Nordio nel mirino del Csm per presunti metodi mafiosi

Dibattito sulle correnti della magistratura e proposta di sorteggio
Le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio hanno riaperto con forza il dossier sul ruolo delle correnti nel governo autonomo della magistratura e sulle distorsioni emerse dopo lo scandalo che ha coinvolto Luca Palamara. L’idea del sorteggio per le nomine al CSM viene presentata come strumento per interrompere un sistema percepito come opaco e autoreferenziale. Al centro dello scontro c’è la credibilità dell’ordine giudiziario, il rapporto tra politica e giustizia e la capacità dello Stato di garantire un’azione antimafia efficace, trasparente e indipendente. Il confronto, però, si svolge dentro una campagna elettorale esasperata, in cui argomenti tecnici vengono piegati a slogan contrapposti.
Le accuse di Nordio al sistema delle correnti
Carlo Nordio, intervistato dal Mattino di Padova, ha definito le correnti un “meccanismo para mafioso”, richiamando il “verminaio correntizio” denunciato dall’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, poi eletto al Parlamento europeo con il PD. Il riferimento diretto allo scandalo Palamara e alle dimissioni di membri del CSM viene usato per sostenere che, nonostante le inchieste e le riforme annunciate, le logiche di appartenenza continuano a pesare su nomine e carriere. L’argomento centrale di Nordio è che il sorteggio attenuerebbe il potere delle correnti, riducendo il “mercato delle vacche” reso pubblico da intercettazioni e atti giudiziari.
Il precedente Di Matteo e la denuncia dei “metodi mafiosi”
Reazioni politiche e frattura tra magistratura e Parlamento
Le parole di Nordio hanno provocato una reazione immediata dell’area progressista e dell’“antimafia militante”, secondo i critici ormai più attiva sul terreno politico che su quello processuale. La discussione sulla riforma della giustizia, in particolare sulla separazione delle carriere, si intreccia con il timore di una delegittimazione complessiva della magistratura. Sullo sfondo, le dichiarazioni di procuratori come Nicola Gratteri e il ruolo di alcuni magistrati antimafia candidati in Parlamento alimentano la percezione di una linea di confine sempre più labile tra funzione giudiziaria e militanza politica. Il risultato è uno scontro istituzionale che rischia di offuscare le priorità della lotta alle mafie reali.
Le critiche del centrosinistra e dell’ANM al Guardasigilli
La segretaria del PD Elly Schlein e lo stato maggiore dem hanno bollato le dichiarazioni di Nordio come “inaccettabili”, chiedendone le scuse e parlando di “delegittimazione di un pilastro della democrazia”. L’ANM, da cui Di Matteo è uscito polemicamente, ha evocato un presunto “oltraggio alle vittime di mafia”, mentre molte di queste attendono ancora verità giudiziaria completa. Per i critici del ministro, associare correntismo e “metodi para mafiosi” minerebbe la fiducia dei cittadini nella giurisdizione, riducendo un problema reale di governance interna a un attacco frontale all’intero ordine giudiziario.
La replica della maggioranza e il caso Gratteri
Al fronte politico che accusa Nordio replica il capogruppo Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, che imputa alla magistratura la responsabilità di non aver rotto il sistema delle correnti dopo il caso Palamara. Bignami giudica “ridicoli” i tentativi di Schlein e di Giuseppe Conte di spostare l’attenzione dalle “gravissime dichiarazioni” del procuratore Nicola Gratteri, definite “ai limiti dell’eversione” da Augusto Barbera, ex giudice costituzionale. In questa lettura, una parte della magistratura attaccherebbe il Parlamento usando la retorica antimafia come arma politica contro una riforma che ne ridurrebbe il peso ordinamentale.
Antimafia, campagna elettorale e rischio di slogan
La formula “se vince il Sì vince la mafia”, rilanciata in più sedi da esponenti dell’area requirente, è diventata uno dei simboli della sovrapposizione tra polemica elettorale e narrazione antimafia. Mentre le organizzazioni criminali evolvono, diversificano i business e penetrano l’economia legale, il dibattito pubblico si va polarizzando su frasi ad effetto, spesso scollegate dalle criticità operative delle indagini. Il rischio, evidenziato da vari osservatori, è duplice: da un lato trasformare la riforma della giustizia in un referendum morale, dall’altro indebolire la forza persuasiva delle istituzioni giudiziarie quando denunciano davvero rischi concreti per la sicurezza collettiva.
