Olimpiadi 2026, assedio in piazza a Milano contro agenti Ice
Piazza milanese in fermento
In una calda serata nel cuore di Milano, piazza XXV Aprile si è trasformata in un anfiteatro politico, con diverse centinaia di manifestanti radunati per contestare l’arrivo degli agenti dell’Ice in vista dei Giochi olimpici. I cori hanno riempito le vie attorno a Porta Garibaldi, mentre i cartelli colorati denunciavano la linea dura dell’amministrazione statunitense contro i migranti.
Molti striscioni erano dedicati al presidente americano Donald Trump, indicato come responsabile di una politica definita “securitaria e disumana”, in aperta solidarietà con le proteste esplose a Minneapolis dopo la morte di George Floyd. In piazza si è vista anche una compatta delegazione di cittadini americani residenti in Italia, armati di fischietti e cartelli con slogan come “No Maga, No Ice dictators”, per prendere le distanze dal trumpismo.
Il colpo d’occhio è stato quello delle grandi mobilitazioni civiche degli ultimi anni, con un pubblico eterogeneo, composto da giovani, famiglie, militanti storici dei diritti civili e semplici curiosi. La presenza di associazioni, sindacati e collettivi studenteschi ha reso l’appuntamento un banco di prova politico in vista delle prossime sfide istituzionali, locali e internazionali.
Politica italiana sotto esame
Dal palco improvvisato al centro della piazza, il capogruppo del Partito Democratico in Regione Lombardia, Pierfrancesco Majorino, ha attaccato duramente la scelta di aprire all’arrivo degli agenti Ice. Con toni netti ha accusato il governo italiano di essere “subalterno” alla linea di Trump, incapace di opporsi concretamente alle richieste di Washington.
Secondo Majorino, l’eventuale presenza di “squadracce” americane sul territorio milanese rappresenterebbe un precedente pericoloso in termini di sovranità e tutela dei diritti fondamentali, specie nei confronti dei cittadini stranieri. L’esponente dem ha promesso altre iniziative pubbliche, annunciando che “di certo non finirà qui”, con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione mediatica e istituzionale.
Dietro la contestazione, spiegano i promotori, non c’è solo il rifiuto di un corpo di polizia percepito come aggressivo, ma anche la critica più ampia a un modello di gestione dei flussi migratori fondato sulla detenzione e sulla deportazione. L’idea che agenti stranieri possano operare, direttamente o indirettamente, in una città simbolo dell’Europa aperta come Milano è stata vissuta dai manifestanti come una vera “linea rossa” da non oltrepassare.
La dimensione simbolica e internazionale
Tra gli interventi più ascoltati quello dell’ex direttore di Repubblica, Mario Calabresi, che ha sottolineato il valore simbolico di scendere in piazza in Italia per ciò che accade negli Stati Uniti. Ha definito l’Ice “una milizia che viaggia a volto coperto, in modo anonimo, che arresta indiscriminatamente e uccide”, richiamando le immagini dei blitz e delle retate nelle comunità latinoamericane.
“Visto che non possiamo manifestare a Minneapolis, lo facciamo qui”, ha spiegato Calabresi, evidenziando la connessione globale tra le battaglie per i diritti civili e contro il razzismo sistemico. Per molti presenti, partecipare alla mobilitazione milanese significa inserirsi in un fronte internazionale che unisce piazze diverse ma accomunate dal rifiuto di pratiche giudicate disumane.
La manifestazione ha inoltre mostrato la capacità dei movimenti italiani di intercettare le tensioni sociali d’oltreoceano e tradurle in una narrazione locale, centrata sulla difesa dello stato di diritto e sul rifiuto di qualsiasi forma di “polizia parallela”. Un messaggio rivolto non solo agli alleati atlantici, ma anche alle istituzioni nazionali chiamate a definire, in modo trasparente, il perimetro delle collaborazioni di sicurezza internazionale.
FAQ
D: Perché si è tenuta la protesta in piazza XXV Aprile a Milano?
R: La piazza è stata scelta come luogo simbolico e centrale per contestare l’arrivo degli agenti Ice in vista dei Giochi olimpici e per dare visibilità massima alla mobilitazione cittadina.
D: Chi è Pierfrancesco Majorino e quale ruolo ha avuto?
R: È capogruppo del Partito Democratico in Regione Lombardia e dal palco ha criticato duramente il governo italiano e la subordinazione alla linea di Donald Trump.
D: Quali erano i principali slogan dei manifestanti?
R: Molti cartelli attaccavano Trump e l’Ice, con slogan in inglese come “No Maga, No Ice dictators”, oltre a messaggi di sostegno alle proteste di Minneapolis.
D: Perché erano presenti cittadini americani alla manifestazione?
R: Una delegazione di cittadini statunitensi residenti in Italia ha partecipato per prendere le distanze dalle politiche migratorie dell’amministrazione Trump e sostenere le proteste negli USA.
D: Quali critiche sono state mosse contro l’Ice?
R: L’Ice è stato descritto come una “milizia” che agisce in modo anonimo, con arresti indiscriminati e violenti, simbolo di una gestione repressiva dei flussi migratori.
D: In che modo la protesta di Milano è collegata a Minneapolis?
R: Gli organizzatori hanno spiegato che, non potendo manifestare a Minneapolis, hanno scelto Milano per esprimere solidarietà alle proteste americane contro il razzismo e gli abusi di polizia.
D: Che ruolo ha avuto Mario Calabresi nell’evento?
R: L’ex direttore di Repubblica ha portato una testimonianza forte, definendo l’Ice inaccettabile e sottolineando il valore simbolico di manifestare in Italia per ciò che accade negli Stati Uniti.
D: Qual è la fonte originale delle informazioni sulla manifestazione?
R: Le informazioni prendono spunto da una nota d’agenzia de LaPresse, che ha documentato la protesta in piazza XXV Aprile a Milano.




