Morgan elogia Laura Pausini ma critica duramente la sua versione dell’Inno

Morgan elogia Laura Pausini ma boccia l’Inno d’Italia a Milano Cortina 2026
La nuova versione dell’Inno d’Italia eseguita da Laura Pausini alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 ha acceso un acceso dibattito tra pubblico, addetti ai lavori e mondo politico-culturale. Il ritorno discografico dell’artista, accompagnato da un’imponente esposizione mediatica, è stato affiancato da critiche sui social, spesso polarizzate. In questo contesto è intervenuto Morgan (Marco Castoldi), che ha offerto un’analisi tecnica dell’arrangiamento, distinguendo nettamente tra qualità dell’interpretazione e legittimità delle scelte musicali compiute su un brano identitario come il Canto degli Italiani.
Pur riconoscendo alla Pausini professionalità e solidità vocale in un contesto di grande pressione internazionale, Castoldi ha giudicato “sbagliata” l’operazione di riscrittura orchestrale dell’Inno, considerandola distante dalla tradizione armonica italiana e più vicina a un immaginario sonoro hollywoodiano.
Il giudizio di Morgan su voce e performance di Laura Pausini
Morgan ha escluso qualsiasi critica alle capacità vocali di Laura Pausini, sottolineandone precisione, intonazione e controllo in un evento di forte esposizione mondiale. Ha definito l’esibizione “impeccabile” sul piano tecnico e coerente con lo stile pop internazionale che contraddistingue da anni la cantautrice romagnola.
Castoldi ha riconosciuto alla Pausini il merito di aver rappresentato la contemporaneità della musica italiana mainstream, evidenziando quanto sia complesso mantenere lucidità musicale e rigore interpretativo all’interno di una cerimonia olimpica, dove tempi, regia e vincoli produttivi limitano i margini decisionali dell’artista intervenuta.
L’errore secondo Castoldi: interpretazione o progetto artistico?
Per il musicista, l’artista esecutore rimane ingranaggio di un concept più ampio (direzione artistica, produzione, regia internazionale), e il vero nodo critico si colloca nelle scelte di arrangiamento e orchestrazione che hanno guidato la performance olimpica.
Perché l’Inno “non suonava italiano”: la critica sull’arrangiamento
Il cuore dell’analisi di Morgan riguarda la trasformazione del Canto degli Italiani in un brano, a suo giudizio, “deformato” rispetto alla sua essenza storica. Castoldi denuncia un eccesso di americanizzazione, con richiami sonori a produzioni di Walt Disney e alla musica per film di intrattenimento, distante dalla grammatica armonica che ha reso la tradizione italiana un pilastro della cultura occidentale. Da qui la preoccupazione: in un contesto globale come le Olimpiadi, l’Italia avrebbe rinunciato alla propria specificità musicale, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto affermarla con maggiore consapevolezza identitaria.
Tradizione tonale italiana e ruolo dei grandi compositori
Morgan ha inquadrato l’Inno nella lunga linea che va da Giuseppe Verdi a Giacomo Puccini e Gaetano Donizetti, ricordando come l’Italia sia stata centrale nello sviluppo dell’armonia tonale occidentale. Ha citato Robert Schumann, che nelle sue regole di vita musicale raccomandava lo studio dei compositori italiani come fondamento della formazione.
Da qui il richiamo alla terminologia ancora oggi usata in tutto il mondo – *adagio, rallentato, glissando, legato, tempo, maestro, orchestra, presto, fortissimo, pianissimo* – come prova di una leadership storica. Secondo Castoldi, riscrivere l’Inno senza rispettare questa eredità significa recidere un legame con la nostra identità sonora collettiva.
Americanizzazione sì, ma con radici italiane: il modello Morricone
Per Castoldi, l’arrangiamento dell’Inno a Milano Cortina 2026 avrebbe invece adottato un linguaggio orchestrale “alla John Williams”, fatto di enfasi e grandiosità tipicamente hollywoodiane, svuotando il brano della sua specifica italianità ottocentesca. Il risultato: un simbolo nazionale percepito come “irriconoscibile” proprio nel momento della massima visibilità mondiale.
