Microsoft spiega le tecniche di manipolazione della memoria nei chatbot

Nuovi attacchi AI Recommendation Poisoning ai chatbot
Una nuova classe di attacchi, definita AI Recommendation Poisoning, mette nel mirino la memoria dei chatbot generativi. La tecnica, individuata dai ricercatori di Microsoft, sfrutta pulsanti apparentemente innocui come “Summarize with AI” per iniettare istruzioni nascoste che influenzano suggerimenti e raccomandazioni future a fini promozionali. Si tratta di una variante avanzata della prompt injection, in cui comandi invisibili all’utente vengono memorizzati in modo persistente dal sistema.
Pur non puntando al furto diretto di dati, questo avvelenamento della memoria può alterare le decisioni di chi utilizza assistenti come Copilot o altri chatbot, orientando scelte su provider cloud, investimenti o contenuti digitali.
Per ridurre l’impatto di questi rischi emergenti, Microsoft ha già annunciato di aver introdotto mitigazioni specifiche in Copilot, mentre gli utenti sono invitati a gestire con maggiore consapevolezza le funzionalità di memoria delle piattaforme AI.
Perché gli attaccanti puntano alla memoria dei chatbot
La memoria consente ai chatbot di ricordare preferenze, contesto e istruzioni fornite in precedenza, migliorando coerenza e personalizzazione delle risposte.
Proprio questa persistenza diventa il bersaglio degli attacchi di AI Memory Poisoning, che inseriscono istruzioni non autorizzate nella memoria così da influenzare tutte le interazioni successive senza che l’utente se ne accorga.
Nel caso dell’AI Recommendation Poisoning, il focus non è solo manipolare una singola risposta, ma condizionare nel tempo il sistema di raccomandazione del chatbot, spingendolo a suggerire servizi, prodotti o contenuti predefiniti in modo sistematico e difficilmente riconoscibile.
Dal prompt injection all’avvelenamento dei suggerimenti
La tecnica parte sempre da una prompt injection, ma spostata dagli input visibili alle istruzioni nascoste in link, pulsanti o documenti.
Un pulsante “Summarize with AI” in una pagina web può, ad esempio, contenere un URL del tipo copilot.microsoft.com/?q=prompt o chatgpt.com/?q=prompt, dove il parametro “prompt” include istruzioni occulte che chiedono al chatbot di memorizzare un brand, un servizio o una preferenza.
Quando l’utente tornerà a dialogare con lo stesso assistente su temi correlati, le raccomandazioni saranno influenzate da ciò che è stato scritto in memoria, anche se l’utente non ha mai espresso esplicitamente quella preferenza.
Come agisce l’AI Recommendation Poisoning nelle interazioni reali
La nuova tecnica descritta da Microsoft si distingue perché sfrutta elementi di interfaccia sempre più diffusi su siti di notizie, e-commerce e pagine aziendali. L’utente clicca un pulsante per riassumere una pagina con l’AI, ma in background il chatbot riceve istruzioni a lungo termine, spesso finalizzate a suggerire in futuro un determinato provider, prodotto o contenuto.
Secondo l’analisi dell’azienda di Redmond, sono stati identificati almeno 50 prompt nascosti su siti appartenenti a 31 aziende diverse, segno che questa pratica sta emergendo come nuovo strato di influenza sulle risposte dei sistemi generativi.
Non si tratta di un attacco “rumoroso”: l’effetto è sottile, cumulativo e orientato a plasmare il comportamento dell’assistente più che a compromettere direttamente i dati dell’utente.
Esempi concreti di manipolazione delle raccomandazioni
Un caso tipico è quello di un dirigente che utilizza un chatbot per confrontare diversi provider cloud.
Se in passato ha cliccato su un pulsante contenente un prompt nascosto, la memoria del chatbot potrebbe essere stata popolata con istruzioni che enfatizzano un particolare provider, portando l’assistente a raccomandarlo come opzione preferenziale.
Situazioni analoghe possono verificarsi per investimenti in criptovalute, per il download di giochi “adatti ai bambini” o per la selezione di fonti di notizie, con il rischio di spingere verso scelte non neutrali, pur senza apparenti segnali di compromissione.
Perché non è un attacco tradizionale ma resta pericoloso
L’AI Recommendation Poisoning non mira primariamente al furto di credenziali o al ransomware, ma alla manipolazione soft delle decisioni, sfruttando la fiducia accordata ai suggerimenti della macchina.
