Mucche intelligenti sorprendono gli scienziati scoperta svizzera rivoluziona ciò che sappiamo sul cervello bovino

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Nuove scoperte sulla mente delle mucche
Veronika, una bovina di razza Braunvieh che vive in una piccola comunità montana della Carinzia, ha costretto gli etologi a rivedere le categorie con cui valutano l’intelligenza dei bovini. Finora le mucche erano considerate animali dotati di capacità cognitive limitate, relegate al cliché della “mucca stupida”. La ricerca condotta dall’Istituto di ricerca per le relazioni uomo-animale di Vienna, sostenuto dalla Fondazione svizzera Messerli e pubblicata su Current Biology, ribalta questa visione consolidata.
La mucca, osservata in un pascolo alpino, è stata vista raccogliere rami con la lingua, tenerli in bocca e utilizzarli per grattarsi in punti specifici del corpo. Un comportamento che i ricercatori definiscono chiaramente “uso di strumenti”, finora documentato in modo sistematico solo in poche specie considerate altamente intelligenti, come gli scimpanzé. Questa capacità non riguarda un gesto casuale, ma un’azione mirata, ripetuta e funzionale al benessere dell’animale.
La responsabile dello studio, la ricercatrice Alice Auersperg, sottolinea che gli stessi bovini da allevamento, inseriti in contesti poveri di stimoli, potrebbero possedere potenzialità simili ma non avere alcuna occasione di esprimerle. La scoperta di Veronika, spiegano gli autori, non dimostra che tutte le mucche sappiano usare strumenti, ma indica che la specie potrebbe disporre dei prerequisiti cognitivi necessari, rimasti finora invisibili per mancanza di osservazioni mirate.
Strumenti in bocca: come le bovine usano oggetti per grattarsi
Nel caso di Veronika, l’uso di oggetti per la cura del corpo non si limita alla raccolta casuale di ramoscelli. Durante gli esperimenti documentati dai ricercatori dell’Istituto di Vienna, alla bovina è stata offerta una semplice scopa, trasformata in pochi minuti in uno strumento multiuso perfettamente gestito.
La mucca ha impiegato le setole della scopa per raggiungere le zone più alte e più robuste del corpo, come il dorso, dove la pelle è spessa e meno sensibile. Per le aree delicate – in particolare la mammella e le pliche cutanee dell’addome – Veronika ha invece scelto di usare il manico liscio, modulando la pressione e la parte dell’oggetto in base alla sensibilità della zona.
Gli autori dello studio definiscono questo comportamento “uso polifunzionale di uno strumento”: un singolo oggetto viene sfruttato in modi diversi, a seconda dell’obiettivo. Finora un livello di flessibilità comparabile era stato descritto in modo sistematico quasi esclusivamente negli scimpanzé. In etologia, le azioni dirette al proprio corpo sono considerate meno complesse rispetto a quelle rivolte all’ambiente esterno, ma la precisione mostrata da Veronika e la capacità di scegliere di volta in volta la parte più adatta della scopa indicano una gestione tutt’altro che rudimentale dell’oggetto.
Implicazioni etiche per l’allevamento moderno
L’evidenza raccolta sul caso di Veronika obbliga a riconsiderare il modo in cui vengono progettati gli ambienti per i bovini negli allevamenti intensivi. Se le mucche dispongono di competenze cognitive sufficienti per selezionare e adattare strumenti alla cura del proprio corpo, è plausibile che necessitino di stimoli ambientali più complessi di quelli oggi normalmente offerti.
La responsabile della ricerca, Alice Auersperg, sottolinea come nei sistemi zootecnici convenzionali la mancanza di oggetti manipolabili e di spazi variati possa semplicemente occultare abilità che, in contesti più ricchi, emergono spontaneamente. La questione non è solo scientifica ma etica: riconoscere forme di intelligenza nei bovini implica ripensare criteri di “benessere animale” che sinora hanno privilegiato il solo stato fisico, trascurando bisogni cognitivi e di esplorazione.
Secondo gli studiosi, tali risultati diventano quindi centrali nel dibattito su un’allevamento più rispettoso delle esigenze di specie, con ricadute sul disegno delle stalle, sulle modalità di pascolo e sull’introduzione di strumenti o strutture che permettano comportamenti esplorativi e auto-gratificanti.
FAQ
Le mucche sono davvero in grado di usare strumenti?
Sì, nel caso documentato di Veronika i ricercatori hanno osservato un uso intenzionale di rami e di una scopa per grattare aree specifiche del corpo, classificato come vero e proprio uso di strumenti.
