Niscemi, nuova allerta frane: cambia tutto nella zona rossa
Vite sospese nella nuova zona rossa
Nel cuore di Niscemi, la quotidianità è congelata: oltre 1.500 persone vivono oggi in strutture di fortuna, tra palestre, scuole inagibili e case di parenti, mentre più di 4.000 studenti sono rimasti senza aule e laboratori. Le autorità locali prevedono che questi numeri possano crescere, perché la zona rossa è destinata con ogni probabilità ad ampliarsi nelle prossime ore, alla luce del continuo scivolamento del terreno verso valle. Boati improvvisi e piccoli crolli scandiscono le giornate, alimentando un senso di precarietà permanente.
Il divieto assoluto di costruire in un’area di circa 25 chilometri quadrati ridisegna radicalmente il futuro urbanistico della città, bloccando non solo nuovi cantieri ma anche ristrutturazioni e ampliamenti nelle aree più esposte. L’Abi, l’Associazione bancaria italiana, ha annunciato la sospensione dei mutui per le famiglie e le imprese coinvolte, ma tra gli sfollati cresce l’ansia per il destino di immobili che, di fatto, rischiano di perdere ogni valore. Nel frattempo, le richieste di sistemazioni più dignitose si moltiplicano, con un’emergenza che non è più solo geologica, ma anche sociale.
Il sistema di protezione civile regionale è sotto pressione: servono velocemente piani di evacuazione strutturati, centri di accoglienza stabili, percorsi scolastici alternativi e garanzie di sicurezza per chi continua a vivere al margine della zona interdetta. La cittadinanza domanda risposte immediate, mentre le istituzioni inseguono una frana che non si è ancora fermata.
Le cause geologiche sotto la lente
Gli esperti stanno lavorando per comprendere cosa abbia innescato la nuova frana che interessa Niscemi, un territorio già noto per la sua fragilità. Secondo Leonardo Santoro, segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia, un ruolo chiave potrebbe essere stato giocato dal cedimento di strati profondi del terreno in connessione con la presenza di sacche di gas metano. «Se una bolla di gas collassa», spiega, «il peso degli strati sovrastanti può determinare una perdita di equilibrio dell’intero sistema, provocando un cedimento degli strati profondi».
Un simile fenomeno, se interessa le porzioni più basse del versante, può causare la perdita del “piede” di appoggio della frana, accelerandone l’evoluzione e amplificando gli effetti su abitazioni, infrastrutture e viabilità. Le caratteristiche dei terreni argillosi dell’area, facilmente saturabili in presenza di piogge intense o di falde non adeguatamente drenate, costituiscono un ulteriore fattore di vulnerabilità, ben noto ai geologi da decenni.
Già dopo la frana dell’ottobre 1997, che travolse una parte del paese, i tecnici avevano evidenziato con chiarezza la necessità di delocalizzare almeno una porzione dell’abitato in aree più sicure e di intervenire con opere di consolidamento profonde. Tra le priorità indicate, sistemi di drenaggio capaci di ridurre la pressione interstiziale nelle argille, barriere di contenimento e un monitoraggio strumentale continuo dei movimenti del suolo.
Scelte mancate, responsabilità e prossimi passi
Nonostante le raccomandazioni formulate dopo il disastro del 1997, a Niscemi in quasi trent’anni è stato fatto poco o nulla per ridurre il rischio idrogeologico. Il paese sorge ai margini di una scarpata classificata ad alta pericolosità, ma la pianificazione urbanistica non è stata adeguata in modo strutturale, e molte abitazioni si sono sviluppate proprio nelle aree più esposte. La mancata realizzazione dei sistemi di drenaggio suggeriti dagli esperti ha lasciato i terreni argillosi vulnerabili alla saturazione e quindi al collasso progressivo.
La nuova emergenza riporta al centro il tema delle responsabilità politiche e amministrative: dalle mancate delocalizzazioni alle opere mai completate, fino all’assenza di una strategia di lungo periodo per la convivenza con un territorio instabile. Sul campo, intanto, la priorità è garantire assistenza agli sfollati, proteggere le infrastrutture critiche e disegnare una mappa aggiornata delle aree in cui sarà impossibile tornare ad abitare o costruire.
In questo contesto è attesa la visita del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, chiamato a confrontarsi con una comunità provata e con un dossier in cui si intrecciano emergenza, prevenzione mancata e necessità di investimenti massicci. Sul tavolo ci sono la definizione di nuove aree edificabili sicure, i fondi per la ricostruzione e il rafforzamento delle reti di monitoraggio, con l’obiettivo di evitare che l’ennesimo allarme resti, ancora una volta, senza un reale cambio di rotta.
FAQ
D: Quante persone sono attualmente sfollate a Niscemi?
R: Le ultime stime parlano di oltre 1.500 sfollati ospitati in strutture di fortuna o da parenti.
D: Quanti studenti sono rimasti senza scuola?
R: Più di 4.000 studenti non possono al momento frequentare i propri istituti per motivi di sicurezza.
D: Quanto è estesa la nuova zona rossa?
R: L’area interdetta alle costruzioni copre circa 25 chilometri quadrati e potrebbe ampliarsi.
D: Perché l’Abi ha sospeso i mutui?
R: L’Abi ha sospeso i mutui per sostenere famiglie e imprese colpite dall’emergenza e dal rischio perdita degli immobili.
D: Qual è il possibile ruolo del gas metano nella frana?
R: Il collasso di sacche di gas metano in profondità può aver causato la perdita di equilibrio degli strati di terreno.
D: Perché Niscemi è considerata un’area ad alta pericolosità?
R: Niscemi sorge ai margini di una scarpata instabile, con terreni argillosi facilmente soggetti a frane.
D: Quali interventi erano stati consigliati dopo la frana del 1997?
R: Gli esperti avevano suggerito delocalizzazioni, opere di consolidamento e sistemi di drenaggio profondi.
D: Qual è la principale fonte delle informazioni sulla dinamica della frana?
R: Le analisi e le ipotesi tecniche citate derivano in particolare dalle valutazioni di Leonardo Santoro dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia, riportate dalla stampa nazionale.




