Niscemi minacciata dalla frana: famiglie in fuga, case sull’orlo del baratro

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Niscemi inghiottita dalla frana: case in bilico e destinate a crollare. Sale il numero degli sfollati
Città spezzata e corsa contro il tempo
Strade cancellate, palazzine sventrate, negozi polverizzati: il cuore di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è oggi un canyon urbano in continua trasformazione. Da domenica la frana continua ad avanzare, dividendo in due l’abitato e rendendo impossibile prevedere quando il terreno smetterà di cedere. In alcune aree il suolo è sceso di oltre 40 metri, con interi isolati rimasti sospesi nel vuoto.
La cosiddetta “zona rossa” è ormai un’area spettrale, sigillata da transenne e presidiata da forze dell’ordine e tecnici della Protezione civile. Aumentano le crepe negli edifici e le lacerazioni sull’asfalto, mentre la linea di instabilità ha raggiunto i quattro chilometri, costringendo a un ampliamento del perimetro di sicurezza da 100 a 150 metri. Nel frattempo, fuori dal perimetro interdetto, la città è trasformata in un gigantesco cantiere emergenziale.
Secondo i dati forniti dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, gli sfollati hanno toccato quota 1.500, quasi tutti residenti nelle aree più instabili tra il quartiere Sante Croci, il Belvedere, il torrente Benefizio e contrada Pirillo. Già a metà gennaio una prima frana aveva ferito lo stesso versante, rendendo oggi ancor più fragile la viabilità: delle tre principali vie di accesso al centro abitato, soltanto una resta percorribile, con tempi di percorrenza allungati e difficoltà di soccorso.
Case irrecuperabili e piano di delocalizzazione
La morfologia della frana cambia di ora in ora, con pareti verticali che, come documentato dalla Protezione civile siciliana, sono passate in pochi giorni da 7–15 metri a fronti di 30–45 metri. Abitazioni un tempo allineate lungo vie residenziali oggi sporgono su un precipizio di terra e macerie, condannate al crollo. Il capo del dipartimento nazionale, Fabio Ciciliano, ha definito il fenomeno “pienamente attivo” e “critico”, escludendo la possibilità di recuperare numerosi edifici.
In sopralluogo sul posto, Ciciliano ha verificato personalmente, documentando con video e foto, lo stato di instabilità di interi isolati: crepe passanti, pilastri scoperti, fondazioni svuotate dal collasso del terreno. L’orientamento tecnico è sempre più netto: molte abitazioni dovranno essere abbandonate in modo definitivo e occorrerà definire un piano strutturato di delocalizzazione dei residenti verso aree stabili.
Il dirigente della Protezione civile siciliana Salvo Cocina propone di accelerare con contributi economici per l’acquisto di immobili esistenti in altri centri dell’isola, soluzione ritenuta più rapida e sostenibile rispetto alla ricostruzione in loco. Nel frattempo, tecnici e geologi stanno mappando edificio per edificio per stabilire quali strutture siano ancora temporaneamente agibili e quali debbano essere evacuate senza possibilità di rientro. L’obiettivo è evitare il rischio di vittime in un contesto dove il terreno continua a muoversi e il quadro idrogeologico rimane estremamente instabile.
Allerta massima, scuole chiuse e territorio fragile
Il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, ha chiesto con fermezza ai cittadini di non oltrepassare in alcun caso le transenne e di rispettare le prescrizioni. Pur non registrandosi feriti, i danni a case, attività commerciali e infrastrutture sono ingenti, e il primo cittadino parla di “momento drammatico” che segnerà la comunità per anni. Le scuole restano chiuse e le famiglie evacuate sono ospitate da parenti, in strutture ricettive e in alloggi temporanei predisposti con il supporto dei volontari.
Le forze dell’ordine gestiscono gli accessi alla zona interdetta, impedendo incursioni di curiosi e residenti in cerca di oggetti personali. Squadre di tecnici comunali, regionali e nazionali sono al lavoro per la messa in sicurezza delle aree di margine, con monitoraggi costanti attraverso droni, rilievi topografici e sensori di movimento. La priorità è proteggere le persone, mentre il patrimonio edilizio più esposto viene ormai considerato sacrificabile di fronte alla progressione del dissesto.
Per il geologo siciliano Michele Orifici, vicepresidente nazionale della Società italiana di geologia ambientale, l’attuale instabilità rappresenta la riattivazione di un grande fenomeno franoso che nel 1997 causò già danni rilevanti. La storia geologica dell’area, segnata da terreni argillosi e modesti interventi di consolidamento, presenta oggi il conto: il dissesto si è esteso rapidamente dopo le recenti piogge, riaprendo ferite mai del tutto sanate. Il quadro conferma la vulnerabilità di ampie porzioni del territorio siciliano, dove l’urbanizzazione ha spesso preceduto gli studi di rischio.
FAQ
D: Quante persone sono state finora sfollate?
R: Secondo i dati comunicati dal ministro Nello Musumeci, gli sfollati a Niscemi sono circa 1.500 residenti nelle aree più esposte alla frana.
D: La frana è ancora in movimento?
R: Sì, i tecnici della Protezione civile definiscono il fenomeno “non concluso” e “pienamente attivo”, con ulteriori cedimenti del terreno in corso.
D: Quali zone del centro abitato risultano più colpite?
R: Le aree più compromesse si trovano tra il quartiere Sante Croci, il Belvedere, il torrente Benefizio e contrada Pirillo, oggi in larga parte interdette.
D: È possibile rientrare nelle abitazioni evacuate?
R: Per molte case i tecnici ritengono impossibile qualunque recupero, mentre per altre sono in corso verifiche puntuali prima di consentire eventuali rientri temporanei.
D: Qual è la posizione della Protezione civile nazionale?
R: Il capo dipartimento Fabio Ciciliano ha ribadito che diverse abitazioni non saranno più utilizzabili e che servirà un piano di delocalizzazione definitiva per i residenti.
D: Come stanno reagendo le autorità locali?
R: Il sindaco Massimiliano Conti ha disposto la chiusura delle scuole, il rafforzamento dei controlli e il divieto assoluto di accesso alla zona transennata, invitando tutti a seguire le indicazioni ufficiali.
D: Quali sono le cause principali del dissesto?
R: Geologi come Michele Orifici collegano l’evento all’evoluzione di una frana storica, aggravata da terreni argillosi, piogge intense e fragilità strutturale del versante urbano.
D: Qual è la fonte giornalistica originale della notizia?
R: Le informazioni sono state ricostruite a partire da cronache e aggiornamenti pubblicati da testate nazionali, tra cui La Repubblica, nelle sezioni dedicate all’emergenza di Niscemi e alla frana che ha colpito la città.




