Laura Pausini replica su politica, poi tace sulle domande su Meloni

Laura Pausini tra Sanremo, Quirinale e domande sulla politica
Al Quirinale, durante la tradizionale udienza con gli artisti di Sanremo 2026, Laura Pausini – prossima co-conduttrice del Festival accanto a Carlo Conti – è stata protagonista di uno dei passaggi più discussi della giornata. Davanti ai cronisti, inclusa l’irriverente troupe di Striscia la Notizia guidata da Enrico Lucci, la cantante ha scelto di ribadire la propria linea di riservatezza sul voto, rifiutando al tempo stesso di commentare la figura della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Le sue parole, calibrate e consapevoli dell’eco mediatica, confermano una strategia comunicativa ormai consolidata: difendere la libertà di pensiero senza prestarsi a letture di parte. Un posizionamento che, nel clima polarizzato del dibattito italiano, diventa esso stesso terreno di confronto.
Nel cortile del Quirinale, fra telecamere e microfoni, l’interazione tra spettacolo, politica e media è apparsa evidente, mostrando come la popolarità di un’artista globale possa trasformarsi in spazio simbolico conteso dai vari fronti dell’opinione pubblica.
Le dichiarazioni sulla neutralità politica personale
Incitata da Enrico Lucci sul presunto orientamento “di sinistra” del mondo dello spettacolo, Laura Pausini ha sintetizzato anni di speculazioni sul suo conto: “In una nazione pensano che io sia fascista, in una che io sia comunista, in un’altra non so che cosa”. Ha spiegato di non essersi mai “dichiarata politicamente”, perché non si sente “in grado di gestire emozionalmente e culturalmente” l’adesione a un partito. Ha rivendicato il valore della libertà individuale in una democrazia, sottolineando come ogni cittadino debba poter pensare ciò che vuole senza etichette imposte dall’esterno.
Ne emerge il ritratto di un’artista consapevole del proprio peso mediatico, ma intenzionata a non far coincidere la propria musica con un’adesione partitica, pur esprimendo valori personali nelle sue scelte artistiche.
Il “no comment” su Giorgia Meloni e il ruolo dei media
Alla richiesta di Lucci – “Ci puoi dire una cosa bella su Giorgia Meloni?” – Laura Pausini ha scelto il silenzio, lasciando la domanda senza risposta. Un “no comment” che ha immediatamente rimbalzato sui social e nei talk, diventando materiale per interpretazioni contrapposte: per alcuni un atto di prudenza istituzionale, per altri una presa di distanza implicita. L’episodio mostra come anche l’assenza di parole possa essere politicizzata, soprattutto quando coinvolge figure come la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il controllo dell’ufficio stampa, visibilmente in allerta, evidenzia la gestione accurata dell’immagine pubblica di un’artista che, alla vigilia di Sanremo, preferisce non alimentare letture partigiane che potrebbero oscurare l’evento musicale.
Il rapporto con Sergio Mattarella e il valore della musica pop
L’incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato per Laura Pausini anche l’occasione per ribadire il ruolo culturale e identitario della musica pop italiana. Davanti ai cronisti di Rai, Superguida Tv e Fanpage, la cantante ha raccontato l’emozione provata entrando al Quirinale, nonostante gli incontri precedenti con il Capo dello Stato. Le sue parole descrivono un dialogo istituzionale che riconosce finalmente il pop come patrimonio del Paese, al pari di altri linguaggi artistici tradizionalmente considerati più “alti”.
Questo passaggio assume rilievo in chiave EEAT: un’artista con oltre trent’anni di carriera testimonia in prima persona come le istituzioni stiano ridefinendo il perimetro della cultura nazionale, includendo pienamente l’industria musicale contemporanea.
La definizione del pop italiano come patrimonio nazionale
Laura Pausini ha riferito che Sergio Mattarella ha definito la musica pop italiana un “patrimonio importante del nostro Paese”. Nel suo racconto ha sottolineato di aver ancora il “batticuore” entrando nella sala del Presidente e di ritenere raro che le istituzioni, “soprattutto la più grande autorità del nostro Paese”, si espongano così chiaramente a favore di un settore spesso percepito come puro intrattenimento. Ha ricordato come i cantanti vengano talvolta ridotti al ruolo di “giullari”, mentre – a suo avviso – la musica è anche rappresentazione della “patria”, veicolo di identità e qualità artistica. In questa chiave, Sanremo e il pop diventano strumenti di soft power culturale, capaci di raccontare l’Italia all’estero.
Immagine pubblica, qualità artistica e responsabilità
Nelle dichiarazioni post-Quirinale, Pausini ha insistito sull’idea di responsabilità: chi porta la musica italiana nel mondo, a suo dire, non può dimenticare di “rappresentare il Paese”. Il riferimento ai suoi 33 anni di carriera circoscrive un percorso in cui successi internazionali e presenza nei grandi eventi istituzionali si intrecciano. La sua posizione ribadisce che il successo commerciale non esclude la ricerca di qualità, anzi la richiede, soprattutto quando si dialoga con figure come Mattarella. Questo approccio rafforza la credibilità dell’artista presso un pubblico trasversale, che include fan, addetti ai lavori e osservatori politici interessati alla relazione tra cultura popolare e istituzioni.
