Olimpiadi sotto assedio cresce la tensione per possibili azioni improvvise

Milano tra festa olimpica e piazze in tensione
La cornice scintillante delle Olimpiadi a San Siro, con 60mila persone alla cerimonia inaugurale, convive con una città attraversata da fratture sociali e politiche profonde. Il corteo contro le cosiddette “Olimpiadi insostenibili” ha mostrato quanto la narrazione ufficiale del grande evento si scontri con un fronte eterogeneo di opposizione che intreccia ambiente, casa, geopolitica e sicurezza. Per gli osservatori di ordine pubblico, quanto accaduto tra piazza Medaglie d’Oro e Corvetto rappresenta un banco di prova cruciale in vista dell’arrivo della fiaccola e delle giornate clou dei Giochi, con ricadute dirette sulla percezione internazionale di Milano come città ospitante.
Dal corteo pacifico agli scontri al Corvetto
Il corteo, promosso dal Comitato Insostenibili Olimpiadi con centri sociali, sindacati di base, realtà pro-Palestina e associazioni per il diritto alla casa, è partito da piazza Medaglie d’Oro verso Corvetto su un tracciato calibrato per evitare il Villaggio Olimpico.
Per ore, la manifestazione si è svolta senza incidenti, con circa 300 agenti a presidiare una città di fatto blindata. Al calare del buio, un gruppo separato, con caschi e abbigliamento da black bloc “low cost”, ha deviato verso la rampa della tangenziale Est, innescando la fase più critica.
Contro le forze dell’ordine sono stati lanciati petardi, bottiglie, fumogeni e pietre; la risposta è arrivata con idranti, lacrimogeni e cariche di alleggerimento. Il corteo si è disgregato: i manifestanti non coinvolti negli scontri hanno ripiegato verso piazzale Bologna, scandendo slogan contro il governo al megafono.
Denunce, feriti e gestione dell’ordine pubblico
Il bilancio operativo parla di sei persone denunciate a piede libero, tra cui due donne, e tre agenti feriti. Un poliziotto ha riportato la frattura di un polso con una prognosi di 30 giorni, dato che rientra tra gli indicatori chiave per valutare l’intensità e la gestione degli scontri.
Per la questura, l’azione tempestiva – con uso combinato di idranti e lacrimogeni per impedire l’accesso alla tangenziale – ha evitato un’escalation in un’area strategica per la viabilità cittadina. Sullo sfondo resta il tema ricorrente delle “code di piazza” durante i grandi eventi sportivi, con la necessità di bilanciare libertà di manifestazione, sicurezza e immagine internazionale della città ospite.


Gli scontri al Corvetto vengono ora analizzati anche come “stress test” in vista delle fasi più sensibili del calendario olimpico, quando l’attenzione mediatica globale su Milano sarà al massimo livello.
Un fronte di protesta frammentato ma persistente
La mobilitazione non si è concentrata esclusivamente sulle Olimpiadi, ma le ha usate come catalizzatore di un malessere più ampio. Nello stesso corteo hanno sfilato slogan contro l’evento sportivo, contro il nuovo pacchetto sicurezza, contro la presenza degli agenti Ice statunitensi e contro l’abbattimento degli alberi per gli impianti sportivi. Una composizione militante che ripropone la “galassia antagonista” milanese, capace di riattivarsi in occasione di grandi appuntamenti mediatici.
Dalla critica ai Giochi alle battaglie su casa, Palestina e sicurezza
Nelle parole d’ordine del corteo si sono intrecciati dossier diversi: il rifiuto delle “grandi opere olimpiche” giudicate ad alto impatto ambientale, la denuncia dell’emergenza casa, la solidarietà alla Palestina e l’opposizione al pacchetto sicurezza del governo.
La presenza degli agenti Ice ai Giochi è stata rappresentata come simbolo di una militarizzazione percepita come invasiva, mentre l’abbattimento degli alberi per piste e infrastrutture è stato indicato come paradigma di una pianificazione poco sostenibile.
In strada erano presenti storici centri sociali milanesi, alcuni attivisti no Tav provenienti da Torino e studenti del Politecnico coinvolti nelle “Utopiadi”, l’occupazione simbolica dell’ex Palasharp. Questa convergenza conferma la capacità dei grandi eventi di fungere da moltiplicatore di conflitti sociali preesistenti.
Il ruolo degli studenti e delle reti antagoniste
Gli studenti del Politecnico, già protagonisti dell’occupazione del Palasharp, hanno importato nel corteo linguaggi e pratiche delle mobilitazioni universitarie, enfatizzando la critica alla “vetrina olimpica” e al modello di sviluppo urbano associato ai Giochi.
Le reti antagoniste milanesi hanno usato la mobilitazione per rinsaldare legami tra realtà locali e nazionali, includendo militanti no Tav ed esperienze di lotta per il diritto all’abitare. Questo tessuto militante, pur frammentato, mantiene la capacità di attivarsi rapidamente in corrispondenza delle scadenze simboliche: arrivo della fiaccola, cerimonie ufficiali, visite istituzionali.
