Laura Pausini oscura i commenti social dopo l’ondata di critiche

Olimpiadi Milano-Cortina 2026, il caso Laura Pausini e l’uso dell’Inno di Mameli
La cerimonia d’apertura di Milano-Cortina 2026 a San Siro, nata per celebrare identità nazionale e sport, è diventata un caso mediatico per l’interpretazione dell’Inno di Mameli affidata a Laura Pausini. La scelta di proporre una versione personalizzata del Canto degli Italiani ha innescato una reazione polarizzata, tra apprezzamenti per il coraggio artistico e accuse di scarsa aderenza al contesto istituzionale. Il dibattito, amplificato dai social, interroga il confine tra libertà creativa e rispetto dei simboli repubblicani, in un evento ad altissima visibilità globale.
La successiva decisione della cantante di chiudere i commenti su Instagram conferma la dimensione tossica di parte del confronto online, trasformando una performance in un caso di studio su reputazione digitale, gestione della crisi e responsabilità dei media.
Perché la rilettura dell’Inno divide pubblico e commentatori
L’Inno nazionale, specie in contesti olimpici, è percepito come rito civile più che come semplice brano musicale. Una rivisitazione, se troppo marcata, viene letta da molti come interferenza emotiva su un simbolo condiviso. Nel caso di Laura Pausini, timbro e arrangiamento hanno reso centrale la sua cifra autoriale, spostando l’attenzione dall’Inno alla performer. Questo approccio è legittimo dal punto di vista artistico, ma rischioso in termini di ricezione: il pubblico televisivo generalista tende a privilegiare esecuzioni sobrie, aderenti alla versione istituzionale. In un contesto iper-mediatizzato, il margine di tolleranza verso l’innovazione si restringe sensibilmente.
La polarizzazione è stata alimentata anche dal confronto con precedenti esecuzioni considerate “canoniche”, contribuendo a rendere la performance un test identitario più che estetico.
Dalla celebrazione alla chiusura dei commenti: gestione di una crisi social
Dopo la cerimonia, il post di ringraziamento di Laura Pausini su Instagram, pensato per valorizzare team e collaboratori, è stato investito da una seconda ondata di critiche. Il passaggio successivo, la disattivazione dei commenti, segnala una scelta di autodifesa: ridurre l’esposizione al linguaggio d’odio e ai giudizi sommari. Per un’artista di fama internazionale, intervenire sulle proprie piattaforme è oggi parte integrante del crisis management.
La chiusura dei commenti non elimina il dibattito, che prosegue altrove, ma delimita lo spazio di confronto diretto con il profilo ufficiale. In termini di fiducia e autorevolezza, questo atto viene spesso letto come tutela della salute mentale e del lavoro delle squadre digitali, più che come rifiuto del dialogo.
Le critiche di Selvaggia Lucarelli e il tema dei simboli istituzionali


Nel dibattito esploso dopo la cerimonia inaugurale, la voce di Selvaggia Lucarelli ha avuto forte risonanza. La giornalista, abituata a intervenire su media e linguaggi pop, ha sintetizzato l’insoddisfazione di una parte del pubblico con una battuta virale, rafforzando la percezione di una performance giudicata eccessivamente autoreferenziale. Le sue parole si inseriscono in una discussione più ampia: come trattare brani e simboli istituzionali in forme spettacolari destinate alla televisione globale, senza snaturarne funzione e gravitas.
Il ruolo delle opinion leader nel modellare la percezione pubblica
La frase di Selvaggia Lucarelli, “A Laura Pausini è rimasta da fare solo la cover di buon compleanno e rovinerà pure buon compleanno”, è un esempio di come l’ironia tagliente possa orientare rapidamente le narrazioni online. Un singolo contenuto, se pubblicato da figure con grande seguito, diventa frame interpretativo per migliaia di utenti. In questo caso, la critica non entra nel merito tecnico dell’esecuzione, ma delegittima l’intera operazione di “coverizzazione” di brani simbolici.
Per il sistema informativo, questo tipo di interventi impone un lavoro di contestualizzazione: distinguere legittima opinione, satira e attacco personale, evitando che la discussione resti confinata alla dimensione dello sberleffo social.
Libertà artistica e limiti impliciti nei rituali repubblicani
La polemica riapre un nodo ricorrente in Italia: fino a che punto si può reinterpretare un inno o un simbolo nazionale nell’ambito di eventi istituzionali? Dal punto di vista giuridico, i margini di libertà sono ampi, ma esiste un codice non scritto che il pubblico tende a far valere: sobrietà, riconoscibilità melodica, centralità del testo.
Nel contesto olimpico, dove l’Inno funge da biglietto da visita del Paese davanti al mondo, ogni deviazione stilistica viene scrutinata con maggiore severità. La scelta degli organizzatori di affidarsi a una star come Laura Pausini implicava un bilanciamento delicato tra prestigio internazionale dell’interprete e aspettative di “neutralità” simbolica, bilanciamento che il pubblico non ha percepito come riuscito in maniera unanime.
