Lagarde BCE sotto accusa: stipendio quattro volte Powell, il divario che infiamma il dibattito sugli euro-vertici
Stipendi a confronto tra Lagarde e Powell
Christine Lagarde guida la Banca centrale europea con un pacchetto retributivo che, secondo i dati ricostruiti dal Financial Times, supera nettamente quello dei principali omologhi. Il suo salario base ufficiale è pari a 466.000 euro (444.984 euro nel 2023) e, includendo ulteriori voci non dettagliate pubblicamente, il totale stimato raggiunge circa 726.000 euro l’anno. La cifra la collocherebbe come la funzionaria pubblica più pagata dell’Unione europea, con un livello retributivo superiore di circa un quinto rispetto a quello della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
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Il confronto con Jerome Powell, numero uno della Federal Reserve, evidenzia un divario ancora più netto: il banchiere centrale statunitense percepisce 203.000 dollari annui, importo fissato per legge federale. La normativa USA, inoltre, impedisce ai funzionari pubblici di ricevere compensi da enti non americani, escludendo componenti aggiuntive. Ne risulta che la retribuzione complessiva di Powell è meno di un terzo di quella stimata per Lagarde, pur essendo considerato il banchiere centrale più influente al mondo.
Anche nel confronto internazionale più ampio, il caso europeo spicca per l’ampiezza del divario con gli Stati Uniti. Se da un lato la struttura retributiva della BCE riflette scelte storiche e adeguamenti annuali uniformi a tutto il personale, dall’altro il tetto legale statunitense comprime il trattamento economico del presidente della Fed entro parametri più stringenti. Il risultato è un quadro in cui l’incarico ai vertici della politica monetaria dell’Eurozona è remunerato in maniera sensibilmente superiore rispetto alla controparte americana.
Componenti del compenso di Lagarde e benefici aggiuntivi
Il pacchetto retributivo di Christine Lagarde è composto da un salario base e da voci ulteriori che aumentano in modo significativo il totale annuo. Il salario ufficiale indicato per la presidente della BCE ammonta a 466.000 euro (444.984 euro nel 2023). Su questa base si sommano componenti aggiuntive stimate in circa 260.000 euro, sulle quali l’istituzione non fornisce una ripartizione pubblica. La combinazione delle due voci porta il compenso complessivo a circa 726.000 euro l’anno.
Una parte rilevante di questi importi ulteriori è collegata all’incarico di membro del consiglio della Banca dei regolamenti internazionali (BRI), ricoperto da novembre 2019. Secondo le ricostruzioni riportate dal Financial Times, tale ruolo garantirebbe a Lagarde circa 125.000 euro l’anno. La BRI rende noti solo i compensi totali del management, senza dettagliare le singole posizioni, lasciando quindi opaca la composizione precisa del gettone percepito dai membri del consiglio.
Altri elementi non monetari contribuiscono ad ampliare il valore del pacchetto. Le stime indicano circa 135.000 euro in benefit come l’alloggio a carico dell’istituzione e prestazioni accessorie. Tali benefici, pur non rappresentando salario in senso stretto, incidono sul valore complessivo della retribuzione annua e spiegano parte del divario con gli omologhi internazionali.
Interpellata sulle cifre, la BCE non entra nel merito dei dettagli. L’istituzione richiama il fatto che il trattamento del presidente è stato definito dal Consiglio direttivo nel 1998 e da allora aggiornato esclusivamente con gli incrementi annuali previsti per l’intero personale. Anche la BRI non commenta le stime e non fornisce ulteriori precisazioni. Nel complesso, la combinazione tra salario base, compensi connessi ad incarichi esterni e benefici in natura spiega il livello di 726.000 euro stimato per la numero uno della Banca centrale europea.
Trasparenza retributiva nelle banche centrali e il caso Bri
La struttura informativa sulle retribuzioni ai vertici delle banche centrali europee presenta ampie aree grigie. La Banca centrale europea pubblica il salario base della presidente, ma non fornisce una scomposizione completa delle voci aggiuntive né dei benefici in natura. L’istituzione sottolinea che il trattamento del vertice è stato definito dal Consiglio direttivo nel 1998 e adeguato solo con aumenti annuali in linea con il resto del personale, senza ulteriori dettagli puntuali sulle componenti di costo complessive.
Il nodo della trasparenza emerge in modo ancora più marcato nel perimetro della Banca dei regolamenti internazionali (BRI). Pur pubblicando i dati aggregati del management, la BRI non rende note le remunerazioni dei singoli membri del consiglio, rendendo impossibile verificare in modo indipendente l’entità dei gettoni o delle indennità riconosciute. Questa impostazione limita la tracciabilità degli importi collegati agli incarichi esterni ricoperti dai vertici delle banche centrali, impedendo un confronto omogeneo tra ordinamenti.
Le differenze normative pesano. Negli Stati Uniti, una disciplina stringente vieta ai funzionari pubblici di percepire compensi da enti non americani e fissa per legge il salario del presidente della Federal Reserve. Nell’Eurozona non esiste un vincolo equivalente: il risultato è una disclosure non standardizzata che consente margini di opacità sulle componenti extra-salariali, soprattutto quando collegate a organismi internazionali come la BRI.
Questo scarto informativo ha ricadute concrete sulla possibilità di valutare l’adeguatezza delle retribuzioni e il potenziale rischio di conflitti di interesse. Senza una rendicontazione integrale e comparabile delle voci retributive, gli osservatori non possono stabilire con precisione il peso dei benefit non monetari, la natura degli incarichi esterni e l’eventuale incidenza di emolumenti accessori. La richiesta di standard comuni di trasparenza, più vicini a quelli delle società quotate, mira proprio a colmare questo vuoto informativo.
Nel contesto europeo, un salto di qualità nella disclosure retributiva passa per tre direttrici: dettaglio annuale e pubblico di tutte le componenti del pacchetto, inclusi benefit e indennità; separazione chiara tra compensi riconducibili al ruolo principale e importi provenienti da organismi terzi; allineamento delle prassi di reporting tra le principali istituzioni, con formati comparabili e verificabili. In assenza di questi elementi, il confronto internazionale resta parziale e il dibattito pubblico si fonda su stime, anziché su dati certificati.
FAQ
- Quanto guadagna complessivamente Christine Lagarde?
Le stime indicano circa 726.000 euro l’anno, somma di 466.000 euro di salario base e voci aggiuntive non interamente dettagliate pubblicamente.
- Qual è la retribuzione di Jerome Powell rispetto a Lagarde?
Jerome Powell percepisce 203.000 dollari annui fissati per legge negli Stati Uniti, meno di un terzo della cifra stimata per Christine Lagarde.
- Quali componenti extra incidono sul compenso della presidente della BCE?
Incidono l’incarico nel consiglio della BRI e benefit non monetari come l’alloggio, stimati complessivamente in circa 260.000 euro.
- La BCE pubblica il dettaglio completo delle retribuzioni dei vertici?
No. La BCE comunica il salario base e ricorda i criteri di adeguamento, ma non fornisce una scomposizione integrale e pubblica delle voci aggiuntive.
- Perché la BRI è al centro del dibattito sulla trasparenza?
La BRI diffonde solo dati aggregati del management e non i compensi dei singoli membri del consiglio, rendendo opache le indennità riconosciute.
- Quali standard migliorerebbero la trasparenza retributiva nelle banche centrali?
Un reporting annuale completo di tutte le componenti, distinzione tra ruoli principali e incarichi esterni e formati di disclosure uniformi e comparabili tra istituzioni.




