Ministero della Cultura nel mirino, si infiamma lo scontro politico sui tax credit cinematografici

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Ministero della Cultura: scoppia il caos sui tax credit
Fondi in stallo e tensione nel settore
Nel comparto audiovisivo italiano cresce il malcontento per i ritardi nei rimborsi fiscali promessi dal Ministero della Cultura. Il tax credit, nato per sostenere film, serie e prodotti creativi, viene erogato con tempi giudicati insostenibili da produttori e lavoratori, molti dei quali denunciano stipendi bloccati da mesi.
Secondo l’avvocato Michele Lo Foco, esperto di diritto d’autore e membro dell’organo consultivo del dicastero, il meccanismo dovrebbe garantire continuità alle lavorazioni in tutte le fasi di produzione, ma l’attuale blocco delle pratiche amministrative sta soffocando decine di realtà medio-piccole.
Nonostante gli impegni pubblici del ministro Gennaro Sangiuliano e, successivamente, del presidente di Cinecittà Alessandro Giuli, la macchina dei pagamenti resta rallentata. Gli uffici ministeriali continuano a esaminare arretrati e a sospendere i flussi finanziari per verifiche legali, con un effetto domino su troupe, professionisti e fornitori.
Squilibri nell’assegnazione dei tax credit
Il sistema di sostegno si articola in fondi selettivi e automatici. I primi premiano opere con specifico valore culturale o identitario, come il recente finanziamento di circa 800 mila euro assegnato al progetto di Fabrizio Corona distribuito da Netflix. I secondi calcolano il beneficio in proporzione al budget, indipendentemente da incassi e critica.
Le norme consentono anche a grandi gruppi internazionali di accedere fino al 20% di tax credit, purché promuovano il territorio italiano. Questa leva ha portato importanti produzioni nel Paese, ma oggi viene contestata per la gestione disomogenea dei controlli.
L’avvocato Lo Foco sottolinea il paradosso: mentre numerose imprese restano ferme a causa di crediti bloccati, il gruppo Fremantle ottiene nuovi stanziamenti, nonostante segnalazioni di verifiche della Guardia di Finanza riportate da testate come Il Fatto Quotidiano, Domani e RaiNews. Il rischio è uno squilibrio strutturale che favorisce pochi player dominanti.
Elargizioni milionarie e casi controversi
Secondo i dati circolati negli ambienti produttivi, il perimetro di società riconducibili a Fremantle avrebbe ricevuto complessivamente oltre 71 milioni di euro in pochi mesi, tra cui titoli come “Delitti in Famiglia” di Stand By Me, “Tutto chiede salvezza 2” e “Mare Fuori 6” di Picomedia, “La città proibita” di Wildside, “Sandokan & Marianna” e “Don Matteo 14” di Lux Vide, fino a “Charlie’s Tale” di Wildside e “Parthenope” di The Apartment.
Nel frattempo realtà più fragili, come Red Private, si sono viste revocare i crediti a causa di fornitori terzi finiti sotto inchiesta, senza prove di legami diretti con strutture come Sipario Movies S.p.A.. Su questo caso il deputato Antoniozzi ha presentato un’interrogazione al Governo, chiedendo chiarimenti sulla coerenza dei criteri applicati.
Per Lo Foco il nodo non è l’esistenza dei controlli – necessari anche alla luce di vicende come quella di Francis Kaufmann, indagato per reati gravi – ma la loro selettività. Il principio invocato è una gestione trasparente dei soldi dei contribuenti, che non concentri le risorse in poche mani a scapito del tessuto produttivo diffuso.
FAQ
D: Che cos’è il tax credit audiovisivo in Italia?
A: È un incentivo fiscale che consente alle imprese di cinema e TV di compensare parte dei costi di produzione tramite crediti d’imposta riconosciuti dal Ministero.
D: Qual è la differenza tra fondi selettivi e automatici?
A: I selettivi premiano progetti con particolare valore culturale o identitario, gli automatici si basano su una percentuale fissa del budget dell’opera.
D: Perché molte aziende lamentano ritardi nei pagamenti?
A: Perché le pratiche di tax credit risultano bloccate da controlli amministrativi e legali che rallentano l’erogazione effettiva dei crediti.
D: Chi è Michele Lo Foco e quale ruolo ricopre?
A: È un avvocato specializzato in diritto d’autore e membro dell’organo consultivo presso il Ministero della Cultura sul settore audiovisivo.
D: Perché si parla di squilibrio a favore dei grandi gruppi?
A: Perché alcuni grandi player ottengono ingenti stanziamenti mentre molte piccole e medie imprese restano in attesa dei propri crediti.
D: Il tax credit è accessibile anche a soggetti stranieri?
A: Sì, le produzioni internazionali possono ottenere fino al 20% di beneficio se rispettano requisiti su riprese e valorizzazione del territorio italiano.
D: Qual è il caso Red Private citato nel dibattito?
A: È una società che ha perso i fondi per l’indagine su fornitori terzi, nonostante l’assenza di prove di collegamenti diretti con società coinvolte in inchieste.
D: Qual è la fonte giornalistica che ha rilanciato l’elenco dei fondi discussi?
A: L’elenco dei finanziamenti e le criticità sul tax credit sono stati ripresi e approfonditi dal sito di informazione cinematografica Ciak.




