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Novità Facebook lancia Graph Search, Zuckerberg sfida a Google nella ricerca sul web

4 Febbraio 2018

Il mondo dei social network attendeva l’annuncio con l’ansia da giorni. Ieri sera, intorno alle 7 ora italiana, Facebook ha svelato il mistero attorno al quale tutto il web si interrogava. Chi sperava in una new entry nel mondo del cellulare più conveniente è stato battuto da chi aveva scommesso su un motore di ricerca. Così è stato: il “neonato” a Menlo Park si chiama Graph Search.

Un motore di ricerca social che permetterà a tutti gli utenti di Facebook di aggregare i propri amici e i nuovi contatti in base agli interessi comuni. Video, foto, fan page: basterà inserire una parola chiave e tutto ciò che è attinente nella propria rete apparirà fra i risultati di ricerca. Ma perché dovrei usare il dispositivo smartphone per cercare – ad esempio – il pub preferito dai miei amici, anziché per chiamarli e andare insieme al pub?

Perché Mark Zuckerberg teme che la sua creatura abbia perso l’appeal necessario per attirare nuovi utenti e mantenere i vecchi e, quindi, convincere gli azionisti che l’azienda è solida. La realtà è che solo negli Usa, a dicembre, 1,4 milioni di persone hanno disattivato il proprio profilo e, stando ai dati di SocialBakers, è in continuo calo in tutto il mondo il numero di persone che usano Facebook in modo attivo e assiduo.

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Wall Street lo sa bene, tanto che non si è fatta abbindolare dal mega-lancio pubblicitario e il titolo ha continuato a perdere oltre il 2%. Per di più, non è ancora chiaro se l’introduzione di Graph Search porterà a nuove grane sulla privacy. Su questo tema così spinoso non sono state poche le polemiche negli ultimi anni, e Facebook ha sempre cercato di “metterci una pezza”, non sempre con successo.

Nonostante l’enfant prodige dei social network abbia precisato più volte, durante la presentazione, che Graph Search non sarà un concorrente di Google (infatti si limiterà a indicizzare solo i contenuti interni a Facebook, ndr), è chiaro il tentativo di sottrarre utenti a Big G. Anche perché, laddove Il social network non sarà capace di completare le ricerche, si affiderà a Bing, il search engine di Microsoft.

Gli utenti, nell’idea di Zuckerberg, potranno non dover più uscire da Facebook per cercare qualcosa. Un mondo, più che un social network, in cui al momento però si accede solo tramite una lista d’attesa e solo in una versione beta disponibile in inglese. Il primo paradosso di uno strumento creato per “infastidire” Google è che, per sapere di che si tratti, bisogna cercarlo su Google.

Facebook quindi si prepara a diventare ancora di più un mondo chiuso e a sé stante, ma bisogna chiedersi se in un mondo interconnesso come quello della reta questa strategia si possa rivelare vincente.

Oltretutto bisogna chiedersi se questa innovazione sia stata studiata per il beneficio dell’utente (d’altronde, se quelli sono i miei amici, non dovrei già sapere qual è il loro pub preferito?!) oppure se in realtà non serva più al social network stesso per aggregare in modo più efficiente i vari dati personali dei suoi iscritti.

Bisognerà vedere se il nuovo motore di ricerca possa davvero spingere gli utenti a passare più tempo su questo social network o se Zuckerberg dovrà arrendersi definitivamente al declino della sua azienda.

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