Il caso Ghali, regia Rai e rappresentazione culturale alla cerimonia
Accanto alla controversia sull’Inno, la serata di Milano-Cortina 2026 ha acceso i riflettori su un secondo fronte: la quasi totale assenza di inquadrature e citazioni per Ghali nella diretta Rai. La segnalazione, partita anche da Selvaggia Lucarelli, ha trasformato una scelta di regia in un caso politico-culturale, legato alla rappresentazione di artisti percepiti come scomodi per le loro posizioni pubbliche. L’episodio mostra come, in un’era di iper-visibilità, anche ciò che non viene mostrato diventi notizia.
Le accuse di invisibilità televisiva e le responsabilità editoriali
Secondo la ricostruzione critica, Ghali sarebbe stato inquadrato solo da lontano e mai nominato in telecronaca. Selvaggia Lucarelli ha sintetizzato così la situazione: “In compenso Ghali neppure nominato e inquadrato a distanza di milioni di km, manco fosse una tempesta solare”. In un evento che ambisce a rappresentare il Paese nella sua pluralità, la percezione di una “rimozione” di un artista noto solleva interrogativi sulla linea editoriale del servizio pubblico.
Per Rai, simili scelte di regia, anche se non intenzionali, hanno un impatto reputazionale: l’assenza selettiva può essere letta come presa di posizione implicita su figure considerate divisive.
La risposta di Ghali e il richiamo a pace, armonia e umanità
La reazione di Ghali è arrivata attraverso un post social dal tono critico ma misurato: “Pace? Armonia? Umanità? Non ho sentito niente di tutto questo ieri sera, ma l’ho sentito attraverso i vostri messaggi”. Il rapper ha così rovesciato la narrativa ufficiale della cerimonia, evidenziando uno scarto tra retorica inclusiva e pratiche concrete di visibilità.
Nel prosieguo del messaggio, Ghali ha invitato i fan a non alimentare odio: “Le persone sono ciò che conta davvero e, in un momento di così tanto odio, vi prego di non giocare il loro gioco e di rispondere sempre come vorremmo che il mondo fosse”. Questo approccio rafforza la sua immagine pubblica come artista impegnato, ma rilancia anche il tema della responsabilità delle istituzioni mediatiche nel dare spazio a voci critiche senza ricorrere a forme di esclusione simbolica.
FAQ
Perché l’Inno di Mameli di Laura Pausini ha generato tante critiche?
L’interpretazione di Laura Pausini è stata percepita da molti come troppo personalizzata per un contesto istituzionale. Parte del pubblico si aspettava una versione più aderente alla forma tradizionale del Canto degli Italiani, specie durante l’apertura di Milano-Cortina 2026.
La rivisitazione dell’Inno nazionale è consentita negli eventi ufficiali?
Sì, non esiste un divieto assoluto alla rivisitazione artistica. Tuttavia, esiste un codice non scritto di sobrietà e riconoscibilità che il pubblico tende a pretendere in occasioni solenni, rendendo rischiosa ogni scelta troppo distante dal modello istituzionale.
Perché Laura Pausini ha disattivato i commenti su Instagram?
Dopo il post di ringraziamento sulla performance a San Siro, i commenti negativi sono diventati numerosi e spesso aggressivi. La disattivazione è una misura di tutela, utile a ridurre l’esposizione a linguaggi d’odio e a proteggere la gestione del profilo ufficiale.
Che ruolo ha avuto Selvaggia Lucarelli nella polemica sull’Inno?
Selvaggia Lucarelli ha pubblicato una storia ironica su Instagram, definendo la cover di Laura Pausini in modo fortemente critico. La sua battuta è diventata virale e ha contribuito a consolidare una narrazione negativa sulla performance.
Qual è il nodo principale del caso Ghali alla cerimonia inaugurale?
Il punto contestato è la quasi totale invisibilità di Ghali nella regia Rai: poche inquadrature lontane e nessuna citazione in telecronaca. Questo è stato letto come un segnale simbolico di esclusione in un evento che doveva rappresentare la pluralità del Paese.
Cosa ha detto Ghali dopo la cerimonia di Milano-Cortina 2026?
Ghali ha scritto di non aver percepito “pace, armonia, umanità” nella serata, ma di averle sentite nei messaggi dei fan. Ha invitato il pubblico a non rispondere con odio, chiedendo di reagire secondo il modello di mondo che vorremmo vedere.
Quali lezioni emergono per organizzatori e media da queste polemiche?
Gli organizzatori devono valutare con maggiore precisione il rapporto tra libertà artistica e sensibilità collettiva, mentre i media, in particolare Rai, sono chiamati a garantire rappresentazioni equilibrate, evitando omissioni percepite come punitive o ideologiche.
Qual è la fonte originale delle informazioni su Pausini e Ghali?
Le informazioni qui analizzate derivano dall’articolo originale pubblicato da cpop.it, che ha ricostruito critiche alla performance di Laura Pausini e il caso mediatico legato alla presenza di Ghali alla cerimonia di Milano-Cortina 2026.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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