Lo scontro sul “se vince il Sì vince la mafia”


Il pm Luca Tescaroli, oggi a Prato e da anni impegnato su filoni d’indagine legati alle stragi e al ruolo di Silvio Berlusconi, ha collegato la vittoria del Sì nella riforma alla vittoria della mafia, mentre sul territorio si registra l’ascesa della criminalità cinese, capace di colpire in pieno spazio pubblico. Posizioni analoghe sono state espresse dal procuratore di Bari Roberto Rossi, in una città dove le infiltrazioni del clan Parisi hanno toccato anche la municipalizzata dei trasporti, e dall’ex Dda Maurizio Romanelli, oggi a Bergamo, entrato in Antimafia nel pieno del sistema Palamara e successivamente rimosso per carenza di titoli. Lo stesso Di Matteo difende l’assetto attuale criticando chi collega la riforma ai casi Tortora e Garlasco, a suo giudizio con argomenti strumentali arrivati persino in un libro scolastico calabrese.
Media, narrazioni antimafia e separazione delle prove dalle suggestioni
A sostegno di questa linea si sono schierati programmi come Report, testate come Domani e Il Fatto Quotidiano e scrittori come Roberto Saviano, spesso protagonisti di inchieste e ricostruzioni ad alto tasso di suggestione. I critici parlano di una “antimafia con la a minuscola”, più incline allo slogan che alla verifica probatoria, e sostengono che il vero nodo non sia solo la separazione delle carriere ma la separazione netta tra prove e narrazioni. Mentre nel Mezzogiorno semi militarizzato le mafie consolidano potere e relazioni economiche, fascicoli come l’inchiesta mafia-appalti, che interessava Falcone e Borsellino per gli intrecci tra cosche, coop rosse e imprese, sono rimasti a lungo marginalizzati, anche per la contiguità tra alcuni pm e gli stessi ambienti imprenditoriali oggetto di indagine.
FAQ
Perché Carlo Nordio parla di “meccanismo para mafioso” nelle correnti
Nordio sostiene che il sistema delle correnti nel CSM condizioni nomine e carriere con logiche di appartenenza, paragonandolo a dinamiche di controllo e scambio che richiamano, per metodo, pratiche para mafiose.
Cosa denunciava Antonino Di Matteo sulle carriere dei magistrati
Di Matteo affermava che privilegiare l’appartenenza a correnti o cordate nelle scelte di carriera è “molto simile all’applicazione del metodo mafioso”, criticando l’eccessivo peso del correntismo.
Perché il caso Palamara è centrale nel confronto attuale
Lo scandalo che ha coinvolto Luca Palamara ha mostrato intercettazioni e accordi sulle nomine in magistratura, diventando il simbolo del “mercato delle vacche” nel governo autonomo dei magistrati.
Come reagiscono PD e ANM alle parole di Nordio
Il PD e l’ANM parlano di delegittimazione della magistratura e di offesa alle vittime di mafia, chiedendo al ministro di ritrattare e denunciando un attacco a un pilastro democratico.
Qual è la posizione della maggioranza di governo sulla polemica
Esponenti come Galeazzo Bignami difendono Nordio, accusano la magistratura di aver ignorato il correntismo post-Palamara e criticano le dichiarazioni di procuratori come Nicola Gratteri.
Cosa significa lo slogan “se vince il Sì vince la mafia”
Magistrati come Luca Tescaroli usano questo slogan per sostenere che la riforma della giustizia indebolirebbe gli strumenti antimafia, tesi contestata da chi la ritiene priva di riscontri tecnici.
Qual è il ruolo dei media nel dibattito sulla riforma della giustizia
Programmi come Report e giornali come Domani e Il Fatto Quotidiano, insieme a voci come Roberto Saviano, amplificano letture critiche della riforma, spesso con forte carica narrativa.
Da quale fonte giornalistica provengono le dichiarazioni analizzate
Le posizioni, le citazioni e i protagonisti richiamati sono rielaborati a partire da un articolo pubblicato su Il Giornale, che ha ricostruito la polemica attorno alle frasi di Carlo Nordio.
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Michele Ficara Manganelli ✿
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