Magistrata sotto assedio, la routine nascosta che nessuno immaginava

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Crans, sveglia alle 4.30, famiglia e ufficio: ecco chi è la pm nella bufera
Una carriera al centro delle inchieste più delicate
Béatrice Pilloud, procuratrice generale del Cantone Vallese, è la magistrata chiamata a far luce sul rogo del residence “Le Constellation” di Crans-Montana, in cui hanno perso la vita quaranta persone, tra cui sei cittadini italiani. La gestione dell’indagine è sotto i riflettori internazionali, anche per la posizione ferma espressa nei rapporti con le autorità straniere.
Entrata in carica nel gennaio di due anni fa, ha trovato una struttura giudiziaria definita “situazione preoccupante” dal Consiglio della magistratura, con ritardi cronici e dossier destinati alla prescrizione. Ha avviato una riorganizzazione interna per ridurre il carico amministrativo dei procuratori e migliorare il clima negli uffici, puntando su strumenti di lavoro più efficienti e una gestione più rigorosa delle scadenze.
Nella sua responsabilità rientrano procedimenti ad alto impatto pubblico: dall’archiviazione del fascicolo sugli abusi nella Chiesa cattolica vallesana – con denunce prescritte nonostante numerose audizioni – fino ai dossier più sensibili del cantone, come quelli seguiti dalla procuratrice Rahel Brühwiler prima del suo suicidio nell’ottobre scorso. Secondo il quotidiano Le Temps, proprio sulla gestione di questi incartamenti sarebbero nati contrasti interni all’ufficio.
Pressioni internazionali, decisioni controcorrente
Nel caso della strage di Crans-Montana, la scarcerazione di Jacques Moretti ha suscitato forti reazioni in Italia e in Svizzera. Béatrice Pilloud ha precisato che la decisione è stata assunta dal Tribunale delle misure coercitive, rivendicando l’autonomia della magistratura e respingendo ogni ipotesi di ingerenza politica sulla gestione del fascicolo.
Ha dichiarato di non voler provocare incidenti diplomatici tra i due Paesi, ma di non essere disponibile a cedere a eventuali pressioni provenienti da Roma, invitando l’ambasciatore italiano a rivolgersi alle autorità politiche federali se in cerca di chiarimenti. Una linea che evidenzia un profilo istituzionale improntato a indipendenza, stretta osservanza delle norme procedurali e difesa dei margini d’azione del Ministero pubblico cantonale.
Nell’inchiesta, destinata a essere scrutinata dai media internazionali e dalle famiglie delle vittime, pesa anche l’enigma sulla cauzione di 200mila franchi che ha consentito la liberazione di Moretti, somma che – secondo ricostruzioni di stampa – sarebbe stata versata da un facoltoso imprenditore di Ginevra. Proprio questa combinazione di interessi economici, vittime straniere e opinione pubblica mobilitata rende il lavoro della procuratrice particolarmente esposto e complesso.
Disciplina quotidiana, lutti personali e ruolo della famiglia
Dietro il profilo istituzionale di Béatrice Pilloud c’è una routine scandita da una disciplina ferrea. La procuratrice ha raccontato al magazine della Polizia cantonale vallesana di svegliarsi ogni giorno alle 4.30 del mattino, per sedersi alla scrivania quando ancora l’ufficio è vuoto: a suo dire, il momento più efficace per leggere dossier complessi e preparare strategie di indagine senza interruzioni.
Con il marito François, attivo nel commercio di alcolici, ha fissato una regola precisa: nessuno dei due esce di casa prima delle 5. La famiglia è descritta come pilastro emotivo e punto di equilibrio rispetto a un lavoro che la espone a pressioni costanti e a situazioni drammatiche. La tragedia della Tête Blanche, nell’estate 2024, l’ha toccata direttamente: sei membri di una stessa famiglia sono morti durante una gita di scialpinismo sulle Alpi svizzere, e lei conosceva personalmente una delle vittime.
Il susseguirsi di casi dolorosi, dal rogo di Le Constellation agli scandali nella Chiesa cattolica, fino alle tensioni interne seguite alla morte di Rahel Brühwiler, ha consolidato l’immagine di una magistrata considerata inflessibile, ma anche sotto costante scrutinio. Le famiglie delle vittime confidano nella sua rigidità procedurale per ottenere verità giudiziaria e responsabilità chiare.
FAQ
D: Chi è Béatrice Pilloud?
R: È la procuratrice generale del Cantone Vallese, responsabile delle principali inchieste penali del cantone, inclusa quella sull’incendio di Crans-Montana.
D: Qual è il suo ruolo nel caso del rogo di Le Constellation?
R: Coordina e dirige le indagini sullo stabile andato in fiamme a Crans-Montana, dove sono morte quaranta persone, tra cui sei italiane.
D: Come ha reagito alle pressioni dall’Italia sul caso Moretti?
R: Ha ribadito l’indipendenza della magistratura vallesana, spiegando che la scarcerazione è stata decisa dal Tribunale delle misure coercitive e invitando le autorità italiane a rivolgersi al livello politico svizzero per eventuali contestazioni.
D: Chi ha pagato la cauzione di Jacques Moretti?
R: Secondo ricostruzioni di stampa, la cauzione di 200mila franchi sarebbe stata versata da un ricco imprenditore di Ginevra, rimasto ufficialmente anonimo.
D: Perché la sua gestione è stata criticata in passato?
R: Sono emerse polemiche legate all’archiviazione di un fascicolo sugli abusi nella Chiesa cattolica e ai contrasti interni seguiti al suicidio della procuratrice Rahel Brühwiler.
D: Qual è la sua routine quotidiana di lavoro?
R: Si sveglia alle 4.30 e lavora alla scrivania già all’alba, sfruttando le prime ore del mattino per studiare i dossier più complessi.
D: Che ruolo ha la famiglia nella sua vita?
R: La famiglia è un punto di riferimento essenziale; con il marito François ha stabilito regole chiare per conciliare impegni professionali e vita privata.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle informazioni su Pilloud?
R: Le informazioni biografiche e le citazioni sono state ricavate dalla stampa svizzera francofona, inclusi approfondimenti pubblicati da testate come Le Temps e dal magazine della Polizia cantonale vallesana.




