Milo Infante rompe il silenzio dopo l’aggressione choc a Ore 14

Indice dei Contenuti:
Ore 14, aggrediti due giornalisti. Lo sfogo di Milo Infante
Troupe sotto attacco a Rogoredo
Nel quartiere di Rogoredo, alla periferia di Milano, due cronisti di Rai 2 impegnati per la trasmissione Ore 14 sono stati aggrediti mentre documentavano un recente fatto di sangue che ha coinvolto un giovane di 28 anni, ucciso in una sparatoria. Secondo la ricostruzione diffusa dal conduttore Milo Infante, un gruppo di spacciatori avrebbe circondato la troupe, colpendo i giornalisti e distruggendo l’attrezzatura tecnica. L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente, in un’area da tempo segnalata per degrado e criminalità.
I cronisti Francesca Pizzolante e Giovanni Violato erano arrivati sul posto per raccogliere testimonianze e immagini utili a raccontare l’evoluzione dell’inchiesta sull’omicidio. La loro presenza, chiaramente identificabile come giornalisti del servizio pubblico, non ha tuttavia scoraggiato gli aggressori, che li hanno presi di mira nel tentativo di impedire la realizzazione del servizio. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia di Stato, che hanno bloccato gli assalitori e messo in sicurezza l’area.
I due professionisti sono stati soccorsi dal personale del 118 e sottoposti a controlli medici, mentre la zona è stata rapidamente bonificata dagli operatori di polizia. L’episodio ripropone in modo drammatico il tema della sicurezza per i cronisti che lavorano su strada, soprattutto in contesti dominati da traffici illegali e interessi criminali che mal tollerano la presenza delle telecamere.
Lo sfogo social di Milo Infante
Poche ore dopo l’accaduto, Milo Infante ha affidato a Instagram un duro messaggio nel quale ha espresso piena solidarietà ai colleghi coinvolti e una condanna senza appello degli aggressori. Nel suo sfogo, il conduttore ha denunciato la logica con cui alcuni spacciatori si comportano come padroni del territorio, rivendicando apertamente il controllo di aree urbane che dovrebbero invece essere presidiate dallo Stato. Infante ha sottolineato come la risposta delle istituzioni debba essere ferma e continuativa, per restituire sicurezza ai cittadini e a chi opera per informarli.
Nel post il giornalista ha ringraziato in modo esplicito il 118 e gli agenti della polizia di Stato per il pronto intervento, che ha evitato conseguenze ancora più gravi. Parole nette anche contro il clima di intimidazione che circonda chi racconta il narcotraffico nelle periferie metropolitane, dove minacce e danneggiamenti diventano strumenti per zittire telecamere e taccuini. La posizione del conduttore è in linea con quella espressa in altre occasioni, in cui ha sempre difeso il diritto dei cronisti a operare sul campo in condizioni di sicurezza.
Infante ha inoltre ribadito che l’informazione di servizio pubblico non può arretrare di fronte alla violenza e che la tutela dei giornalisti rappresenta un presidio fondamentale di democrazia. Per il conduttore, la reazione più efficace resta quella di continuare a documentare i fenomeni criminali, rafforzando la collaborazione con le forze dell’ordine e intensificando il racconto delle periferie spesso abbandonate.
Precedenti e reazioni del servizio pubblico
L’episodio di Rogoredo non è isolato: poche settimane prima, durante un collegamento dalla località svizzera di Crans-Montana, un’altra inviata della stessa trasmissione era stata presa di mira mentre seguiva la tragedia che ha colpito la comunità italiana. La giornalista Francesca Crimi, affiancata dal collega Marco Bonifacio, è stata colpita da un getto di acqua gelida azionato da una persona ritenuta vicina ai proprietari del complesso Le Constellation, in condizioni climatiche estreme, con circa -10 gradi. L’azione, documentata dalla trasmissione, è stata definita un atto intimidatorio volto a intralciare il lavoro di cronaca.
Anche in quella circostanza Milo Infante aveva parlato apertamente di gesto “vergognoso e vigliacco”, sottolineando quanto sia inaccettabile colpire un’inviata mentre sta semplicemente svolgendo il proprio dovere professionale. La direzione di Rai aveva diffuso una nota in cui ribadiva una “ferma condanna” per ogni forma di violenza o minaccia contro giornalisti e troupe del servizio pubblico, rimarcando la necessità che possano operare “in piena sicurezza”.
L’emittente ha ricordato che il diritto all’informazione è un pilastro costituzionale e che episodi di questo tipo assumono una gravità ancora maggiore quando riguardano eventi che hanno ferito profondamente l’opinione pubblica. Da più parti, associazioni di categoria e ordini professionali hanno chiesto una maggiore protezione per chi lavora sul campo, incluse procedure rapide per le denunce e un coordinamento più stretto con le autorità locali nei contesti a rischio.
FAQ
D: Dove è avvenuta l’aggressione documentata dalla troupe?
R: L’episodio si è verificato nel quartiere di Rogoredo, alla periferia sud di Milano.
D: Chi sono i due giornalisti coinvolti nell’ultima aggressione?
R: Si tratta di Francesca Pizzolante e Giovanni Violato, cronisti della trasmissione di attualità in onda su Rai 2.
D: Chi ha raccontato pubblicamente quanto accaduto alla troupe?
R: È stato il conduttore Milo Infante, che ha descritto l’aggressione e ringraziato polizia e 118 in un post su Instagram.
D: Chi sono gli autori dell’aggressione secondo le prime ricostruzioni?
R: Secondo quanto riferito, gli assalitori sarebbero stati alcuni spacciatori attivi nella zona.
D: In quale altro episodio una giornalista della stessa trasmissione è stata colpita?
R: Un precedente riguarda l’inviata Francesca Crimi a Crans-Montana, bersaglio di acqua gelida durante un servizio.
D: Qual è la posizione di Rai sulle aggressioni ai propri cronisti?
R: Rai ha espresso una ferma condanna, ribadendo il diritto dei giornalisti a lavorare senza intimidazioni né violenze.
D: Quale fonte giornalistica ha riportato inizialmente questi fatti?
R: Le informazioni provengono da ricostruzioni pubblicate dal portale d’informazione DiLei e dai canali ufficiali del servizio pubblico.
D: Perché questi episodi sono considerati particolarmente gravi?
R: Perché mirano a limitare la libertà di stampa e colpiscono operatori del servizio pubblico impegnati a documentare fatti di forte rilevanza sociale.




