OnlyFans italiane milionarie svelate cifre, nomi e segreti dei guadagni
Esplosione di una piattaforma controversa
La crescita di OnlyFans ha ridefinito il concetto di creator economy, trasformando l’intimità in un prodotto digitale altamente personalizzato e a pagamento. In Italia, il boom è arrivato con il lockdown: redditi azzerati, tempo libero in eccesso e una domanda di connessione che i social tradizionali non riuscivano più a soddisfare. Molte donne hanno iniziato a vedere questa piattaforma non solo come uno spazio di intrattenimento adulto, ma come un canale diretto per monetizzare la propria immagine, senza intermediari.
Il sistema è lineare ma potente: abbonamenti mensili, messaggi privati, contenuti pay-per-view e mance. Ogni interazione può diventare occasione di guadagno, e la vicinanza percepita tra fan e creator aumenta la disponibilità a spendere. Non è un caso se agenzie specializzate come Creator Advisor parlano di un ecosistema che muove miliardi di dollari a livello globale, con migliaia di italiane coinvolte tra micro-profili e star da sei zeri.
L’elemento distintivo non è solo la nudità, ma la sensazione di esclusività: foto “su misura”, video personalizzati, risposte vocali. I fan pagano per avere l’illusione di un rapporto privilegiato, mentre le creator si trasformano in vere imprenditrici digitali, costrette a pianificare contenuti, orari di pubblicazione, campagne promozionali su Instagram, Telegram e Twitter per rimanere rilevanti in un mercato affollato.
Dietro la narrazione glamour emergono anche risvolti problematici: dipendenza dalla piattaforma, esposizione a molestie, rischio di leak dei contenuti, stigma sociale. Molte creator raccontano di vivere una doppia vita, divise tra normalità quotidiana e un’attività online percepita da familiari e colleghi come scandalosa o moralmente discutibile, nonostante si tratti a tutti gli effetti di un lavoro strutturato.
Le italiane più pagate e le loro strategie
Tra i nomi più citati quando si parla di guadagni record spicca Mady Gio, modella e gamer con pubblico internazionale, che ha dichiarato entrate fino a 170.000 euro in un solo mese. Il suo modello punta su un mix di gaming, ironia e contenuti sensuali, in cui il brand personale è curato quanto quello di una grande influencer di lifestyle. Il successo passa da una presenza costante su Twitch e sui social mainstream, dove ogni contenuto gratuito è un invito implicito a salire di livello su OnlyFans.
Un altro caso emblematico è quello di Tami Tsunami, romana, che ha parlato di incassi fino a 80.000 euro mensili. La sua forza è l’interazione: risposte frequenti, messaggi vocali, conversazioni che alimentano la percezione di una relazione continuativa. L’uso avanzato di Telegram come strumento di funnel ha permesso di costruire una community fidelizzata, che segue la creator anche quando diversifica su altre piattaforme.
La transizione dal mondo dell’hard tradizionale a quello digitale è rappresentata da figure come Malena, che durante il lockdown ha dichiarato guadagni fino a 27.000 euro al mese. Per chi proviene dall’industria pornografica, il vantaggio principale è il controllo: scelta autonoma di contenuti, ritmi, tariffe e soprattutto dei diritti sulle proprie immagini, riducendo il potere di produttori e case di produzione.
Accanto alle star dell’adult, il fenomeno coinvolge anche volti televisivi come Antonella Mosetti e influencer nate su TikTok, tra cui Elisa Esposito e Naomi De Crescenzo. Alcune dichiarano di aver comprato casa in pochi mesi, altre raccontano offerte da migliaia di euro per singoli contenuti. Figure come Bea Secrets incarnano poi la categoria delle “luxury creator”, che puntano su estetica curata, shooting ispirati alla moda e storytelling più soft, dimostrando che il successo non passa necessariamente dalla pornografia esplicita.
