Milleproroghe rivoluziona condono edilizio e rottamazione: le novità nascoste

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Nuovo stop al condono edilizio
Il tentativo di riaprire il condono edilizio del 2003 attraverso il decreto Milleproroghe si è infranto contro il vaglio della Commissione Affari Costituzionali e Bilancio della Camera. Tre emendamenti identici, firmati da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, sono stati dichiarati inammissibili perché ritenuti estranei alla materia del provvedimento. La misura, già esclusa dalla Legge di Bilancio 2026, è stata così bloccata per la seconda volta nel giro di poche settimane.
Nel dettaglio, gli emendamenti puntavano alla riapertura della sanatoria per le opere realizzate in assenza o in difformità dal titolo edilizio e non conformi agli strumenti urbanistici, ad eccezione dei casi espressamente non sanabili dalla normativa. L’estensione sarebbe stata valida su tutto il territorio nazionale, con un focus particolare sulla Campania, esclusa dal condono del 2003 a causa di una normativa regionale più restrittiva. La proposta prevedeva tempi stretti per la definizione delle regole operative da parte delle Regioni.
L’iniziativa ha acceso subito il confronto politico. Le opposizioni hanno parlato di misura “irresponsabile”, capace di indebolire la tutela del territorio e di premiare l’abusivismo. Nella maggioranza, invece, viene rivendicata l’esigenza di chiudere un contenzioso ultradecennale che pesa su cittadini e amministrazioni locali. Non mancano interpretazioni politiche che vedono nell’insistenza sul tema anche un possibile strumento di consenso in vista delle prossime scadenze elettorali.
Il nodo Campania e il limbo delle pratiche
Uno dei punti più sensibili della proposta riguardava la posizione della Campania, dove dal 2003 migliaia di domande di condono sono rimaste sospese. La Regione, all’epoca guidata da Antonio Bassolino, adottò una legge che restringeva fortemente l’applicazione del condono nazionale, escludendo una larga fetta di abusi edilizi dalla possibilità di sanatoria. Nel 2004 la Corte Costituzionale confermò la legittimità di quella scelta, consolidando un quadro che ha creato un vero limbo amministrativo durato oltre vent’anni.
Gli emendamenti al Milleproroghe prevedevano che fossero le Regioni, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della norma, ad adottare leggi di attuazione per definire condizioni, limiti e modalità di accesso al nuovo condono. Un tentativo di bilanciare competenze statali e regionali, lasciando ampia discrezionalità ai territori su cosa e come sanare, nel rispetto delle competenze urbanistiche locali. In teoria, questo avrebbe potuto sbloccare molte delle pratiche pendenti.
Particolare attenzione era dedicata alle zone sismiche: la sanatoria sarebbe stata possibile solo per interventi conformi alle norme tecniche per le costruzioni sia al momento della realizzazione che al momento del rilascio del titolo in sanatoria. Un vincolo che mirava a non intaccare gli standard di sicurezza, soprattutto in aree fragili. Resta però aperto il problema di chi, confidando nel condono del 2003, ha investito in pratiche e procedimenti mai arrivati a conclusione.
Rottamazione quater e quinquies, emendamenti respinti
In parallelo al dibattito sul condono edilizio, la Commissione ha bloccato anche gli emendamenti che puntavano a intervenire sulla rottamazione dei carichi fiscali. Fratelli d’Italia aveva proposto di riaprire la rottamazione quinquies per i contribuenti che avevano aderito alla precedente rottamazione quater, risultando in regola con i pagamenti al 30 settembre 2025 o decaduti dopo tale data. L’obiettivo era offrire una “seconda chance” anche a chi, secondo le norme attuali, rimane escluso da ulteriori sanatorie. La proposta è stata però dichiarata inammissibile.
Ulteriori modifiche alla rottamazione quinquies erano state depositate da Lega e Forza Italia. I testi chiedevano, tra l’altro, la riapertura dei termini per la rottamazione quater, spostando la scadenza dal 30 novembre al 28 febbraio 2026, e l’estensione al 2023 del “ravvedimento speciale” originariamente previsto per le annualità 2018-2022. Misure pensate per ampliare il perimetro dei contribuenti in difficoltà e incentivare il rientro graduale nel perimetro della legalità fiscale.
Forza Italia ha inoltre sollecitato il rinvio di due mesi dell’entrata in vigore della tassa da 2 euro sui pacchi extra UE, ritenuta penalizzante per il commercio elettronico e per i consumatori. Anche in questo caso, però, la linea delle Commissioni è stata di rigore, con la scelta di non appesantire il decreto Milleproroghe con norme giudicate eterogenee rispetto all’impianto originario. Una decisione che tiene insieme esigenze di contabilità pubblica e rispetto della tecnica legislativa.
FAQ
D: Cosa prevedevano gli emendamenti sul condono edilizio?
R: Miravano a riaprire il condono del 2003 per sanare abusi edilizi non conformi agli strumenti urbanistici, esclusi solo i casi espressamente non sanabili.
D: Perché la Commissione li ha dichiarati inammissibili?
R: Perché considerati estranei alla materia del decreto Milleproroghe e quindi non coerenti con il perimetro del provvedimento.
D: Qual era il ruolo delle Regioni nella proposta di condono?
R: Avrebbero dovuto approvare, entro 60 giorni, leggi di attuazione per definire condizioni, limiti e modalità della sanatoria.
D: Perché la Campania è centrale in questo dibattito?
R: Perché nel 2003 una legge regionale restrittiva, poi confermata dalla Corte Costituzionale, ha lasciato migliaia di pratiche di condono in sospeso.
D: Cosa prevedeva l’emendamento sulla rottamazione quinquies?
R: Voleva riaprire i termini anche a chi aveva aderito alla rottamazione quater, risultando in regola o decaduto dopo il 30 settembre 2025.
D: Quali altre modifiche fiscali erano state proposte?
R: Riapertura dei termini per la rottamazione quater, estensione del ravvedimento speciale al 2023 e rinvio della tassa sui pacchi extra UE.
D: Perché queste misure fiscali non sono passate?
R: Sono state giudicate non compatibili con l’impianto del decreto e potenzialmente impattanti sugli equilibri di finanza pubblica.
D: Qual è la fonte delle informazioni su condono edilizio e rottamazione?
R: I dati derivano dall’iter parlamentare del decreto Milleproroghe e dagli emendamenti presentati in Commissione Affari Costituzionali e Bilancio della Camera.




