Massimo Giletti ironizza su Sanremo e Torino, svela sogno inatteso
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Massimo Giletti, trent’anni di televisione tra inchieste, rischi e futuro incerto
Massimo Giletti, volto storico della tv italiana, ripercorre trent’anni di carriera in un’intervista a La Nuova Sardegna. Dalla svolta professionale seguita all’abbandono dell’azienda di famiglia nel Biellese fino alle inchieste sui boss mafiosi scarcerati durante il Covid, il conduttore di Rai 3 racconta successi, pressioni e isolamento. Oggi, reduce dalla seconda edizione di Lo stato delle cose, vive sotto scorta per minacce mafiose, riflette sul ruolo di “televisionista”, difende le sue battaglie civili e non esclude in futuro un approdo a Mediaset, mantenendo però ironia e distacco verso la politica attiva.
In sintesi:
- Giletti ricostruisce trent’anni di tv tra inchieste, successi e scelte professionali controcorrente.
- Dalla fabbrica di Biella alla Rai, decisivi gli incontri con Giovanni Minoli e Michele Guardì.
- Le inchieste sui boss scarcerati lo hanno portato sotto scorta e a un forte isolamento professionale.
- Rapporti complessi con le colleghe, apertura a Mediaset e ironia sul proprio futuro.
Dalla fabbrica biellese alla Rai: maestri, rischi e “televisionista”
L’ingresso di Massimo Giletti in Rai nasce da un’ossessione professionale per Giovanni Minoli e il suo Mixer. Per sei mesi chiama insistentemente la segretaria Dora Ricci, finché ottiene un colloquio di oltre un’ora.
Minoli, inizialmente contrario a fargli lasciare l’azienda di famiglia, cede davanti alla sua ostinazione e lo assume per un mese, poi divenuti cinque anni. Oggi Giletti lo definisce “tutto”, il primo vero investitore sul suo talento. Altro passaggio chiave è l’incontro con Michele Guardì, “allenatore sul campo”, che lo tempra facendogli condurre fino a 400 puntate in un anno, trasformandolo in un professionista capace di gestire ritmo, diretta e pressione.
Pur rivendicando radici giornalistiche, Giletti rifiuta l’etichetta di cronista “puro” e sceglie quella di “televisionista”: non reality, né game show “dei pacchi”, ma inchieste costruite con linguaggio e tempi televisivi. Il modello dichiarato è Michele Santoro, apprezzato per teatralità e regia del confronto. Il successo simbolo resta L’Arena, “come una figlia”, capace di raccogliere fino a 4,5 milioni di telespettatori la domenica pomeriggio.
Due episodi segnano quella stagione: la telefonata in diretta di Adriano Celentano a sostegno di una donna vittima di violenza e il durissimo scontro con Mario Capanna sui vitalizi. Infastidito dal sorriso dell’ex leader studentesco mentre si ricordava la morte di una giovane, Giletti gli lancia il libro a terra. Per quel gesto la Rai lo multa di 20mila euro, ma lui ribadisce: *“Lo rifarei? Sì, con grande gioia”*.
Scorta, isolamento, rapporti con le colleghe e scenari futuri
La fase più delicata della sua carriera coincide con le inchieste televisive sulle scarcerazioni di boss mafiosi durante l’emergenza Covid, tra cui Michele Zagaria, uscito dal carcere di Sassari. Dopo quelle puntate, arrivano minacce dirette da ambienti mafiosi e per Giletti scatta la scorta, che dura da sei anni e condiziona profondamente la vita privata.
Il conduttore rivendica la legittimità e la necessità di quell’inchiesta, ma denuncia un forte senso di solitudine professionale: avrebbe voluto maggiore sostegno dalla categoria e ritiene che una presa di posizione collettiva avrebbe forse evitato l’isolamento e l’esposizione personale così marcata.
Sui rapporti con le colleghe, ridimensiona i presunti attriti con Mara Venier, bollati come enfatizzazioni giornalistiche: *“Con Mara abbiamo un rapporto fraterno”*. Ben diversa la valutazione di Barbara D’Urso: Giletti dichiara di non aver mai apprezzato il suo stile televisivo, ma le riconosce di essere *“un animale televisivo di grande forza e impatto”* e manifesta sincero *“dispiacere”* per la sua prolungata assenza dagli schermi.
Sul fronte dei network commerciali, non chiude alla prospettiva Mediaset dopo una carriera divisa tra Rai e La7. Elogia il lavoro di Pier Silvio Berlusconi nel rilancio del gruppo dopo la morte del padre, definito *“un genio della tv”*, e si lascia sfuggire un significativo: *“Nella vita, mai dire mai”*.
Quanto al futuro, alla domanda se lo veda più probabile alla guida del Festival di Sanremo o candidato a sindaco di Torino, Giletti sceglie la fuga ironica: *“Diventare un frate trappista”*. Una battuta che rivela il desiderio di sottrarsi alle etichette di aspirante politico e alle logiche di lottizzazione, pur restando uno dei pochi conduttori generalisti che mantengono centrale il tema della responsabilità civile in tv.
FAQ
Chi è Massimo Giletti e quale ruolo ha in televisione?
Massimo Giletti è un conduttore e autore televisivo italiano, specializzato in programmi d’inchiesta e approfondimento, oggi considerato un “televisionista” con forte impronta giornalistica.
Perché Massimo Giletti vive sotto scorta da sei anni?
Giletti vive sotto scorta per minacce riconducibili a ambienti mafiosi, ricevute dopo le sue inchieste televisive sulle scarcerazioni di boss durante l’emergenza Covid.
Qual è stato il programma più importante nella carriera di Massimo Giletti?
Il programma più importante è stato L’Arena su Rai 1, talk d’approfondimento domenicale capace di raggiungere circa 4,5 milioni di telespettatori.
Massimo Giletti potrebbe passare a Mediaset in futuro?
Sì, Giletti non esclude un futuro approdo a Mediaset, ha elogiato il lavoro di Pier Silvio Berlusconi e ha dichiarato: *“Nella vita, mai dire mai”*.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo su Massimo Giletti?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta di contenuti Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.