Questo significa che tutte le bovine possiedono le stesse capacità?
No, lo studio non afferma che tutte le mucche usino strumenti, ma suggerisce che la specie potrebbe avere le basi cognitive necessarie, spesso non visibili in contesti poveri di stimoli.
Perché il comportamento di Veronika è considerato speciale?
Perché mostra un uso polifunzionale di un singolo oggetto, scegliendo parti diverse della scopa in base alla sensibilità delle zone del corpo, una flessibilità finora descritta soprattutto negli scimpanzé.
Quale istituzione ha finanziato questa ricerca?
Lo studio è stato finanziato dalla Fondazione svizzera Messerli e condotto dall’Istituto di ricerca per le relazioni uomo-animale di Vienna, con pubblicazione su Current Biology, come riportato da SWI swissinfo.ch / Keystone-SDA.
Come è stata verificata l’autenticità del comportamento di Veronika?
Dopo un primo video inviato alla ricercatrice, il team si è recato direttamente nel pascolo di Carinzia per osservare dal vivo e documentare in condizioni controllate le azioni della bovina.
Esistono altri casi simili in bovini o animali da fattoria?
I ricercatori hanno individuato sui social ulteriori filmati di bovini, inclusi zebu, che si grattano con bastoni, indizio di una possibile predisposizione più ampia nella linea evolutiva dei bovini.
In che modo questi risultati incidono sul dibattito sul benessere animale?
Rendendo evidente che i bovini possono avere esigenze cognitive e di stimolazione maggiori di quanto ritenuto, lo studio rafforza la richiesta di sistemi di allevamento più ricchi e rispettosi dei comportamenti naturali.
Implicazioni etiche per l’allevamento moderno
Le osservazioni su Veronika impongono di rivedere criteri e pratiche dell’allevamento contemporaneo. Se una bovina è in grado di scegliere e modulare l’uso di un oggetto per la cura del corpo, è verosimile che nei sistemi intensivi gran parte delle sue capacità resti inespressa per mancanza di stimoli adeguati.
La ricerca dell’Istituto di Vienna, sostenuta dalla Fondazione Messerli, indica che parametri come spazio minimo, accesso al cibo e controllo sanitario non bastano più a definire il “benessere” di un bovino. Occorre considerare anche bisogni cognitivi, curiosità, possibilità di esplorare oggetti e ambienti diversi.
Gli autori sottolineano che la struttura delle stalle, la gestione del pascolo e la presenza di elementi manipolabili potrebbero influire direttamente sull’espressione di queste competenze. In contesti standardizzati e poveri, comportamenti complessi come l’uso di strumenti difficilmente emergono, ma questo non significa che le capacità manchino.
Le implicazioni sono soprattutto morali: se i bovini possiedono forme di intelligenza finora sottovalutate, la zootecnia è chiamata a ripensare standard e linee guida, orientandosi verso sistemi più ricchi di stimoli e più vicini alle esigenze etologiche della specie.
FAQ
Perché il caso di Veronika è rilevante per l’allevamento moderno?
Perché mostra che una bovina può usare strumenti in modo flessibile, suggerendo che i bovini hanno esigenze cognitive spesso ignorate dagli attuali sistemi di allevamento.
Cosa cambia nella definizione di benessere animale per le mucche?
Non basta più garantire solo nutrizione, spazio e cure veterinarie: diventano centrali anche stimoli ambientali, possibilità di esplorazione e comportamenti spontanei.
Quali adattamenti potrebbero essere introdotti nelle stalle?
Progettazione di spazi più variati, inserimento di oggetti manipolabili, accesso regolare al pascolo e strutture che consentano comportamenti esplorativi e auto-cura.
Gli allevamenti intensivi possono nascondere le capacità dei bovini?
Sì, ambienti rigidi e poveri di stimoli possono impedire l’emergere di comportamenti complessi, facendo apparire gli animali meno competenti di quanto siano.
Le implicazioni sono solo etiche o anche pratiche?
Sono entrambe: oltre al tema morale, una migliore comprensione delle capacità cognitive può incidere su gestione, produttività e riduzione dello stress nei bovini.
Questa scoperta riguarda solo le mucche da compagnia?
No, pur essendo Veronika tenuta come animale da compagnia, lo studio ipotizza che predisposizioni simili possano esistere anche nei bovini d’allevamento.
Qual è la fonte giornalistica che riporta la ricerca?
Le informazioni sul caso di Veronika e sullo studio pubblicato su Current Biology sono state diffuse dall’agenzia Keystone-SDA e riprese da SWI swissinfo.ch.




