Meloni condanna apertamente il fascismo, silenzi imbarazzanti da La Russa e Salvini

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Giorno della Memoria, Meloni: “Condanniamo la complicità del fascismo nelle persecuzioni contro gli ebrei”. La Russa e Salvini non citano il regime
Parole diverse nel Giorno della Memoria
Nel Giorno della Memoria, i vertici istituzionali italiani hanno diffuso messaggi molto differenti sul ruolo del fascismo nelle persecuzioni antiebraiche. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto una linea più esplicita, riconoscendo la responsabilità dello Stato italiano dell’epoca, mentre altre figure di governo hanno preferito concentrarsi su ricordo e condanna dell’odio antisemita senza evocare direttamente il regime.
Nel suo intervento, la premier ha ricordato l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz come momento di rivelazione dell’orrore della Shoah, sottolineando l’importanza dei nomi e dei volti delle vittime, nonché la testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti. Ha inoltre richiamato la figura dei “Giusti” che, in diversi Paesi, rischiarono la vita per salvare ebrei perseguitati.
Il passaggio politicamente più rilevante arriva quando Meloni parla di “complicità” dello Stato fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti e nelle deportazioni, definendo le leggi razziali del 1938 come una “pagina buia” sigillata dall’ignominia. Una formulazione che segna un’esplicita presa di distanza storica e morale, destinata a pesare nel dibattito pubblico italiano e nelle riletture del rapporto tra destra di governo e passato fascista.
Silenzio sul fascismo nei messaggi istituzionali
Più prudente la comunicazione di altre cariche di vertice. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, pur definendo la Shoah “la più grande tragedia del Novecento” causata dall’odio contro il popolo ebraico, non fa alcun riferimento alla responsabilità del regime italiano. Il suo messaggio insiste sulla necessità che la ricorrenza non resti mera celebrazione, ma momento di responsabilità, vigilanza e trasmissione della memoria alle nuove generazioni.
La Russa sottolinea il dovere di contrastare ogni rigurgito razzista, antisemita e antisionista, richiamando tolleranza e rispetto come cardini di una democrazia matura. La scelta di non evocare esplicitamente le leggi razziali o il ruolo dello Stato fascista riflette però una linea comunicativa attenta a evitare riferimenti diretti al passato autoritario.
Analoga impostazione emerge dal video diffuso dal vicepremier Matteo Salvini dal ghetto ebraico di Venezia, presentato come luogo-simbolo della memoria ebraica europea. Il leader della Lega richiama la persecuzione e il tentativo di sterminio del popolo ebraico, ma preferisce concentrarsi su rispetto, libertà religiosa e contrasto all’antisemitismo contemporaneo, evitando qualsiasi richiamo al ruolo delle istituzioni italiane del tempo.
Memoria della Shoah e politica contemporanea
Nel suo intervento, Salvini lega la difesa del popolo ebraico al sostegno esplicito a Israele, denunciando “fanatici” ed “estremisti islamici” che continuerebbero a diffondere odio e violenza. Mostrando un ulivo piantato nel ghetto, lo definisce simbolo di pace e futuro, collegando memoria del passato e impegno contro ogni forma di violenza e antisemitismo oggi. L’accento è spostato dalla responsabilità storica del fascismo ai conflitti e alle tensioni contemporanee in Medio Oriente e in Europa.
Il contrasto tra le parole di Meloni e quelle di altri esponenti di maggioranza illumina una frattura simbolica: da un lato, il riconoscimento della complicità dello Stato fascista nelle persecuzioni; dall’altro, una narrazione che condanna la Shoah e l’odio antiebraico senza affrontare fino in fondo il ruolo del regime italiano. È un nodo che incide sull’immagine internazionale dell’Italia e sul posizionamento della destra di governo nella memoria pubblica nazionale.
Per gli storici, il richiamo alle leggi razziali del 1938 e alla macchina repressiva dello Stato fascista resta essenziale per comprendere come la persecuzione antiebraica non sia stata solo importata dalla Germania nazista, ma sia stata attivamente assunta e applicata da apparati italiani. La diversa scelta di linguaggio dei leader istituzionali, in un momento di forte attenzione mediatica come il Giorno della Memoria, contribuisce a definire il perimetro politico e culturale dell’antifascismo repubblicano nel XXI secolo.
FAQ
D: Chi ha parlato esplicitamente di responsabilità del fascismo nelle persecuzioni antiebraiche?
R: La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riconosciuto la complicità dello Stato fascista in rastrellamenti, deportazioni e leggi razziali del 1938.
D: Il presidente del Senato ha citato il regime fascista nel suo messaggio?
R: No, Ignazio La Russa ha ricordato la Shoah e condannato l’odio antisemita senza menzionare direttamente il fascismo o le leggi razziali.
D: Quale ruolo ha dato Matteo Salvini al ghetto di Venezia nel suo video?
R: Matteo Salvini ha indicato il ghetto di Venezia come luogo di memoria e simbolo di rispetto verso le comunità ebraiche nel Giorno della Memoria.
D: In che modo Giorgia Meloni ha definito le leggi razziali del 1938?
R: Le ha descritte come una pagina buia della storia italiana, segnata dall’ignominia e parte integrante della persecuzione degli ebrei.
D: Che cosa ha sottolineato La Russa riguardo alle nuove generazioni?
R: Ha invitato a trasformare la ricorrenza in occasione di riflessione e responsabilità, trasmettendo ai giovani i valori di tolleranza e rispetto.
D: Qual è il focus principale del messaggio di Salvini sul presente?
R: Il vicepremier ha insistito sul sostegno al popolo ebraico e a Israele, denunciando estremismi islamici e ogni forma di antisemitismo attuale.
D: Perché le diverse formulazioni politiche sulla memoria sono importanti?
R: Perché definiscono il rapporto tra istituzioni, passato fascista e narrazione pubblica dell’antifascismo nella democrazia italiana.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria cui si ispira l’analisi?
R: L’elaborazione si ispira a un pezzo di ricostruzione politica pubblicato da il Fatto Quotidiano sulle dichiarazioni dei leader nel Giorno della Memoria.




