Premier Meloni accusa Putin e chiarisce i gravissimi rischi di conflitto con l’Iran

Meloni tra crisi nel Golfo, Iran e ruolo dell’Italia in Europa
La premier Giorgia Meloni, dopo tre giorni di silenzio, interviene al Tg5 sulla nuova escalation nel Golfo, legata al confronto tra Iran, Usa e Israele.
Parla in serata, calibrando toni e pause, per dichiararsi «preoccupata» non solo per il rischio di guerra regionale, ma per la crisi del diritto internazionale, «figlia della guerra in Ucraina».
Roma non è stata coinvolta in anticipo nelle decisioni militari e rivendica di non avere un ruolo operativo negli attacchi, pur sostenendo politicamente la linea occidentale.
Il governo sposta l’asse della propria legittimazione sull’Unione europea, presentando la posizione italiana come pienamente allineata a Bruxelles, mentre valuta l’impatto sui cittadini italiani nell’area e su energia e sicurezza nazionale.
In sintesi:
- Meloni rompe il silenzio sulla crisi nel Golfo, evocando il collasso del diritto internazionale.
- Roma non è stata coinvolta nelle decisioni militari di Usa e Israele, né ha fornito basi.
- Crosetto conferma solo richieste difensive dai Paesi del Golfo, nessuna «azione cinetica» dall’Italia.
- Il governo si schermisce dietro la linea comune Ue e monitora i 20mila italiani nel Golfo.
Le mosse del governo tra prudenza pubblica e sostegno agli alleati
L’irritazione di Meloni per non essere stata avvertita in anticipo si attenua sapendo di condividere l’esclusione con quasi tutta l’Europa.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani chiarisce alle commissioni Esteri e Difesa che «non c’è stata nessuna richiesta di coinvolgimento delle basi italiane».
Il ministro della Difesa Guido Crosetto precisa che l’unica sollecitazione arrivata a Roma proviene dai Paesi del Golfo e riguarda solo sistemi difensivi, non partecipazione a operazioni offensive: «Le basi militari italiane gli Usa le hanno già. La differenza sarebbe se dovessero essere usate per azioni cinetiche, cosa mai avvenuta finora».
Dietro la prudenza verbale, il sostegno politico all’azione di contenimento dell’Iran resta sostanziale. Meloni afferma che «non possiamo permetterci che l’attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio o testate atomiche».
Tajani riferisce di una telefonata del ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar: secondo Israele, l’atomica iraniana sarebbe stata «questione di giorni».
Europa, italiani nel Golfo e ricadute politiche interne
Il governo indica l’Unione europea come vero scudo politico. Tajani ribadisce che «la nostra linea è quella della Ue», richiamando le posizioni dell’Alta commissaria Kaja Kallas.
Riconosce però che le decisioni operative di Francia, Germania e Regno Unito viaggiano sul binario separato del formato E3 sul dossier nucleare iraniano, dove Roma non siede.
La priorità pratica riguarda i circa 20mila italiani presenti nel Golfo, tra lavoratori, tecnici e famiglie. Tajani elenca misure consolari e canali diplomatici aperti per garantire evacuazioni rapide in caso di emergenza, pur sottolineando che al momento non risultano rischi immediati.
In parallelo, Meloni prova a chiudere la polemica interna sul caso Crosetto: *«Posso dire che non ha mai smesso di fare il suo lavoro»*. Un richiamo alla continuità della catena di comando in una fase in cui ogni crisi esterna può riverberarsi su energia, mercati e consenso interno.
FAQ
Qual è la posizione ufficiale dell’Italia sulla nuova crisi nel Golfo?
L’Italia conferma un sostegno politico agli alleati occidentali, ma esclude al momento un coinvolgimento militare diretto o l’uso delle proprie basi per attacchi.
L’Italia ha autorizzato l’uso delle basi da parte di Usa o Israele?
No, secondo Antonio Tajani non è arrivata alcuna richiesta di utilizzo delle basi italiane, né autorizzazioni per operazioni offensive.
I 20mila italiani nel Golfo sono esposti a rischi immediati?
Al momento no: la Farnesina ritiene la situazione sotto controllo, ma mantiene piani di evacuazione rapida e monitoraggio costante dei singoli Paesi.
Cosa cambia per l’Italia se la crisi iraniana dovesse aggravarsi?
Un aggravamento impatterebbe subito su prezzi dell’energia, sicurezza dei connazionali e traffici commerciali, costringendo Roma a rivedere presenza militare e diplomazia.
Da quali fonti è stata elaborata questa ricostruzione giornalistica?
L’analisi deriva da un’elaborazione congiunta di notizie di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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