Nube cinica avvolge i cantoni svizzeri e alimenta timori nascosti, tra segreti economici, tensioni sociali e silenzi

Indice dei Contenuti:
La nube triste e cinica avvolge i cantoni svizzeri
Crepe nel mito elvetico
Nel silenzio ovattato dei cantoni, la tragedia di Crans-Montana ha squarciato l’immagine patinata della Svizzera. Le istituzioni locali si sono irrigidite in una difesa di sé stesse, più simile a una cassaforte che a un presidio di giustizia e vicinanza umana. Di fronte al dolore di famiglie svizzere, francesi e italiane, è arrivato soltanto il gesto anonimo dei duecentomila euro: un obolo più vicino a un risarcimento d’immagine che a un’assunzione di responsabilità concreta.
Nel frattempo, le autorità del luogo e la magistratura del cantone hanno preferito serrarsi entro procedure e formalismi, lasciando filtrare pochissimo sul piano umano e comunicativo. Mentre il mondo guardava a Crans, attorno al campo da golf per ricchi e alle piste da sci, la reazione istituzionale sembrava più impegnata a contenere i danni reputazionali che a farsi carico del lutto collettivo.
Quella nube triste e cinica che oggi aleggia sui cantoni elvetici non è solo metafora: è il segno di un modello che, di fronte alla prova tragica, mostra il suo lato più freddo, selettivo e autoreferenziale.
Italia e Svizzera, due reazioni opposte
La stessa vicenda ha messo in scena un contrasto netto tra la risposta italiana e quella elvetica. In Italia, le famiglie delle giovani vittime hanno trovato una presenza istituzionale continua: dalla messa solenne a Roma con le massime autorità politiche e religiose, alla vicinanza operativa sul posto del vicepremier Antonio Tajani e dell’ottimo ambasciatore italiano in Svizzera. Non solo gesti simbolici, ma azione concreta.
La decisione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di coinvolgere direttamente l’Avvocatura Generale dello Stato a supporto dei familiari ha trasformato il lutto in una partita istituzionale di alto profilo. Qui è emersa un’idea di Stato che, pur tra mille contraddizioni interne, nella tragedia sceglie l’orgoglio e l’umanità come cifra pubblica.
Sul versante svizzero, al contrario, si è vista una quasi totale assenza delle istituzioni federali, lasciando la gestione del dramma interamente nelle mani dei poteri locali. Il risultato è un flop politico, morale e mediatico che incrina seriamente il mito della precisione neutrale elvetica.
Localismi spinti e familismo amichettistico
Quanto accaduto nel cantone di Crans-Montana è soprattutto un caso di studio sul limite del localismo esasperato. Il modello federalista svizzero, a lungo celebrato come paradigma da esportare oltre le Alpi, mostra in questa vicenda il suo lato oscuro: frammentazione delle responsabilità, poteri iper-locali, scarsa capacità di risposta coordinata nelle emergenze. Proprio lì dove servirebbero istituzioni nazionali forti e visibili.
Colpisce, per paradosso, come il concetto di “familismo amorale” elaborato da Edward C. Banfield per descrivere il Mezzogiorno italiano sembri oggi attecchire tra golf club, chalet di lusso e piste da sci svizzere. Amici degli amici, reti informali, amichettismo: dinamiche che sembrano aver condizionato magistratura locale, sindaci e amministratori del cantone.
Tra ville esclusive e panorami da cartolina, affiorano così i tratti di un sistema più attento a proteggere l’élite che a rendere conto alle vittime. È qui che la nube cinica sul modello elvetico si fa più densa, e il mito della democrazia perfetta comincia a mostrare crepe profonde.
FAQ
D: Cosa ha rivelato il caso di Crans-Montana sul modello svizzero?
R: Ha evidenziato i limiti di un federalismo ultra-localistico incapace di una risposta nazionale forte nelle grandi tragedie.
D: Perché la reazione italiana è stata percepita diversamente?
R: Per il coinvolgimento diretto di governo, ambasciata e Avvocatura dello Stato, con sostegno concreto alle famiglie delle vittime.
D: Qual è il ruolo dei cantoni in Svizzera in casi di emergenza?
R: Gestiscono in prima linea indagini e interventi, lasciando spesso sullo sfondo le istituzioni federali.
D: Cosa si intende qui per “familismo amichettistico”?
R: Una rete di relazioni personali e interessi locali che rischia di condizionare decisioni di magistratura e amministrazioni.
D: Perché si cita il concetto di “familismo amorale” di Banfield?
R: Per evidenziare come un’etichetta un tempo applicata al Sud Italia sembri oggi adattarsi a certe dinamiche elvetiche.
D: Quali simboli hanno segnato la risposta italiana alla tragedia?
R: La messa solenne a Roma e la presenza costante di alte cariche istituzionali accanto ai familiari.
D: In che modo il caso di Crans-Montana danneggia l’immagine della Svizzera?
R: Mostra un Paese più chiuso e difensivo che trasparente e solidale, soprattutto sul piano istituzionale.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata nell’analisi?
R: Il riferimento esplicito è a un editoriale di taglio critico sul caso di Crans-Montana pubblicato su Libero, richiamato come base argomentativa.




