Merz avverte sul crollo definitivo del precedente ordine mondiale

Il nuovo disordine globale secondo Friedrich Merz
“Il vecchio ordine mondiale non esiste più”. Con questa formula netta il cancelliere tedesco Friedrich Merz, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha sintetizzato una transizione epocale: il superamento dell’assetto post Guerra fredda e l’ingresso in una fase dominata da competizione tra grandi potenze, interessi nazionali assertivi e crescente instabilità normativa.
Per l’Europa la ridefinizione degli equilibri globali non è un esercizio teorico, ma un dossier di sicurezza e di politica industriale. La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, le tensioni su catene del valore e tecnologie strategiche e il parziale disimpegno degli Stati Uniti obbligano a ripensare ruolo, strumenti e ambizione dell’Unione.
Le parole di Merz a Monaco offrono una chiave di lettura utile per comprendere come Berlino, e con essa il nucleo europeo, stiano ricalibrando priorità di difesa, energia e competitività in un contesto che non è più regolato da un “ordine” ma da un fragile “equilibrio di forze”.
Dalla centralità delle regole al ritorno della politica di potenza
Merz descrive la fine di un ordine internazionale fondato su “diritti e regole” e l’ingresso in una fase segnata da calcolo di potenza, deterrenza militare e rivalità strutturale tra grandi attori. Il riferimento non è solo alla Russia, ma alla convergenza di crisi: conflitti regionali, weaponization delle interdipendenze economiche, pressione sulle istituzioni multilaterali. Per l’Europa ciò implica la necessità di passare da una postura prevalentemente normativa a una combinazione di potere militare, resilienza industriale e capacità di proiezione, accettando che il diritto internazionale da solo non garantisce più sicurezza.
La guerra in Ucraina come “espressione più lampante” della frattura
Nell’analisi di Merz la guerra lanciata dalla Russia contro l’Ucraina è l’“espressione più lampante” della nuova era: uso della forza per modificare i confini, logoramento dei regimi di controllo degli armamenti, pressione costante sulle infrastrutture critiche europee. Il conflitto ridisegna gli equilibri di sicurezza in Europa e oltre, indebolendo i presupposti dell’ordine nato dopo il 1989. La risposta – sanzioni, sostegno militare a Kiev, aumento della spesa per la difesa – segna una discontinuità strategica per l’Unione, che deve ora pianificare deterrenza a lungo termine e autonomia nella produzione di sistemi militari avanzati.
Il nuovo partenariato transatlantico e il rischio di frattura
Nella lettura del cancelliere tedesco si è aperta una “frattura” tra Stati Uniti ed Europa che rende urgente un aggiornamento del partenariato transatlantico. Divergenze su commercio, industrie verdi, standard tecnologici e oneri della difesa alimentano diffidenze reciproche proprio mentre cresce la competizione con le altre grandi potenze.


Merz respinge l’idea di rispondere alle tensioni con dazi e protezionismo, rivendicando la centralità del libero scambio e del coordinamento regolatorio. Al tempo stesso insiste sulla necessità che l’Europa aumenti il proprio contributo alla sicurezza collettiva, per rendere l’alleanza più simmetrica e politicamente sostenibile a Washington.
Nel suo intervento, passato all’inglese per rivolgersi ai “nostri amici americani”, Merz ha rimarcato che nell’era della rivalità tra grandi potenze “nemmeno gli Stati Uniti saranno abbastanza potenti per farcela da soli”.
Nato, sicurezza condivisa e riparto degli oneri
Merz sottolinea che far parte della Nato “non è solo un vantaggio competitivo per l’Europa, ma anche per gli Stati Uniti”. Il messaggio è duplice: rassicurare Washington sul fatto che l’Europa “sta facendo la sua parte”, con l’aumento delle spese militari dopo l’invasione russa, e ribadire che il pilastro europeo dell’alleanza è condizione di credibilità globale americana. Il nuovo partenariato richiede impegni vincolanti sul 2 per cento del Pil in difesa, cooperazione industriale nel settore bellico e coordinamento sulle posture nei confronti di Russia e Cina, evitando iniziative scoordinate che possano diluire la deterrenza collettiva.
Libero scambio, clima e governance globale
Nel discorso di Merz il rifiuto del protezionismo è legato a una visione strategica: senza mercati aperti e standard comuni, l’Occidente perde massa critica rispetto ai concorrenti autoritari. Il cancelliere difende il sostegno europeo agli accordi sul clima e all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ricordando che “siamo convinti di poter risolvere le sfide globali solo insieme”. Ciò implica rafforzare l’architettura multilaterale, evitare guerre commerciali transatlantiche su tecnologie verdi e materie prime critiche e definire regole condivise su sussidi, sicurezza sanitaria e transizione energetica, così da allineare competitività industriale e obiettivi climatici.