Non mancano i casi mediatici che accendono il dibattito etico: la maestra trevigiana Elena Maraga, la creator del “caso Gardaland” Ilaria Rimoldi e profili come Riae o Coyotecute mostrano come OnlyFans stia ridefinendo confini tra vita privata, lavoro e reputazione. Ogni storia diventa occasione di scontro tra chi rivendica autodeterminazione e chi denuncia una nuova forma di sfruttamento del corpo femminile.
Numeri reali, tasse e lavoro invisibile
I guadagni dichiarati dalle top italiane di OnlyFans impressionano, ma la realtà fiscale è molto più severa di quanto emerga dai titoli. La piattaforma trattiene il 20% su ogni transazione. Su 10.000 euro incassati dagli utenti, la creator ne vede subito solo 8.000. A questi vanno sottratte imposte sul reddito (IRPEF fino al 43%) e contributi INPS in Gestione Separata, vicini al 26%. Per chi produce contenuti espliciti, dal 2024 si aggiunge la cosiddetta “tassa etica” del 25% sui redditi derivanti dal materiale pornografico.
Combinando piattaforma, fisco e previdenza, oltre il 70% del lordo può evaporare, specialmente negli scaglioni più alti. Nel migliore dei casi, un mese da 10.000 euro può tradursi in 3.500–4.000 euro netti, senza conteggiare costi di produzione, abbonamenti a piattaforme, fotografia, make-up, location, strumenti di pagamento e percentuali dovute a manager o agenzie, spesso comprese tra il 10% e il 30%.
A questo si somma un carico di lavoro raramente visibile dall’esterno: pianificazione editoriale, gestione di centinaia di chat, moderazione dei commenti, controllo dei leak, tutela legale dei propri contenuti. Molte creator parlano di giornate da 10–12 ore tra shooting, editing, pubblicazione e customer care, con l’ansia costante di perdere abbonati se si rallenta il ritmo.
C’è poi il tema della salute mentale e del giudizio sociale: il confine tra empowerment e auto-oggettificazione è fragile, e l’attenzione mediatica spesso si concentra solo sulle cifre più eclatanti, ignorando precarietà, burnout, dipendenza da un unico flusso di reddito e difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro tradizionale. Per molte, il vero prezzo del successo non è solo fiscale, ma identitario: gestire nel lungo periodo l’esposizione del proprio corpo e della propria vita privata in un ambiente digitale che non dimentica nulla.
FAQ
D: Che cos’è OnlyFans?
R: È una piattaforma di abbonamento ai contenuti dove creator indipendenti offrono foto, video e interazioni private in cambio di pagamenti ricorrenti o una tantum.
D: OnlyFans è legale in Italia?
R: Sì, è legale; chi produce contenuti deve però rispettare le leggi su privacy, diritto d’autore, fiscalità e tutela dei minori.
D: Quanto guadagnano in media le italiane su OnlyFans?
R: Le cifre da decine di migliaia di euro sono rare; molte creator si collocano tra poche centinaia e qualche migliaio di euro al mese.
D: Serve aprire partita IVA per lavorare su OnlyFans?
R: Se l’attività è continuativa e professionale, l’apertura della partita IVA e l’inquadramento fiscale corretto sono fortemente consigliati.
D: Che tipo di contenuti funzionano meglio?
R: I contenuti personalizzati e l’interazione diretta con i fan, più ancora della semplice esposizione esplicita, sono i driver principali di fidelizzazione.
D: Esistono rischi per la privacy?
R: Sì, tra cui diffusione non autorizzata dei contenuti, riconoscimento nella vita offline e possibili ripercussioni lavorative e familiari.
D: OnlyFans riguarda solo contenuti per adulti?
R: No, ospita anche fitness coach, chef, musicisti e influencer; tuttavia, il traino principale resta l’intrattenimento a sfondo sessuale.
D: Dove posso approfondire dati e testimonianze citate?
R: Molte informazioni derivano da interviste e servizi pubblicati da testate come Il Corriere della Sera, Rolling Stone Italia, Fanpage, MowMag e altre fonti giornalistiche nazionali.