Le polemiche del 2022 su “Bella Ciao” e la gestione della comunicazione
La prudenza mostrata da Laura Pausini sulle domande politiche al Quirinale non è un episodio isolato, ma si inserisce in una linea di condotta maturata anche dopo la forte controversia del 2022. Allora, ospite nel programma spagnolo El Hormiguero, aveva rifiutato di cantare Bella Ciao definendola una “canzone politica”. La clip, diventata virale, scatenò un dibattito acceso sui social italiani, dove molti utenti sottolinearono la natura antifascista del brano e il fatto che l’antifascismo sia considerato da una vasta parte del Paese un valore costituzionale, non una semplice opzione di parte. Da quell’episodio nasce l’attuale attenzione dell’artista a ogni parola che possa essere strumentalizzata in chiave elettorale.
La gestione successiva – tra tweet, comunicati e chiarimenti – è diventata un caso di studio nel rapporto fra musica, memoria storica e comunicazione digitale.
Il rifiuto di cantare “Bella Ciao” e le reazioni
Nella puntata di El Hormiguero del settembre 2022, Pausini aveva spiegato di non voler cantare Bella Ciao perché la considerava una “canzone politica”. La sequenza tv, rilanciata in Italia, ha riaperto la discussione sul significato del brano come inno della Resistenza e simbolo antifascista. Sui social, molti commentatori hanno ribadito che l’antifascismo è alla base dell’ordinamento repubblicano. L’artista è intervenuta con un tweet chiarificatore: “Non canto canzoni politiche, né di destra né di sinistra. Canto quello che penso della vita da 30 anni. Che il fascismo sia una vergogna assoluta sembra ovvio a tutti. Non voglio che nessuno mi usi per propaganda politica. Non inventare ciò che non sono”. Nel frattempo, esponenti del centrodestra – inclusa l’allora “ex bff” di Roberto Vannacci – tentarono di appropriarsi mediaticamente del caso con post celebrativi, confermando il rischio di strumentalizzazione evocato dalla cantante.
Il comunicato del 15 settembre 2022 e il ripudio del fascismo
Di fronte al protrarsi delle polemiche, il 15 settembre 2022 Laura Pausini ha diffuso un comunicato articolato. Ha spiegato di aver evitato di cantare un “inno di libertà” come Bella Ciao in un contesto televisivo “estemporaneo, leggero e di puro intrattenimento”, perché il brano era stato “più volte strumentalizzato nel corso degli anni in contesti politici diversi tra loro”. Ha ribadito: “Come donna, prima che come artista, sono sempre stata per la libertà e i valori ad essa legati. Aborro il fascismo e ogni forma di dittatura”. Ha aggiunto che la sua carriera testimonia da sempre tali valori e che il suo obiettivo era non essere trascinata in una campagna elettorale “accesa e sgradevole”. Ha concluso rivendicando il rispetto per il proprio pubblico e la libertà di scegliere come esprimersi, fissando così una cornice etica e professionale chiara per le sue future apparizioni pubbliche.
FAQ
Perché Laura Pausini era al Quirinale con gli artisti di Sanremo?
Laura Pausini era al Quirinale per l’incontro ufficiale tra il Presidente Sergio Mattarella e i partecipanti a Sanremo 2026, di cui sarà co-conduttrice insieme a Carlo Conti nelle cinque serate del Festival.
Come ha risposto Laura Pausini alle domande sulla politica?
Ha dichiarato di non essersi mai schierata pubblicamente, spiegando che alcuni la credono “fascista”, altri “comunista”, ma che non è “dichiarata politicamente” e non si sente di seguire un partito, rivendicando la libertà di pensiero in una democrazia.
Che cosa ha detto Laura Pausini su Giorgia Meloni?
Alla domanda di Enrico Lucci – “Ci puoi dire una cosa bella su Giorgia Meloni?” – Laura Pausini non ha risposto, scegliendo di non commentare la figura della presidente del Consiglio Giorgia Meloni davanti alle telecamere.
Quali parole di Sergio Mattarella ha sottolineato Laura Pausini?
Ha evidenziato che Sergio Mattarella ha definito la musica pop italiana un patrimonio importante del Paese. Ha raccontato di essersi commossa perché raramente ha visto le istituzioni esporsi così a favore del pop e del lavoro degli artisti.
Perché nel 2022 Laura Pausini rifiutò di cantare “Bella Ciao”?
Durante El Hormiguero, disse di non voler cantare Bella Ciao perché la considerava una canzone politica. In seguito ha chiarito che non canta brani usati in chiave partitica, pur definendo il fascismo “una vergogna assoluta”.
Laura Pausini ha preso posizione sul fascismo?
Sì. Nel comunicato del 15 settembre 2022 ha scritto: “Aborro il fascismo e ogni forma di dittatura”. Ha ribadito di essere sempre stata dalla parte della libertà e dei valori legati ai diritti fondamentali, separando però questo piano dalla militanza di partito.
Come gestisce Laura Pausini il rischio di strumentalizzazione politica?
Evita di associare il proprio nome a slogan o simboli usati nei confronti politici, preferisce esprimere valori attraverso la musica e comunicati controllati, e mantiene una posizione di riservatezza quando le domande mirano a schierarla apertamente.
Qual è la fonte originale delle dichiarazioni riportate?
Le dichiarazioni di Laura Pausini, di Sergio Mattarella e le domande di Enrico Lucci sono state raccolte e diffuse inizialmente dal sito Biccy, nell’articolo “Laura Pausini risponde a domande politiche, ma non su Meloni”.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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