Cina, dipendenze strategiche e sacrifici necessari
Un passaggio centrale dell’intervento a Monaco riguarda l’analisi della Cina. Secondo Merz, la seconda economia mondiale “sfrutta sistematicamente le dipendenze altrui” e “sta reinterpretando l’ordine internazionale per adattarlo ai propri scopi”. Per l’Europa, fortemente esposta su commercio, tecnologie e materie prime, il tema non è il disaccoppiamento totale, ma la riduzione delle vulnerabilità critiche.
“Nell’era delle grandi potenze, la nostra libertà non è più scontata, ma è minacciata”, avverte Merz, suggerendo che la difesa di autonomia strategica, stato di diritto e modello sociale europeo richiederà “sacrifici”, non in un futuro imprecisato ma “non un giorno, ma adesso”.
Questo implica scelte politiche su bilanci, priorità industriali e gestione del consenso interno.
Dipendenze economiche e sicurezza europea
La critica di Merz a Pechino tocca il cuore della strategia europea di de-risking: ridurre la dipendenza da un singolo fornitore su tecnologie chiave, energia, farmaci, terre rare. L’uso strumentale delle interdipendenze – dalle restrizioni all’export alle pressioni su singoli Stati – evidenzia come economia e sicurezza siano ormai intrecciate. Per mitigare il rischio, l’Europa deve diversificare mercati e forniture, rafforzare le filiere interne su semiconduttori, batterie e difesa, e coordinare le politiche commerciali tra Stati membri, evitando divisioni che aumentano la leva negoziale cinese.
Sacrifici immediati tra spesa militare e consenso sociale
Quando Merz parla di sacrifici “adesso” fa riferimento all’aumento strutturale della spesa per la difesa, alla riallocazione di risorse pubbliche e alla necessità di accettare costi di breve periodo per rafforzare sicurezza e resilienza. I bilanci europei, già sotto pressione per transizione verde e welfare, devono integrare investimenti in capacità militari, cyberdifesa e protezione delle infrastrutture critiche. La sfida politica consiste nel mantenere coesione interna e sostegno elettorale mentre si chiede ai cittadini di sostenere oneri aggiuntivi, spiegando che l’alternativa a questi sacrifici è una maggiore esposizione a ricatti esterni e instabilità.
FAQ
Cosa intende Friedrich Merz per fine del vecchio ordine mondiale?
Merz si riferisce al superamento dell’assetto post Guerra fredda, basato su forte centralità di regole e istituzioni multilaterali, sostituito da una fase dominata da rivalità tra grandi potenze, uso più disinvolto della forza e strumentalizzazione delle interdipendenze economiche.
Perché la guerra in Ucraina è così centrale nella sua analisi?
La guerra lanciata dalla Russia contro l’Ucraina è per Merz la prova più evidente del nuovo contesto: confini modificati con la forza, trattati di sicurezza erosi e necessità per l’Europa di riorientare rapidamente spesa militare, diplomazia e politiche energetiche.
Che cosa propone Merz sul partenariato transatlantico?
Merz propone un “nuovo partenariato transatlantico” che aggiorni la cooperazione tra Stati Uniti ed Europa, superando la “frattura” su commercio e difesa, rafforzando la Nato e coordinando le risposte alle sfide poste da Russia e Cina.
Qual è la posizione di Merz su dazi e protezionismo?
Il cancelliere respinge l’uso dei dazi come risposta alle tensioni transatlantiche, difende il libero scambio e sostiene che solo mercati aperti e regole condivise permettono all’Occidente di restare competitivo e di affrontare insieme clima, salute globale e sicurezza energetica.
Come viene descritta la Cina nel discorso di Monaco?
Merz afferma che la Cina “sfrutta sistematicamente le dipendenze altrui” e “reinterpreta l’ordine internazionale” a proprio vantaggio, evidenziando il rischio per l’Europa di dipendere eccessivamente da Pechino su tecnologie, materie prime e mercati.
Perché Merz parla di sacrifici immediati per l’Europa?
I sacrifici riguardano aumento delle spese militari, rafforzamento delle filiere strategiche e possibili costi economici legati al de-risking dalla Cina e alla risposta alla Russia. Secondo Merz questi oneri sono necessari per preservare libertà e sicurezza.
Qual è il ruolo attribuito alla Nato da Merz?
Merz definisce l’adesione alla Nato un vantaggio per entrambe le sponde dell’Atlantico. Chiede agli europei di fare di più in termini di capacità militari, sottolineando che una difesa europea forte rende l’alleanza più credibile anche per gli Stati Uniti.
Qual è la fonte originale delle dichiarazioni di Merz?
Le dichiarazioni di Friedrich Merz analizzate in questo articolo provengono da un resoconto pubblicato da Adnkronos sull’intervento del cancelliere tedesco alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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