In molti casi le conseguenze possono sembrare innocue, come un suggerimento di prodotto sponsorizzato, ma il medesimo vettore può essere riutilizzato per finalità più gravi, dalla promozione di investimenti rischiosi alla diffusione di contenuti disinformativi.
Il confine tra marketing aggressivo, abuso dell’infrastruttura AI e minaccia alla sicurezza delle informazioni diventa così sempre più sottile e richiede un approccio regolatorio e tecnico più maturo.
Strategie di mitigazione per utenti, aziende e sviluppatori
Per contenere l’impatto dell’AI Recommendation Poisoning è necessario combinare misure tecniche, buone pratiche d’uso e maggiore trasparenza sulle funzioni di memoria. Microsoft ha annunciato mitigazioni in Copilot, ma l’ecosistema dei chatbot è molto più ampio, coinvolgendo anche piattaforme come ChatGPT e soluzioni integrate nei browser o nei siti web.
La protezione richiede filtri sui prompt in ingresso, limiti all’uso della memoria per contenuti provenienti da URL terzi, interfacce più chiare che permettano all’utente di capire quando un’informazione viene memorizzata in modo persistente.
Parallelamente, chi gestisce siti e applicazioni dovrebbe evitare l’uso di pulsanti che veicolano istruzioni occulte e adottare policy trasparenti sull’interazione tra i propri contenuti e i servizi di AI esterni.
Buone pratiche per gli utenti dei chatbot generativi
Gli utenti possono ridurre i rischi con alcune azioni semplici ma efficaci.
È consigliabile evitare di cliccare automaticamente su pulsanti “Summarize with AI” o equivalenti, soprattutto su siti sconosciuti o non verificati, e controllare periodicamente la memoria del chatbot, cancellando voci non riconosciute o non più necessarie.
Per scenari sensibili – come decisioni finanziarie, scelta di fornitori strategici o valutazioni mediche e legali – è prudente disattivare la memoria o utilizzare sessioni isolate, confrontando sempre le raccomandazioni dell’AI con fonti indipendenti e consulenti umani qualificati.
Responsabilità di aziende e sviluppatori di AI
Le aziende che integrano chatbot nei propri servizi devono trattare la memoria come un componente critico di sicurezza, non solo come funzione di comodità.
Servono controlli per impedire che prompt provenienti da link o pulsanti esterni possano impostare preferenze permanenti senza un esplicito consenso dell’utente, oltre a log verificabili che traccino quando e come una memoria viene creata o modificata.
Gli sviluppatori dovrebbero implementare sistemi di classificazione dei prompt, separando le richieste di semplice elaborazione dai tentativi di impostare istruzioni di lungo periodo, e applicare filtri e revisione ai contenuti che impattano il comportamento raccomandativo dei modelli.
FAQ
Che cos’è l’AI Recommendation Poisoning
È una tecnica che avvelena la memoria dei chatbot con istruzioni nascoste, così da influenzare nel tempo suggerimenti e raccomandazioni, spesso a scopo promozionale.
In cosa differisce dall’AI Memory Poisoning classico
L’AI Memory Poisoning mira in generale a manipolare la memoria; l’AI Recommendation Poisoning si focalizza in modo specifico sulle raccomandazioni, puntando su pulsanti e funzioni di riassunto integrate nei siti.
Come vengono nascoste le istruzioni malevole nei pulsanti
Le istruzioni sono codificate dentro l’URL del pulsante, ad esempio in parametri come “q=prompt”, che vengono interpretati dal chatbot come comandi da seguire e memorizzare.
Quali chatbot possono essere colpiti da questi attacchi
In linea di principio qualsiasi assistente con funzionalità di memoria persistente è potenzialmente esposto, inclusi servizi come Copilot o soluzioni simili sul web.
Che tipo di danni può causare nella pratica
Può orientare scelte su provider cloud, investimenti, contenuti o fonti informative, alterando l’apparente neutralità delle risposte senza rubare direttamente dati.
Cosa ha fatto Microsoft per mitigare il problema
Microsoft ha introdotto mitigazioni in Copilot, migliorando i controlli sui prompt in ingresso e sulla gestione della memoria per ridurre l’impatto di istruzioni nascoste.
Cosa possono fare subito gli utenti per proteggersi
Evitare clic impulsivi su “Summarize with AI”, cancellare periodicamente la memoria del chatbot e non affidare decisioni critiche a un’unica risposta generata.
Qual è la fonte principale di queste informazioni
Le informazioni derivano dall’analisi condotta da Microsoft e riportata nell’articolo originale pubblicato da Punto Informatico sul tema dell’AI Recommendation Poisoning.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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