Marco Panzarasa il ruolo nascosto dell’amico di Alberto Stasi

Il biglietto anonimo e la nuova ombra sul caso Garlasco
Diciotto anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, un piccolo foglio a quadretti torna al centro dell’inchiesta su Garlasco. L’8 ottobre 2007, appena due settimane dopo l’arresto di Alberto Stasi, la madre della vittima, Rita Preda, trovò sulla porta della cappella di famiglia al cimitero di Pieve Albignola un messaggio anonimo: «È stato Marco a ucciderla». Quel biglietto, consegnato subito ai carabinieri, venne di fatto ignorato e oggi non risulta più agli atti.
Nel frattempo, le nuove indagini su Andrea Sempio riportano alla luce quell’episodio grazie a un’intercettazione resa pubblica sul canale YouTube della scrittrice e astrofisica Maria Conversano. Nel colloquio con l’avvocato di parte civile Gian Luigi Tizzoni, la voce di Rita Preda tradisce ancora paura e smarrimento di fronte a quel nome scritto senza cognome.
La riemersione di quell’atto trascurato solleva interrogativi sulla completezza e la qualità investigativa di uno dei casi giudiziari più discussi del Paese.
Il contenuto del messaggio e la gestione investigativa
Il testo del biglietto, in stampatello, era secco e accusatorio: «È stato Marco a ucciderla». Nessun cognome, nessun dettaglio in più, nessun elemento di contesto. Un indizio fragile, ma potenzialmente utile in un’indagine complessa.
Rita Preda lo consegnò immediatamente ai carabinieri, aspettandosi verifiche, comparazioni calligrafiche, riscontri ambientali. Invece il foglio venne archiviato, senza approfondimenti documentati. Oggi non è più rintracciabile nella documentazione processuale nota.
In un fascicolo dove ogni micro traccia è stata esaminata per anni, la scomparsa di un documento che indica un nome proprio, per quanto generico, apre un problema di metodo e di affidabilità complessiva del percorso probatorio.
L’intercettazione tra Rita Preda e Gian Luigi Tizzoni


Nell’audio diffuso da Maria Conversano, Rita Preda rievoca il biglietto con evidente turbamento. Ricorda la grafia, il supporto a quadretti, l’impatto emotivo immediato.
Quando l’avvocato Gian Luigi Tizzoni chiede chi possa essere quel “Marco”, la madre ammette: «Non dice il cognome, ma adesso sto tremando». È in quel momento che Tizzoni formula il nome: potrebbe essere Marco Panzarasa?
L’intercettazione non prova nulla sul piano penale, ma mostra quanto quell’indicazione fosse percepita come significativa dall’ambiente familiare e come invece sia stata marginalizzata nella gestione istituzionale del caso.
Il ruolo di Marco Panzarasa nell’universo di Alberto Stasi
Alla domanda dell’avvocato Tizzoni, il nome evocato è quello di Marco Panzarasa, figura centrale nella vita di Alberto Stasi al tempo dell’omicidio. Panzarasa non è un comprimario: è definito da tutti il migliore amico di Alberto, presente nella quotidianità, nelle confidenze, nei viaggi.
Il loro rapporto, ben documentato, rende inevitabile che qualsiasi riferimento a un “Marco” venga sovrapposto a lui, specie in un contesto ristretto come quello di Garlasco. La successiva rottura improvvisa tra i due, pochi anni dopo i fatti, aggiunge un ulteriore livello di interesse investigativo, pur non costituendo di per sé prova di rilievo penale.
La domanda, però, resta: quanto è stato effettivamente verificato il perimetro di conoscenze e frequentazioni che ruotavano attorno a Panzarasa e Stasi in quei mesi cruciali?
Biografia essenziale e legame con Alberto Stasi
Marco Panzarasa era, nel 2007, il confidente principale di Alberto Stasi. Condividevano telefonate frequenti, momenti di svago e progetti di studio e lavoro.
Nell’estate del 2007 i due partirono insieme per Londra, poi raggiunti per qualche giorno da Chiara Poggi. È una dinamica tipica di un triangolo amicale molto stretto, spesso citato nelle ricostruzioni del clima emotivo precedente al delitto.
Pochi anni dopo, Panzarasa scelse la via del sacerdozio, diventando prete. Parallelamente, però, interruppe in modo brusco ogni rapporto con Stasi. Una cesura che molti osservatori hanno interpretato come segnale di un conflitto irrisolto, su cui però gli atti ufficiali offrono pochissime spiegazioni.
L’alibi di Loano e le verifiche su Panzarasa
Il 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio, Marco Panzarasa risultava in vacanza a Loano, in Liguria. Le celle telefoniche confermano compatibilità tra la sua reperibilità mobile e la presenza fuori da Garlasco.
Richiamato d’urgenza dopo la telefonata di Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi, Panzarasa rientrò rapidamente. Fu ascoltato dagli inquirenti per cinque volte. Gli atti pubblici convergono su un punto: nessun elemento lo collega direttamente alla scena del crimine.
