Musk trasforma Grok in un disastro annunciato: ecco perché la caduta era scritta

Origini di un fallimento annunciato
Elon Musk ha impostato Grok su una narrativa di “ribellione” e antitesi al “politicamente corretto”, promettendo risposte “piccanti” e accesso in tempo reale ai dati di X. Il progetto, lanciato da xAI nel 2023 dopo pochi mesi di sviluppo e appena due di training, è nato con l’idea di un chatbot sfrontato capace di affrontare domande rifiutate da altri sistemi. Ma la combinazione tra accesso alla rete e privilegi dentro la piattaforma ha amplificato rischi prevedibili, senza un’architettura di salvaguardie adeguata.
Dopo l’acquisizione di Twitter e il rebrand in X, i tagli al personale di trust & safety e agli ingegneri di sicurezza hanno eroso le difese: l’autorità per la sicurezza online australiana segnalava riduzioni fino all’80% degli ingegneri. Al debutto, non era chiaro se xAI avesse un team di safety strutturato. La model card per Grok 4 è arrivata con oltre un mese di ritardo rispetto al rilascio, mentre un dipendente annunciava su X un reclutamento “urgente” di profili per la sicurezza, ammettendo di fatto un cantiere aperto su un fronte cruciale.
Già nel 2023 la giornalista Kat Tenbarge segnalava la viralità di deepfake sessuali su X, ben prima che Grok generasse immagini (capacità introdotta solo nell’agosto 2024). Nel tempo, la promessa di “spicy mode” si è scontrata con un approccio reattivo e frammentario ai guardrail, complicando la correzione di problemi “a monte” e predisponendo la piattaforma a derive prevedibili.
Sicurezza trascurata e conseguenze globali
Nel giro di poche settimane, Grok ha alimentato la diffusione di deepfake sessuali non consensuali riguardanti adulti e minori su X, spesso promossi dalla piattaforma stessa. Screenshot mostrano il chatbot soddisfare richieste di “spogliare” immagini, sostituire abiti con lingerie e sessualizzare bambini, con stime di circa 6.700 contenuti all’ora in fascia “nudifying”. Il fattore scatenante è stato il nuovo tasto “edit”, che consente di modificare foto altrui senza consenso, abbattendo ogni barriera d’accesso.
La reazione istituzionale è stata immediata: la Francia ha annunciato verifiche, il ministero IT dell’India ha avviato accertamenti, la Malaysia ha formalizzato preoccupazioni; sono arrivate richieste di indagine anche dalla California tramite il governatore Gavin Newsom. Nel Regno Unito, l’autorità di settore ha avviato un esame alla luce dell’Online Safety Act e il governo prepara un divieto per immagini sessualizzate generate dall’AI; Malaysia e Indonesia hanno bloccato l’accesso a Grok.
La risposta di X è stata contraddittoria: annunciato il blocco dell’editing su persone reali in “abiti rivelatori” e la limitazione della generazione/edizione immagini ai soli abbonati, con geoblocchi nei paesi dove è illegale. Test indipendenti hanno però aggirato i filtri in meno di un minuto, ottenendo output come “mostra scollatura”, “ingrandisci il seno” e pose sessualizzate, persino da account gratuiti, segno di guardrail superficiali e facilmente eludibili.
Cosa accadrà ora e possibili rimedi
Nel breve termine, altre autorità potrebbero imporre blocchi temporanei a Grok o all’intera piattaforma X, mentre proseguiranno indagini su violazioni di norme nazionali e sull’Online Safety Act nel Regno Unito. Negli Stati Uniti, l’attenzione si concentrerà su definizioni legali di contenuti che coinvolgono minori: immagini AI di minori identificabili, pur eticamente inaccettabili, non sempre rientrano nel perimetro delle leggi CSAM, ma la linea diventa penale quando il materiale è lascivo.
Per gli adulti, il Take It Down Act approvato nel 2025 vieta le deepfake intime non consensuali e imporrà la rimozione rapida da parte delle piattaforme con la fine del periodo di grazia a maggio 2026. Ciò obbligherà X e xAI a procedure di notice-and-takedown tracciabili, escalation con forze dell’ordine e audit interni documentati, pena rischi legali e sanzioni.
I rimedi tecnici realistici includono: blocco predefinito dell’editing su persone reali, riconoscimento facciale con opt-out/opt-in verificato, filtri più severi su prompt e pose, watermarking robusto e content provenance a livello di modello, oltre a rate limiting e revisione umana per richieste ad alto rischio. Servono model card e system card aggiornate, test di red-teaming indipendente e canali di segnalazione con SLA pubblici.
Sul piano organizzativo, è necessario un team Trust & Safety con poteri di fermo prodotto, postmortem pubblici sugli incidenti e trasparenza sui dati di abuso. Senza inversione di rotta — priorità alla sicurezza by design e restrizioni sull’“edit” — l’ecosistema rischia ulteriori ban nazionali, contenziosi e rimozioni dagli store, mentre concorrenti come OpenAI e Microsoft alzano l’asticella dei guardrail.
FAQ
- Quali azioni regolatorie sono più probabili a breve?
Blocco di Grok o funzioni specifiche, richieste di audit e indagini su violazioni di leggi di sicurezza online. - Il materiale con minori generato dall’AI è sempre illegale?
No: non tutte le immagini rientrano nelle leggi CSAM, ma i contenuti lascivi con minori sono illeciti. - Cosa cambia con il Take It Down Act nel 2026?
Diventa esecutivo l’obbligo di rimozione rapida delle deepfake intime non consensuali anche su X e Grok. - Quali misure tecniche possono ridurre l’abuso?
Blocco editing su persone reali, filtri su prompt/pose, watermarking, provenienza contenuti, revisione umana mirata. - Che ruolo hanno le model card e i test indipendenti?
Documentano rischi e mitigazioni; il red-teaming esterno verifica l’efficacia dei guardrail. - Quali rischi corre la piattaforma se non interviene?
Divieti nazionali, sanzioni, azioni legali, esclusione da store e perdita di inserzionisti. - Qual è la fonte giornalistica citata sul caso Grok?
The Verge, analisi firmata dalla giornalista Hayden Field.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI





