Miliardario corre all’oro nei caveau segreti di Hong Kong

Indice dei Contenuti:
Oro: la ‘fuga nei caveau’ del miliardario di Hong Kong
Caveau, metallo e nuovo rischio geopolitico
Per il miliardario di Hong Kong Cheah Cheng Hye, il metallo fisico è diventato il pilastro della difesa patrimoniale in un’epoca di sanzioni, sequestri e guerre finanziarie. Ha destinato circa un quarto del proprio patrimonio, pari a oltre 1,4 miliardi di dollari, a oro e altri metalli, ben oltre la media del 2% indicata dall’UBS Global Family Office Report 2025 per gli ultra-ricchi.
Nel suo schema ideale di portafoglio, la ripartizione è chiara: 60% azioni, 20% obbligazioni e 20% metalli preziosi, con l’oro al centro come “bene primario” di protezione patrimoniale. La sua tesi è radicale: se il metallo è fisico, segregato in caveau sicuri e giuridicamente ben protetti, “nessuno ti deve nulla” e la ricchezza non dipende dalla solvibilità di intermediari o Stati terzi.
L’intervista rilasciata a Bloomberg News è arrivata subito dopo il boom del metallo giallo del 2025, frutto di scontri geopolitici e corse ai beni rifugio, ma prima del nuovo record storico oltre i 5.000 dollari l’oncia del 24 gennaio. Il rally è stato sostenuto anche dal cosiddetto “TACO trade” legato alla presidenza Trump, come ha sottolineato Jim Edwards su Fortune, mentre le banche centrali hanno accelerato gli acquisti per ridurre la dipendenza dal dollaro e, secondo gli analisti di JPMorgan, possibili ulteriori rialzi restano legati all’eventuale disimpegno estero dai Treasury statunitensi.
Dalla finanza globale alla “fuga nei caveau”
La svolta verso il metallo fisico nasce dalla convinzione di Cheah che il sistema finanziario globale sia entrato in una fase di “vault flight”, una fuga strategica di capitali verso caveau percepiti come politicamente più sicuri. Il congelamento degli asset russi dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, insieme alle pressioni su Venezuela e Iran, ha rafforzato l’idea che gli averi di famiglie esposte politicamente siano vulnerabili se custoditi in giurisdizioni occidentali.
Per molti grandi patrimoni asiatici, secondo lui, la risposta è una combinazione di rimpatrio dei capitali e accumulo di lingotti all’interno della propria area d’influenza. Da qui la preferenza per oro fisico in caveau controllati localmente rispetto a strumenti derivati e “oro cartaceo” quotato in mercati soggetti a sanzioni, confische o controlli sui capitali.
Nel suo caso, le riserve sono costituite da lingotti custoditi in un magazzino governativo presso l’aeroporto di Hong Kong, con un quadro regolatorio pensato per proteggere gli investitori istituzionali. L’impostazione è doppiamente prudenziale: riduce il rischio di credito e quello geopolitico, e mira a sottrarre la ricchezza asiatica alle vulnerabilità delle infrastrutture finanziarie occidentali, spesso considerate ostaggio di cicli sanzionatori e politiche estere aggressive.
ETF, maxi-rally dei metalli e cambio di paradigma
La strategia di Cheah non si limita alla gestione del proprio patrimonio. Dopo i primi acquisti di metallo del 2008 e le difficoltà sperimentate con i sistemi di custodia occidentali, nel 2010 ha sostenuto il lancio del Value Gold ETF, costruito per detenere esclusivamente oro fisico nei caveau dell’aeroporto di Hong Kong. È tuttora il principale investitore del fondo, con una partecipazione da circa 1,3 miliardi di dollari di Hong Kong, pari a circa 167 milioni di dollari statunitensi.
I mercati hanno finora premiato questa impostazione: a inizio 2026 oro, argento, rame e stagno hanno toccato nuovi massimi storici, sospinti dalle aspettative di un allentamento della Federal Reserve, dalle pressioni politiche dell’amministrazione Trump e da tensioni geopolitiche diffuse. L’argento, che Cheah considera un ulteriore pilastro difensivo, ha quasi triplicato il proprio valore in un anno, sovraperformando persino l’oro.
La sua visione comincia a trovare sponde anche in Occidente. Il numero uno di JPMorgan, Jamie Dimon, ha definito per la prima volta “semi-razionale” detenere oro in portafoglio, mentre Jeffrey Gundlach, soprannominato il “re delle obbligazioni”, parla ormai del metallo come vera asset class, consigliando allocazioni anche intorno al 15%. A emergere è un quadro in cui i metalli preziosi passano da nicchia per survivalisti e speculatori a strumento centrale per la gestione del rischio sistemico.
FAQ
D: Chi è Cheah Cheng Hye?
R: È il fondatore di Value Partners Group, uno dei principali asset manager di Hong Kong, e un miliardario noto per la forte esposizione ai metalli preziosi.
D: Quanta parte del suo patrimonio è investita in oro e metalli?
R: Circa il 25% di un portafoglio stimato in 1,4 miliardi di dollari è allocato in metalli preziosi, soprattutto oro fisico.
D: Perché punta sul metallo fisico invece che su prodotti derivati?
R: Ritiene che il possesso diretto in caveau sicuri elimini il rischio di controparte e riduca l’esposizione a sanzioni, sequestri e default.
D: Dove vengono custoditi i lingotti?
R: In un magazzino governativo situato presso l’aeroporto di Hong Kong, con sistemi di sicurezza e segregazione dedicati agli investitori istituzionali.
D: Cos’è il Value Gold ETF?
R: È un ETF creato per detenere esclusivamente oro fisico in caveau di Hong Kong, di cui Cheah è il principale investitore.
D: Come si è mosso il prezzo dell’oro negli ultimi anni?
R: Dopo il boom del 2025, il metallo giallo ha segnato un record oltre i 5.000 dollari l’oncia il 24 gennaio 2026, sostenuto da rischi geopolitici e politiche monetarie accomodanti.
D: Altri grandi investitori condividono questa strategia?
R: Figure come Jamie Dimon e Jeffrey Gundlach hanno riconosciuto l’oro come componente sempre più razionale e strutturale dei portafogli globali.
D: Qual è la fonte giornalistica originale della notizia su Cheah?
R: Le informazioni derivano da un approfondimento pubblicato da Fortune.com e riprese da Bloomberg News su oro, geopolitica e strategie patrimoniali degli ultra-ricchi.