Nonostante questo, il successivo silenzio mediatico, l’amicizia dissolta con Stasi e l’assenza di un’analisi pubblica approfondita della sua posizione alimentano ancora oggi ipotesi, domande e sospetti, soprattutto alla luce del biglietto anonimo mai realmente valorizzato.
Il significato del nome “Marco” e le nuove verifiche sul Dna
Il messaggio ritrovato da Rita Preda non indicava un cognome, solo un nome: “Marco”. In un contesto ristretto come quello di Garlasco e del circolo di amicizie di Chiara Poggi, questa scelta può suggerire confidenza tra mittente e destinataria.
Oltre a Marco Panzarasa, nell’orbita del caso compare anche Marco Poggi, altro nome spesso evocato nelle cronache. Il fatto che l’autore del biglietto ritenga superfluo specificare chi sia “Marco” presuppone che, per Rita Preda, l’identità risultasse immediatamente intuibile.
La nuova stagione di accertamenti, centrata oggi su Andrea Sempio, riporta al centro anche la necessità di recuperare, se possibile, ogni residuo di informazione materiale e biologica collegata a quel foglietto.
Ipotesi interpretative sul solo nome di battesimo
Scrivere “Marco” senza cognome su un biglietto destinato alla madre di Chiara Poggi implica che l’autore dia per scontata la comprensione del riferimento. È una dinamica tipica di ambienti ristretti, dove pochi “Marco” possono essere associati in modo immediato alla vicenda.
L’interpretazione proposta da Maria Conversano sottolinea la possibile familiarità: chi scrive potrebbe appartenere allo stesso contesto sociale o territoriale della famiglia Poggi.
Questa lettura non offre certezze, ma indica una direzione investigativa omessa all’epoca: mappare sistematicamente tutti i “Marco” in relazione diretta con la vittima, con Alberto Stasi e con il nucleo delle amicizie più strette.
Prelievo del Dna e criticità della vecchia indagine
Le nuove attività istruttorie prevedono il prelievo del Dna di Marco Panzarasa per comparazioni su reperti già noti o di futura acquisizione. È un passaggio tecnico che mira a chiudere, almeno sul piano scientifico, le zone d’ombra rimaste.
Non è certo che esistano ancora tracce utili collegate direttamente al biglietto anonimo: la sparizione del foglio dagli atti è di per sé un vulnus probatorio. Tuttavia, gli inquirenti puntano a un quadro genetico più completo, anche in relazione alle verifiche su Andrea Sempio.
Il nodo centrale resta metodologico: perché, in una delle indagini più controverse degli ultimi decenni, un elemento come quel foglietto sia stato archiviato senza tracciabilità, in apparente contrasto con i requisiti di diligenza, completezza e conservazione della prova richiesti oggi dagli standard di affidabilità investigativa.
FAQ
Che cosa diceva esattamente il biglietto ritrovato sulla tomba
Il biglietto, scritto in stampatello su carta a quadretti, riportava solo la frase: «È stato Marco a ucciderla», senza alcun cognome né altri dettagli identificativi.
Dove e quando è stato trovato il messaggio anonimo
Rita Preda lo trovò l’8 ottobre 2007 sulla porta della cappella di famiglia nel cimitero di Pieve Albignola, circa due settimane dopo l’arresto di Alberto Stasi.
Chi è Marco Panzarasa e che rapporto aveva con Alberto Stasi
Marco Panzarasa era il migliore amico di Alberto Stasi, confidente quotidiano e compagno di viaggio, poi divenuto sacerdote e in seguito distaccatosi bruscamente da lui.
Quale alibi ha fornito Marco Panzarasa per il giorno dell’omicidio
Panzarasa ha dichiarato di trovarsi in vacanza a Loano, in Liguria, il giorno del delitto; le celle telefoniche risultano compatibili con questa versione, e gli interrogatori non hanno evidenziato coinvolgimenti diretti.
Perché il biglietto non compare più negli atti processuali
Secondo le ricostruzioni disponibili, il foglietto fu consegnato ai carabinieri ma di fatto archiviato senza approfondimenti e oggi non risulta più rintracciabile nel fascicolo ufficiale.
Che ruolo ha avuto Maria Conversano nella riemersione del caso
La scrittrice e astrofisica Maria Conversano ha pubblicato sul proprio canale YouTube un’intercettazione tra Rita Preda e l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, riportando l’attenzione sul biglietto anonimo.
Perché oggi si parla di nuovo del Dna di Marco Panzarasa
Le nuove indagini, parallele agli accertamenti su Andrea Sempio, prevedono il prelievo del Dna di Panzarasa per confronti genetici, nel tentativo di chiudere zone d’ombra residue.
Qual è la fonte originale delle informazioni sul biglietto e su Panzarasa
Le informazioni derivano dalle cronache giudiziarie sul caso Garlasco e dall’intercettazione resa pubblica da Maria Conversano, base del resoconto giornalistico qui analizzato.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