Dalla polemica social al nodo politico-culturale
Le parole di Morgan si inseriscono in una discussione già alimentata da tweet, post e commenti televisivi. Intorno all’esibizione di Laura Pausini si sono polarizzate posizioni estreme: da chi ha parlato di “urla” e “rovina dell’Inno” a chi ha difeso l’artista a prescindere. In questo quadro si sono espressi opinionisti, critici e colleghi, offrendo letture differenti non solo sulla performance ma, più in profondità, sul rapporto tra industria culturale italiana, memoria storica e narrazione identitaria in eventi planetari come i Giochi olimpici.
Reazioni mediatiche: da Selvaggia Lucarelli a Iva Zanicchi
Tra le voci più dure si è distinta Selvaggia Lucarelli, che su Instagram ha ironizzato scrivendo: “A Laura Pausini è rimasta solo da fare la cover di Buon compleanno e rovinerà pure Buon compleanno”. Un giudizio che va oltre la critica tecnica e si colloca sul piano della provocazione polemica.
All’opposto, Iva Zanicchi ha pubblicamente difeso la collega, invitandola a non farsi condizionare dagli attacchi e ribadendone valore professionale e peso nella storia recente della musica italiana, come mostrato anche in un video circolato sui social.
Il richiamo di Morgan alla responsabilità politica e culturale
Morgan ha allargato il discorso oltre la cerimonia olimpica, accusando la classe politica di non comprendere il potenziale strategico della cultura musicale italiana. Secondo Castoldi, la superficialità con cui vengono gestiti simboli come l’Inno riflette una più ampia incapacità di valorizzare il patrimonio nazionale sui palcoscenici globali.
Nel suo intervento, il musicista lega orchestrazione, armonia e arrangiamento a un’idea di sovranità culturale non nazionalista ma fondata su competenza storica e consapevolezza del proprio ruolo nella storia della musica occidentale.
FAQ
Perché Morgan ha criticato l’Inno cantato da Laura Pausini?
Morgan ritiene che l’Inno sia stato “deformato” da un arrangiamento troppo hollywoodiano, lontano dalla tradizione armonica italiana, pur riconoscendo a Laura Pausini un’ottima esecuzione vocale.
Morgan ha attaccato direttamente Laura Pausini?
No. Ha lodato la professionalità della Pausini, definendola intonata e impeccabile, e ha concentrato le critiche sulle scelte musicali e orchestrali legate al progetto olimpico.
Cosa significa che l’Inno è stato reso “non italiano”?
Per Castoldi l’arrangiamento ha abbandonato la grammatica tonale tipica della grande tradizione italiana, avvicinandosi ai codici della musica da film americana, rendendo il brano poco riconoscibile.
Qual è il ruolo della tradizione di Verdi e Puccini nel dibattito?
Morgan cita Verdi, Puccini e Donizetti per ricordare che l’Italia è stata centrale nello sviluppo dell’armonia occidentale, e che l’Inno dovrebbe riflettere quella storia musicale.
Perché Morgan cita Morricone e Donaggio come esempi positivi?
Vede in Ennio Morricone e Pino Donaggio modelli di americanizzazione “virtuosa”: musica dialogante con il cinema internazionale ma radicata nell’identità italiana.
Che cosa hanno detto Selvaggia Lucarelli e Iva Zanicchi?
Selvaggia Lucarelli ha ironizzato duramente sulla Pausini, mentre Iva Zanicchi l’ha difesa pubblicamente, invitandola a ignorare le polemiche e definendola “stupenda”.
Qual è la critica politica implicita nel discorso di Morgan?
Morgan sostiene che i politici sottovalutino il valore strategico della cultura musicale, impedendo all’Italia di affermare con forza la propria identità artistica nel mondo.
Qual è la fonte originale delle dichiarazioni riportate?
Le dichiarazioni e il contesto analizzati provengono dall’articolo pubblicato su Biccy dal giornalista Anthony Festa dedicato al commento di Morgan sull’Inno d’Italia di Laura Pausini.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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