Magistrati, clamoroso esposto del ministero sul software segreto di Report
Indagine a Milano, nodo tecnico e profili penali
La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per presunto accesso abusivo a sistema informatico a carico di un tecnico del Ministero della Giustizia, lo stesso che aveva mostrato alla trasmissione Report come il software Ecm permetterebbe di entrare da remoto nei computer dei magistrati. Il procedimento nasce da un esposto del dicastero, presentato all’indomani delle anticipazioni televisive e prima della messa in onda della puntata, e individua come parte offesa il gip di Alessandria, Aldo Tirone.
Secondo il racconto del tecnico, l’accesso dimostrativo sul pc d’ufficio del giudice sarebbe avvenuto con il consenso di quest’ultimo, ma utilizzando le normali credenziali e funzioni di Ecm, senza lasciare tracce nei sistemi centrali. Per il Ministero, invece, quel consenso sarebbe irrilevante se l’operazione fosse stata resa possibile da “forzature” di rete non previste dal perimetro di sicurezza. Da qui l’ipotesi di reato, che presuppone un superamento non autorizzato dei limiti tecnici di accesso.
La scelta di trasmettere alla Procura il carteggio con gli uffici di Torino nel biennio 2024-2025 ha indirizzato la competenza su Milano, in quanto il magistrato rientra nel distretto torinese. L’inchiesta è coordinata dal procuratore Marcello Viola, con i pm Francesca Celle ed Enrico Pavone, affiancati dal sostituto procuratore nazionale antimafia Eugenio Albamonte delegato da Gianni Melillo, segnale di un’attenzione istituzionale elevata sui profili di sicurezza e sovranità dell’infrastruttura informatica giudiziaria.
Ecm, controllo remoto e il ruolo della Polizia postale
Al centro del dossier c’è Ecm, piattaforma Microsoft di gestione centralizzata di aggiornamenti, installazioni e sicurezza, adottata dal Ministero della Giustizia come da molte grandi organizzazioni. La Procura ha delegato alla Polizia postale una perizia tecnica con tre quesiti chiave: se un tecnico accreditato possa accedere ai pc dei magistrati senza il loro consenso; se tali accessi producano sempre tracce verificabili nei log; se tali tracce possano essere alterate o cancellate.
Le risposte avranno riflessi diretti non solo sull’indagato, ma sull’intera architettura di sicurezza di via Arenula. Se venisse accertata la possibilità di accessi occulti, si aprirebbe un fronte delicato su riservatezza degli atti, indipendenza della magistratura e responsabilità di chi progetta e governa i sistemi. Se invece la perizia confermasse la tesi del Ministero — ovvero che ogni operazione admin lascia tracce non eliminabili — l’attenzione si sposterebbe sulla coerenza tecnica delle dimostrazioni rese in tv e sul perimetro effettivo del consenso del gip.
La perizia, in ottica di cybersecurity pubblica, dovrà anche valutare se le policy di gestione degli account tecnici, i livelli di privilegio di Ecm e il monitoraggio dei log soddisfino gli standard minimi europei per le infrastrutture critiche. Il risultato influenzerà inevitabilmente anche gli altri dicasteri che usano strumenti analoghi, ponendo un precedente in tema di controlli sui sistemi di IT governance interna.
Scontro istituzionale, trasparenza e impatto sull’opinione pubblica
La vicenda si inserisce in un contesto di tensione stratificata tra Ministero della Giustizia e magistratura, con il tema del controllo remoto dei pc dei giudici al centro di confronti tecnici da anni, anche con la Procura di Torino. Finora via Arenula aveva negato l’esistenza di un problema strutturale, senza comunicare l’esposto presentato due giorni prima della messa in onda di Report, scelta che oggi si presta a interpretazioni antagoniste: difesa dell’istituzione, o tentativo di spostare il focus dal sistema alle condotte del singolo tecnico.
Le dichiarazioni pubbliche del ministro Carlo Nordio, che ha definito “ripugnanti insinuazioni” le ipotesi di interferenze illecite sull’attività giurisdizionale, mirano a rassicurare su assenza di volontà di controllo politico sugli uffici giudiziari. Tuttavia, la stessa apertura di un’indagine con delega alla Polizia postale riporta al centro la domanda cruciale: se il sistema consenta, anche solo in astratto, un monitoraggio occulto di computer giudiziari e, in tal caso, quali contromisure siano state adottate o omesse.
Sul piano della percezione pubblica e delle piattaforme come Google News e Google Discover, il caso intercetta temi forti di fiducia digitale, privacy e accountability delle istituzioni. La gestione comunicativa, la qualità delle informazioni fornite e la capacità di documentare in modo verificabile le scelte tecniche influenzeranno direttamente la credibilità del Ministero e degli organi inquirenti, in un contesto in cui l’alfabetizzazione alla sicurezza informatica è ancora fragile tra utenti, operatori della giustizia e classe politica.
FAQ
D: Chi è l’indagato nell’inchiesta di Milano?
R: Un tecnico del Ministero della Giustizia in servizio nel distretto di Torino, già intervistato in forma anonima da Report e da Il Fatto Quotidiano.
D: Qual è il reato ipotizzato dalla Procura?
R: L’ipotesi è di accesso abusivo a sistema informatico, in relazione all’utilizzo del software Ecm su un pc di un magistrato.
D: Perché è competente la Procura di Milano?
R: Perché la persona offesa individuata è un gip del distretto torinese e, per legge, in questi casi la competenza spetta alla Procura di Milano.
D: Qual è il ruolo della Polizia postale?
R: Verificare se tramite Ecm sia possibile accedere ai pc dei magistrati a loro insaputa, se gli accessi lascino log e se tali tracce siano manipolabili.
D: Cosa sostiene il tecnico sul funzionamento di Ecm?
R: Che il sistema permetterebbe di visualizzare e controllare lo schermo del magistrato da remoto, senza lasciare segni nei log centrali.
D: Qual è la posizione ufficiale del Ministero della Giustizia?
R: Il dicastero nega la possibilità di accessi occulti tramite Ecm e ritiene che ogni operazione amministrativa debba lasciare tracce verificabili.
D: Perché il caso ha rilevanza per l’indipendenza della magistratura?
R: Perché eventuali accessi non tracciati ai pc giudiziari potrebbero incidere sulla riservatezza degli atti e sulla percezione di autonomia degli uffici.
D: Qual è la fonte principale che ha portato il caso all’attenzione pubblica?
R: Il servizio della trasmissione Report, che ha raccolto la testimonianza del tecnico ministeriale e rilanciato il tema a livello nazionale.