Per analisti e inquirenti, la sovrapposizione di cause diverse in un’unica cornice di protesta rende più complesso il lavoro di prevenzione, aumentando il rischio di azioni spontanee o non rivendicate durante il periodo olimpico.
Ex Palasharp tra simbolo urbano e allarme sicurezza
L’ex Palasharp di Lampugnano, abbandonato da 15 anni e mai recuperato nonostante i progetti legati ai Giochi, è diventato epicentro della mobilitazione. Occupato dal Comitato Insostenibili Olimpiadi dal 6 febbraio, ha ospitato tre giorni di “sport popolare”, tornei, proiezioni e dibattiti anti-olimpici. La struttura dismessa incarna al tempo stesso la critica alla gestione dei beni pubblici e, per una parte della politica, un nuovo fronte di allarme legato all’ordine pubblico.
Da struttura abbandonata a campo base della protesta
Nel racconto degli attivisti, l’ex Palasharp è “liberato” e restituito alla città come spazio di socialità alternativa: tornei di calcio, murales contro l’Ice, assemblee su costi e impatti delle Olimpiadi. La scelta del luogo non è casuale: simbolo di una promessa mancata di rigenerazione, diventa laboratorio politico e logistico della mobilitazione.
Sabato sera, mentre al Corvetto si disperdevano i lacrimogeni, al Palasharp si continuava a giocare a calcio, a sottolineare la contrapposizione tra la narrazione ufficiale dello sport come vetrina globale e quella dei movimenti che rivendicano uno “sport popolare” accessibile e non commerciale.
Questa coesistenza di dimensione ludica e antagonista rende l’area un osservatorio privilegiato per leggere le tensioni urbane che attraversano Milano durante i Giochi.
Le accuse politiche e lo spettro di nuovi blitz
L’onorevole Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia) ha definito l’ex Palasharp “base operativa di centri sociali, anarchici e no-global che fanno ciò che vogliono”, paragonandolo a un “Leoncavallo bis” e invocandone lo sgombero immediato, come avvenuto per il centro sociale di via Watteau nell’agosto scorso.
Le forze investigative, alla luce degli scontri e dei recenti sabotaggi ferroviari tra Bologna e Milano, monitorano con attenzione l’area in vista dell’arrivo della fiaccola olimpica e della giornata inaugurale dei Giochi, ritenendo possibili blitz di matrice anarchica anche in assenza di cortei preannunciati.
Sotto la patina dorata dell’evento olimpico, Milano continua dunque a esporre nervi scoperti: gestione degli spazi pubblici, sicurezza, dissenso politico e modelli di sviluppo urbano restano dossier aperti che accompagneranno l’intera durata dei Giochi.
FAQ
Perché si è svolto il corteo contro le “Olimpiadi insostenibili”?
La protesta contestava costi sociali e ambientali dei Giochi, criticando consumo di suolo, gestione della casa, pacchetto sicurezza e modello di città-vetrina legato alle Olimpiadi.
Chi ha organizzato la manifestazione a Milano?
Il corteo è stato promosso dal Comitato Insostenibili Olimpiadi insieme a centri sociali milanesi, sindacati di base, realtà pro-Palestina, movimenti per il diritto alla casa e attivisti no Tav.
Cosa è successo durante gli scontri al Corvetto?
Un gruppo incappucciato ha puntato alla tangenziale Est lanciando petardi, bottiglie, fumogeni e sassi contro la polizia; le forze dell’ordine hanno risposto con idranti, lacrimogeni e cariche.
Qual è stato il bilancio ufficiale degli incidenti?
Si registrano sei denunciati a piede libero, tra cui due donne, e tre agenti feriti; uno di loro ha riportato la frattura di un polso con 30 giorni di prognosi.
Perché l’ex Palasharp è diventato un simbolo della protesta?
Abbandonato da 15 anni e mai riqualificato per i Giochi, l’ex Palasharp è stato occupato come spazio di “sport popolare” e centro di dibattito contro il modello olimpico.
Che ruolo hanno gli studenti e i movimenti no Tav?
Studenti del Politecnico e attivisti no Tav hanno portato nel contesto olimpico pratiche di protesta già sperimentate, rafforzando la rete antagonista e la critica alle grandi opere.
Cosa denuncia Riccardo De Corato sull’ex Palasharp?
Riccardo De Corato parla di “Leoncavallo bis”, sostiene che la struttura sia base di centri sociali, anarchici e no-global e ne chiede lo sgombero immediato.
Qual è la fonte principale delle informazioni sugli eventi descritti?
Le informazioni qui analizzate derivano dalla ricostruzione giornalistica pubblicata da il Giornale sugli scontri e sulle mobilitazioni legate alle Olimpiadi a Milano.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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