Jony Ive non è supportato da prove pubbliche verificabili. Questo scarto di credibilità, unito alla recente creazione del profilo e all’assenza di storicità nel settore tech o pubblicitario, è uno dei primi indicatori che hanno portato analisti e giornalisti a classificare l’episodio come una costruzione artificiale piuttosto che una fuga di notizie autentica.
La risposta di OpenAI e dei protagonisti coinvolti
La smentita arriva in modo rapido e diretto. Il presidente di OpenAI Greg Brockman interviene su X bollando la vicenda come “fake news”, mentre la portavoce Lindsay McCallum Rémy precisa pubblicamente che il video è “totalmente falso”. Queste dichiarazioni puntano a chiudere lo spazio di ambiguità che spesso alimenta la viralità dei leak.
La scelta di comunicare subito sui social, nel pieno del ciclo informativo post-Super Bowl, dimostra la consapevolezza di OpenAI del rischio reputazionale: in un contesto di forte attenzione pubblica a privacy, sicurezza e trasparenza dell’IA, lasciare spazio a dubbi su prodotti e messaggi può generare aspettative errate e diffidenza verso l’azienda.
Smentite ufficiali e gestione della reputazione durante il Super Bowl
L’intervento di Greg Brockman su X e la nota di Lindsay McCallum Rémy funzionano come segnale di allerta per media e utenti: non esiste uno spot ufficiale con Alexander Skarsgård né un annuncio hardware legato a quell’evento.
In termini di comunicazione di crisi, OpenAI applica una strategia classica: presa di posizione formale, messaggi sintetici, smentita priva di ambiguità. Evita di commentare dettagli creativi o ipotesi sul dispositivo, riducendo la possibilità che la fake story si trasformi in un dibattito tecnico sull’hardware inesistente e mantenendo il focus sulla falsità dell’intera operazione.
Il contesto: pubblicità, IA e aspettative sul primo device di OpenAI
Il caso si inserisce in un clima di forte attesa attorno al primo dispositivo fisico legato a ChatGPT. Le collaborazioni ipotizzate con Jony Ive e il coinvolgimento di volti noti come Alexander Skarsgård aumentano la plausibilità percepita di qualsiasi leak ben confezionato.
Chi orchestra il falso spot sfrutta il desiderio del mercato di vedere un passaggio concreto dall’IA generativa al prodotto consumer. Ogni rumor credibile sui piani hardware di OpenAI ottiene immediata amplificazione, specie se collegato al Super Bowl, vetrina pubblicitaria più costosa e osservata al mondo.
Un’operazione coordinata su più fronti: email, media e siti fake
L’episodio non si limita a un singolo post virale. Elementi emersi nelle ore successive indicano una pianificazione più ampia, con tentativi di pagare influencer tech, falsificare titoli giornalistici e creare un “ecosistema” di prove apparenti intorno allo spot.
Questa struttura a più livelli, che imita dinamiche reali del marketing digitale e delle PR, rende il caso un esempio rilevante di disinformazione mirata nell’ecosistema tecnologico, con implicazioni dirette per la fiducia degli utenti, il lavoro delle redazioni e la credibilità delle piattaforme social coinvolte nella diffusione del contenuto.
L’offerta economica a Max Weinbach per spingere il falso teaser
Il giornalista e leaker tech Max Weinbach pubblica su X le schermate di un’email ricevuta una settimana prima, con la proposta di promuovere un tweet su un teaser hardware di OpenAI con Alexander Skarsgård. L’offerta includeva un pagamento reale di 1.146,12 dollari.
Il dettaglio dell’importo preciso e la modalità di ingaggio indicano un tentativo strutturato di comprare visibilità e credibilità sfruttando la reputazione di figure note nel settore. Questo passaggio sposta l’episodio dal semplice “troll” a un’operazione di manipolazione dell’informazione di livello professionale.
Il finto articolo di AdAge e il sito web creato ad hoc
La reporter di AdAge Gillian Follett segnala su X un “fake headline” attribuito al suo nome, che descriveva falsamente un articolo su un presunto cambio di rotta di OpenAI riguardo allo spot del Super Bowl.
Parallelamente, la CMO di OpenAI Kate Rouch parla di un “intero sito fake” costruito per dare una patina di legittimità alla storia, simulando un contesto giornalistico intorno allo spot inesistente. La combinazione di identità giornalistiche imitate e siti clonati rafforza la tesi di una campagna di disinformazione studiata per sfruttare l’autorità percepita di media e brand.
FAQ
Lo spot di OpenAI con Alexander Skarsgård era reale?
No. Sia Greg Brockman sia la portavoce Lindsay McCallum Rémy hanno chiarito che il video è “totalmente falso” e non fa parte di alcuna campagna ufficiale di OpenAI per il Super Bowl.
OpenAI ha davvero un dispositivo hardware simile alla sfera del video?
Al momento non esistono conferme ufficiali di un dispositivo identico a quello mostrato nel falso spot. Il video non può essere considerato indicativo dei piani hardware reali di OpenAI.
Chi ha pubblicato per primo il presunto leak dello spot?
Il primo post noto è di un account Reddit chiamato “wineheda”, poi cancellato. Le tracce archiviate indicano che non si tratta di un profilo con storico verificabile nel settore tecnologico o pubblicitario.
Perché l’offerta inviata a Max Weinbach è significativa?
L’email ricevuta da Max Weinbach, con promessa di 1.146,12 dollari per promuovere il teaser, mostra un tentativo esplicito e remunerato di sfruttare voci influenti per legittimare il falso spot.
Come sono stati coinvolti i media come AdAge?
La giornalista Gillian Follett di AdAge ha segnalato un titolo falso a lei attribuito, parte di una narrativa costruita per far credere che i media avessero confermato modifiche all’ipotetico spot di OpenAI.
Qual è stato il ruolo del sito web fake citato da Kate Rouch?
Secondo la CMO Kate Rouch, è stato creato un sito interamente falso per simulare copertura giornalistica e rafforzare la percezione che il finto spot fosse supportato da notizie autorevoli.
Cosa insegna questo caso sulla disinformazione nel tech?
Dimostra che campagne di disinformazione possono imitare alla perfezione dinamiche di marketing reale, combinando social, email a influencer e siti clonati, complicando il lavoro di verifica di utenti e redazioni.
Da dove provengono i dettagli ricostruiti in questo articolo?
Le informazioni sono rielaborate criticamente a partire dal reportage del giornalista Richard Lawler pubblicato su The Verge, che ha documentato in dettaglio il caso del finto spot di OpenAI.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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