OpenAI prepara il social segreto che promette di zittire i bot

Indice dei Contenuti:
Identità reali e AI tracciabile
Nel nuovo progetto di social network di OpenAI, il presupposto è radicale: solo persone reali, identificate in modo certo, possono creare un profilo e interagire.
Questo approccio mira a ridurre drasticamente la presenza di bot, troll automatizzati e account coordinati che inquinano il dibattito pubblico.
Ogni contenuto generato da Intelligenza Artificiale dovrà essere marcato, riconoscibile e tracciabile, così da distinguere con chiarezza la voce umana da quella sintetica.
L’infrastruttura di base ruota attorno a meccanismi di autenticazione biometrica avanzata, superando le tradizionali verifiche via email, SMS o documenti caricati manualmente.
Nel mirino ci sono tecnologie già note al grande pubblico come Face ID di Apple, ma anche soluzioni più estreme, come la scansione dell’iride tramite il dispositivo Orb sviluppato da Tools for Humanity, co-fondata da Sam Altman.
L’obiettivo è rendere economicamente e tecnicamente insostenibile la creazione massiva di identità fasulle, aprendo la strada a un ecosistema sociale più pulito, dove reputazione, responsabilità e qualità delle interazioni tornino centrali.
Questa scelta si inserisce in una fase storica in cui i contenuti generati dall’AI sono in forte crescita, spingendo le piattaforme digitali e i regolatori a interrogarsi su autenticità, trasparenza e affidabilità delle informazioni online.
Un social network nativamente progettato per marcare ogni output sintetico potrebbe diventare un laboratorio cruciale per sperimentare standard condivisi di content provenance e watermarking algoritmico.
Per Google News e Google Discover, un ambiente in cui le fonti sono verificabili e i contributi AI sono etichettati in modo chiaro rappresenta un potenziale alleato nel contrasto alla disinformazione.
Biometria, privacy e conformità al GDPR
L’uso di dati biometrici – volto, iride, impronte – introduce vantaggi di sicurezza evidenti, ma espone anche a rischi peculiari: a differenza delle password, i tratti fisici non possono essere “cambiati” in caso di violazione.
Per un progetto come quello di OpenAI, il nodo critico diventa quindi la minimizzazione e la protezione estrema delle informazioni raccolte, in linea con i requisiti del GDPR europeo.
Principi come data minimization, purpose limitation e privacy by design non sono semplici buone pratiche, ma condizioni necessarie per la legittimità del trattamento.
Una strada tecnicamente percorribile è l’elaborazione locale dei dati biometrici sul dispositivo dell’utente, con invio al server solo di template matematici irricostruibili.
In questo scenario, il volto o l’iride non lasciano mai il device, riducendo drasticamente l’attrattiva per eventuali attacchi informatici ai server centrali.
Tecniche crittografiche come le zero-knowledge proofs permetterebbero di dimostrare “sono una persona reale, unica” senza rivelare l’immagine originaria né l’identità anagrafica completa.
Trasparenza e governance restano però decisive: informative chiare, controlli indipendenti, audit periodici e la possibilità per gli utenti di esercitare in modo effettivo diritti come accesso, rettifica e cancellazione (nei limiti tecnici dei dati biometrici) saranno elementi scrutinati da autorità come il Garante Privacy italiano.
L’eventuale cooperazione con soggetti terzi, ad esempio provider di soluzioni biometriche o partner cloud, dovrà essere regolata contrattualmente tramite rigorosi accordi di data processing e valutazioni d’impatto (DPIA).
Senza un quadro di conformità solido, il rischio è di vedere il progetto frenato o limitato nelle giurisdizioni più sensibili ai diritti digitali.
Accessibilità, inclusione e rischi di esclusione digitale
Un social network basato su autenticazione biometrica avanzata solleva un interrogativo centrale: chi resta fuori?
Non tutti dispongono di smartphone recenti compatibili con tecnologie come Face ID, e non tutti sono disposti a sottoporre il proprio volto o la propria iride a scansioni ad alta risoluzione.
Il rischio è la nascita di una piattaforma “elitista”, accessibile solo a chi possiede determinati dispositivi e accetta compromessi significativi in tema di dati sensibili.
Per evitare una nuova frattura nella già complessa mappa dell’inclusione digitale, OpenAI dovrà probabilmente prevedere percorsi di verifica alternativi, altrettanto robusti ma meno invasivi, pensati per categorie vulnerabili o tecnicamente escluse.
Anche sul fronte dell’usabilità, tassi di errore come false positive e false negative nella biometria possono generare frustrazione, blocchi di account legittimi o ingiuste esclusioni.
Meccanismi di recupero dell’accesso, revisione umana dei casi dubbi e canali di assistenza dedicati diventano quindi parte integrante dell’architettura del servizio, non semplici componenti accessorie.
Dal punto di vista dell’ecosistema informativo, un ambiente più “pulito” dai bot potrebbe aumentare la qualità delle conversazioni e la fiducia dei brand pubblicitari, incentivando investimenti e campagne mirate.
Al tempo stesso, la tracciabilità dei contenuti AI potrebbe accelerare la diffusione di standard condivisi tra piattaforme, editori e motori di ricerca, favorendo l’emergere di un “bollino di affidabilità” per le notizie certificate.
La sfida, per OpenAI e per i regolatori, sarà trovare un equilibrio tra sicurezza, autenticità, pluralismo e pieno rispetto dei diritti fondamentali degli utenti digitali.
FAQ
D: Perché un social network basato su autenticazione biometrica?
R: Per ridurre in modo strutturale la creazione di bot e account falsi, aumentando fiducia e qualità delle interazioni.
D: Che ruolo hanno strumenti come Face ID e Orb?
R: Face ID e Orb sono esempi di tecnologie valutate per garantire che dietro ogni account ci sia una persona fisica unica.
D: I dati biometrici verrebbero salvati nei server?
R: L’ipotesi più compatibile con il GDPR è l’elaborazione locale e l’uso di template irricostruibili, ma OpenAI non ha ancora divulgato dettagli ufficiali.
D: Questo modello può eliminare del tutto i bot?
R: Non esiste sicurezza assoluta, ma l’uso estensivo di biometria rende economicamente e tecnicamente molto più difficile creare bot su larga scala.
D: Cosa cambia per i contenuti generati dall’AI?
R: Ogni output di Intelligenza Artificiale dovrebbe essere marcato e tracciabile, così da distinguere chiaramente umano e sintetico.
D: Ci sono rischi di esclusione digitale?
R: Sì, chi non possiede dispositivi compatibili o rifiuta la biometria potrebbe essere escluso, a meno di canali alternativi di verifica.
D: Il progetto è già disponibile al pubblico?
R: No, è in fase embrionale ed è seguito da un team di sviluppo ristretto, senza una timeline pubblica.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni su questo progetto?
R: Le informazioni derivano da comunicazioni e indiscrezioni legate a OpenAI e al lavoro di Tools for Humanity, in particolare sul dispositivo Orb co-sviluppato da Sam Altman.




