Olimpiadi alla Triennale di Milano svelano il sorprendente volto del design
Milano verso i Giochi: la montagna entra in città
Alle porte di Milano, la trasformazione della città in hub olimpico è percepibile già prima di entrare alla Triennale Milano. Un orso polare di cartapesta con gli sci ai piedi, firmato da Jacopo Allegrucci, accoglie i visitatori al posto degli altri animali a rischio estinzione esposti nei mesi scorsi, diventando icona pop di un cambiamento più profondo. L’installazione dialoga con l’architettura razionalista del Palazzo dell’Arte progettato da Giovanni Muzio negli Anni Trenta, segnando il passaggio simbolico verso una stagione in cui sport invernali, design e cultura urbana si fondono.
All’interno, la mostra “White Out. The Future of Winter Sports” si propone come laboratorio avanzato sul rapporto tra montagna e progetto. Curata da Marco Sammicheli e dal designer tedesco Konstantin Grcic, che firma anche l’allestimento, utilizza materiali industriali come lamiere zincate, tipici dell’alta quota, per ricreare una dimensione quasi tecnica, da backstage delle competizioni. Pur nei metri quadrati ridotti della Design Platform, ex area caffetteria, il percorso riesce a condensare una visione sistemica degli sport su neve e ghiaccio, mettendo al centro il ruolo dei progettisti nelle sfide poste dal clima estremo e dall’impatto ambientale.
Il focus non è solo la performance agonistica ma l’intero ecosistema che ruota intorno ai Giochi invernali, dagli atleti olimpici e paralimpici fino agli sciatori occasionali. Tra attrezzature, abbigliamento tecnico, caschi, protesi e infrastrutture, la mostra rivela la complessità di un design che deve conciliare sicurezza, ricerca sui materiali, storytelling dei brand e responsabilità verso il paesaggio montano.
Design, icone e innovazione tra piste e città
I circa duecento oggetti e prototipi in mostra, progettati tra il 1938 e il 2025, smontano l’idea dello sport design come nicchia autoreferenziale. La progettazione di sporting equipment e il design di prodotto dialogano come vasi comunicanti: soluzioni formali, tecniche e narrative migrano dalle piste alle città e viceversa. Un caso emblematico è quello dei doposcì Moon Boot, presenti in uno scatto pubblicitario del 2021: nati non dalla cultura alpina, ma dall’immaginario spaziale legato agli stivali extralarge indossati da Neil Armstrong nel 1969, reinterpretati dall’imprenditore Giancarlo Zanatta. Qui la montagna assorbe la fantascienza televisiva e la trasforma in icona di lifestyle.
La sezione dedicata a Dainese, brand simbolo del Made in Italy, dimostra come la contaminazione attraversi più mondi. Nato nel settore dei motori, il marchio è entrato negli sport invernali portando con sé una visione radicale della protezione. I paraschiena oggi esposti al MoMA nascono dall’osservazione delle corazze naturali di scorpioni, armadilli e pangolini: biomimetica pura applicata alla sicurezza degli sciatori. È un esempio concreto di come la ricerca per lo sport generi linguaggi e soluzioni che diventano patrimonio del design contemporaneo.
Il movimento inverso, dalla neve all’arredo, è ben rappresentato dal tavolo Reale CM disegnato nel 1948 da Carlo Mollino, architetto e sciatore, autore di rifugi alpini e di un manuale di discesismo. Le sue linee sinuose ricordano curve su neve fresca e strutture di ponti sospesi, suggerendo come l’immaginario della montagna abbia inciso profondamente su interni e architettura. Nella prospettiva della Triennale Milano, questi esempi dimostrano che il design per lo sport è un potente motore di innovazione culturale e industriale.
Crisi climatica, tecnologia e nuova geografia degli sport invernali
La mostra affronta senza esitazioni un’altra falsa credenza: l’idea che la montagna sia un paesaggio immutabile. Oggi le stazioni sciistiche sono ecosistemi iperconnessi, con ski lift dotati di sensori di movimento che riconoscono la presenza degli sciatori, raccolgono dati in tempo reale e ottimizzano flussi e consumi. In parallelo, attrezzature, caschi, tute e sistemi di sicurezza incorporano elettronica avanzata, algoritmi predittivi e materiali intelligenti, ridisegnando il modo in cui ci si muove su neve e ghiaccio.
Nel video “AI NeoPow_2100”, un assistente virtuale, generato con intelligenza artificiale, guida idealmente i nostri nipoti nell’organizzazione della settimana bianca di fine secolo, con previsioni meteo personalizzate e ultra dettagliate. Ma se la tecnologia promette servizi sempre più raffinati, i dati sul clima restituiscono uno scenario allarmante. Il Comitato Olimpico, in collaborazione con l’Università di Innsbruck, stima che entro il 2040 solo dieci Paesi avranno condizioni idonee per ospitare i Giochi invernali. Un’infografica murale mostra la contrazione drastica della stagione sciistica: dai circa 100 giorni attuali con almeno il 70% delle piste aperte, si potrebbe scendere a 59 giorni in cinque anni e a 24 entro il 2050.
Nell’arco alpino si scierà sempre più in alta quota, spesso su ghiacciai residuali, con maggiori criticità per la sicurezza. L’uso massiccio di neve artificiale moltiplicherà il consumo d’acqua e l’impatto energetico di un settore già pesante per l’ambiente. Molti impianti di bassa quota saranno destinati alla dismissione o alla riconversione, imponendo nuove strategie di paesaggio e sviluppo locale. In questo contesto, la figura del designer diventa centrale: ripensare infrastrutture, flussi turistici, materiali e dispositivi significa immaginare una montagna capace di restare vivibile e desiderabile anche oltre lo sci tradizionale.
FAQ
D: Dove si trova la mostra “White Out. The Future of Winter Sports”?
R: La mostra è allestita alla Triennale Milano, negli spazi della Design Platform del Palazzo dell’Arte.
D: Chi sono i curatori del progetto espositivo?
R: La mostra è co-curata da Marco Sammicheli e dal designer tedesco Konstantin Grcic, che firma anche l’allestimento.
D: Qual è il periodo di apertura al pubblico?
R: Il progetto è visitabile fino al 15 marzo, secondo gli orari ufficiali della Triennale Milano.
D: Quali temi principali affronta il percorso della mostra?
R: Il percorso esplora il design per gli sport invernali, la ricerca sui materiali, la sicurezza degli atleti, l’innovazione tecnologica e l’impatto ambientale delle infrastrutture di montagna.
D: Che ruolo hanno brand come Moon Boot e Dainese nell’allestimento?
R: Moon Boot e Dainese compaiono come casi studio che mostrano la contaminazione tra sport, moda, design industriale e musei internazionali come il MoMA.
D: In che modo la crisi climatica influisce sul futuro degli sport su neve e ghiaccio?
R: Secondo le stime presentate in mostra, la stagione sciistica sarà sempre più corta e spostata in alta quota, con forti ricadute su sicurezza, economia locale e consumo di risorse come l’acqua.
D: Che ruolo gioca l’intelligenza artificiale nel racconto del futuro della montagna?
R: Il video “AI NeoPow_2100” ipotizza assistenti virtuali in grado di offrire previsioni meteo personalizzate e servizi avanzati per organizzare le vacanze invernali di fine secolo.
D: Qual è la fonte originale che approfondisce questi contenuti?
R: Un’analisi dettagliata della mostra e dei suoi temi è stata pubblicata da Artribune, che rappresenta la fonte giornalistica di riferimento per queste informazioni.




