Media svizzeri sotto assedio IA: lo studio rivela pressioni crescenti e rischi per l’informazione

Indice dei Contenuti:
Pressioni crescenti delle piattaforme e dell’AI
Media svizzeri sotto pressione mentre piattaforme digitali e AI intercettano pubblico e ricavi, evidenzia lo studio “Media Use 2035” del fög (Università di Zurigo). Le abitudini di fruizione si spostano verso chatbot e aggregatori, riducendo il ruolo del brand giornalistico come punto d’accesso.
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La discovery delle notizie avviene sempre più dentro ecosistemi chiusi, dove algoritmi e assistenti generativi filtrano e sintetizzano contenuti, erodendo visibilità e traffico verso le testate.
Secondo lo studio, questa migrazione dell’audience altera la catena del valore: l’intermediazione delle piattaforme concentra l’attenzione e indebolisce il controllo delle redazioni sulla distribuzione, con impatti immediati su reach, abbonamenti e pubblicità.
Il vantaggio competitivo dei sistemi di AI generativa nel fornire risposte rapide attrae utenti che privilegiano la sintesi rispetto alla lettura integrale, spostando il consumo informativo fuori dai siti originari.
Per gli editori, la combinazione di disintermediazione e sintesi automatica crea una dipendenza strutturale da canali terzi, riducendo la capacità di fidelizzare lettori e monetizzare i contenuti alla fonte.
Calo della domanda e effetto zero-click
Lo studio del fög prevede una riduzione strutturale della domanda di notizie giornalistiche entro il 2035, trainata dalla frammentazione dei comportamenti e dall’uso di assistenti AI come porta d’ingresso informativa.
L’accesso mediato da chatbot e piattaforme spinge l’utente a fermarsi alla sintesi, bypassando la lettura dell’articolo completo.
Ne deriva un indebolimento dei principali KPI editoriali: meno clic, minore tempo di permanenza, caduta del traffico diretto e delle conversioni a abbonamenti e pubblicità.
L’“effetto zero‑click” si amplifica quando le risposte prodotte dall’AI risultano sufficienti al bisogno informativo immediato, riducendo l’incentivo ad aprire la fonte originaria.
Secondo il fög, questa dinamica si consoliderà con l’espansione degli ecosistemi chiusi e dei modelli di sintesi, rendendo marginale il passaggio alla pagina dell’editore.
Per le redazioni, la perdita del click mina la misurabilità del valore e il ciclo di ricavi collegato all’audience, compromettendo la sostenibilità del prodotto informativo.
Il rischio competitivo cresce: la distribuzione si concentra su attori che aggregano e sintetizzano senza trasferire traffico, mentre le testate restano esposte a cali di reach e di brand recall.
Modelli di finanziamento e tutela dei diritti
Il fög giudica insufficiente il finanziamento esclusivamente di mercato del giornalismo nell’attuale contesto di intermediazione da parte di piattaforme e AI.
Lo studio sollecita strumenti di policy che garantiscano ritorni economici agli editori quando i contenuti vengono utilizzati per addestramento o risposta generativa.
Tra le priorità: modelli di remunerazione obbligatoria per l’uso di servizi giornalistici da parte di sistemi AI, meccanismi di licenza collettiva e rafforzamento dell’enforcement sul diritto d’autore.
Il presidente VSM Andrea Masüger denuncia l’estrazione sistematica di valore da parte di attori tecnologici senza compensi adeguati agli editori.
La direttrice VSM Pia Guggenbühl collega la sostenibilità a nuove regole di equo compenso e a un rafforzamento delle competenze dell’utenza, fattore che aumenta la propensione al pagamento.
Nel quadro svizzero, la mozione della senatrice Petra Gössi introduce l’obbligo di remunerazione per l’utilizzo dei contenuti giornalistici da parte dell’AI, allineando la disciplina a tendenze europee in materia di tutela della proprietà intellettuale.
Per gli editori, la combinazione di licenze, diritti connessi e accordi contrattuali con i grandi modelli generativi è la leva per ristabilire flussi di ricavo, mitigare il “free riding” e preservare investimenti editoriali.
Alfabetizzazione mediatica e intervento politico
Il VSM lega la tenuta del sistema informativo a investimenti strutturali in alfabetizzazione mediatica, affiancati da misure regolatorie mirate.
Secondo il fög, utenti con maggiori competenze valutano meglio le fonti e sono più propensi a pagare per contenuti affidabili, rafforzando la domanda di giornalismo professionale.
In quest’ottica, l’azione pubblica deve integrare politiche di media education in scuole e formazione continua, con programmi misurabili per fasce d’età e aree professionali.
L’intervento politico include anche strumenti di sostegno alla produzione, tutela della proprietà intellettuale e regole di remunerazione per l’uso dei contenuti da parte dell’AI, coerenti con la mozione della senatrice Petra Gössi.
Per gli editori, combinare incentivi alla qualità informativa con diritti economici esigibili crea un circolo virtuoso: più competenze, più fiducia, più abbonamenti.
Il VSM richiama a tempi rapidi di attuazione e a meccanismi di enforcement effettivi, evitando che l’asimmetria con piattaforme e grandi modelli generativi continui a erodere ricavi e pluralismo.
FAQ
- Qual è il problema principale per i media svizzeri?
La perdita di pubblico e ricavi a favore di piattaforme e AI che sintetizzano notizie senza trasferire traffico. - Cosa si intende per effetto zero-click?
Utenti che si fermano alle risposte dei chatbot o alle sintesi, senza aprire l’articolo originale. - Perché il finanziamento di mercato non basta?
L’intermediazione tecnologica riduce clic, abbonamenti e pubblicità, rendendo instabili i ricavi editoriali. - Quali misure economiche sono richieste?
Licenze e remunerazione obbligatoria per l’uso dei contenuti giornalistici da parte dell’AI, con enforcement sul diritto d’autore. - Che ruolo ha l’alfabetizzazione mediatica?
Aumenta la capacità di valutare le fonti e la disponibilità a pagare, sostenendo il giornalismo di qualità. - Qual è il contesto normativo in Svizzera?
La mozione della senatrice Petra Gössi prevede compensi obbligatori per l’uso di contenuti giornalistici da parte dell’AI.




