Lady Gaga rompe il silenzio e sfida l’ICE sulle deportazioni

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Una voce dal palco che attraversa il mondo
Nel pieno del suo concerto al Tokyo Dome, davanti a decine di migliaia di fan, Lady Gaga ha fermato la musica e le luci per parlare di paura, violenza e diritti calpestati. Seduta al pianoforte, la pop star ha interrotto la scaletta per rivolgersi alle comunità colpite dalle operazioni dell’ICE negli Stati Uniti, con un pensiero particolare al Minnesota e a Minneapolis. La distanza fisica dal Giappone al Midwest americano si è annullata in pochi minuti, trasformando il palco in un pulpito politico e umano.
«Il mio cuore soffre pensando alle persone, ai bambini, alle famiglie in tutta l’America che vengono presi di mira senza pietà», ha detto la cantante, collegando il suo ritorno imminente a casa con le immagini delle deportazioni di massa e delle comunità latine e migranti sotto pressione. Nel mirino, le operazioni dell’agenzia per il controllo dell’immigrazione sotto l’amministrazione di Donald Trump, tornata al centro del potere federale dal 2025, con una linea ancora più dura sui confini e sui rimpatri.
La pop star ha descritto vite “distrutte davanti ai nostri occhi”, chiedendo con forza una risposta collettiva: non solo dalle vittime dirette delle retate, ma da chiunque negli USA si senta colpito dalla perdita di sicurezza, diritti e appartenenza. Per Lady Gaga, la questione non è solo politica, ma profondamente morale e identitaria per l’intero Paese.
Il Minnesota al centro della tempesta
Negli ultimi mesi, Minneapolis è diventata uno degli epicentri del confronto tra attivisti per i diritti civili e l’ICE. Le operazioni dell’agenzia, già contestate per anni, hanno raggiunto un nuovo livello di tensione dopo l’uccisione di Renee Good e Alex Pretti, colpiti a colpi d’arma da fuoco durante interventi degli agenti. Le autorità federali parlano di autodifesa, ma i filmati girati da testimoni oculari raccontano una dinamica che per molti smentisce la versione ufficiale.
Le immagini, diffuse sui social e rilanciate da media indipendenti e organizzazioni per i diritti umani, mostrano cittadini disarmati, scene di panico e quella che gli attivisti descrivono come una “militarizzazione” delle strade. In questo clima, le comunità migranti vivono in uno stato di allerta permanente: scuole svuotate, famiglie che evitano ospedali e uffici pubblici per paura dei controlli, interi quartieri paralizzati dalla possibilità di nuove retate improvvise.
È questo contesto che ha portato Lady Gaga a citare esplicitamente il Minnesota dal palco del Tokyo Dome, come simbolo di un’America in bilico tra democrazia e abuso di potere. «Quando intere comunità perdono il senso di sicurezza e appartenenza, si spezza qualcosa in ognuno di noi», ha avvertito, invitando i leader politici a “cambiare rapidamente rotta” e a mostrare pietà verso chi oggi vive nel mirino delle politiche migratorie.
Il fronte delle star e la battaglia per l’opinione pubblica
La presa di posizione di Lady Gaga non è isolata. Negli ultimi mesi, un fronte sempre più compatto di artiste e artisti di primo piano ha deciso di usare la propria visibilità contro le azioni dell’ICE e l’approccio dell’amministrazione Trump alle migrazioni. Olivia Rodrigo, nelle sue Instagram Stories, ha definito «inconcepibili» le azioni dell’agenzia, mentre Billie Eilish, durante il discorso di accettazione del 2026 MLK Jr. Beloved Community Award, ha denunciato «vicini rapiti, manifestanti pacifici aggrediti e uccisi, diritti civili smantellati».
Queste dichiarazioni contribuiscono a spostare il dibattito dall’ambito strettamente politico a quello culturale, dove la narrazione non è più solo su “sicurezza nazionale” ma su chi siamo come società. I grandi nomi del pop e del rock diventano amplificatori delle denunce di associazioni, avvocati e giornalisti che documentano da anni le derive delle politiche migratorie statunitensi. Allo stesso tempo, la Casa Bianca insiste sulla legittimità delle operazioni, invocando la necessità di difendere i confini e l’incolumità degli agenti sul campo.
In questo scenario polarizzato, ogni intervento pubblico di figure come Lady Gaga o Billie Eilish contribuisce a definire il perimetro della discussione: da un lato, la retorica della legge e dell’ordine; dall’altro, l’appello al ritorno a un “luogo di sicurezza, pace e responsabilità”, dove le persone perbene non siano costrette a rischiare la vita per rivendicare rispetto e diritti fondamentali.
FAQ
D: Perché Lady Gaga ha parlato dell’ICE durante un concerto in Giappone?
R: Ha voluto sfruttare la visibilità del palco del Tokyo Dome per lanciare un messaggio globale di sostegno alle comunità colpite dalle operazioni dell’ICE negli USA.
D: Quali comunità ha citato Lady Gaga nel suo discorso?
R: Ha parlato in particolare di famiglie, bambini e comunità migranti in tutto il Paese, con un focus sul Minnesota e su Minneapolis.
D: Cosa è successo a Minneapolis con l’ICE?
R: Due persone, Renee Good e Alex Pretti, sono morte dopo essere state colpite da agenti dell’ICE, episodi che hanno provocato proteste diffuse.
D: Come ha risposto l’amministrazione Trump alle critiche?
R: L’amministrazione Trump ha difeso le operazioni, sostenendo che gli agenti abbiano agito per autodifesa, nonostante filmati diffusi sui social mettano in dubbio questa versione.
D: Quali altre star hanno criticato l’ICE?
R: Tra le voci più forti ci sono Olivia Rodrigo, che ha definito «inconcepibili» le azioni dell’agenzia, e Billie Eilish, che ha denunciato rapimenti, violenze e smantellamento dei diritti civili.
D: Perché le parole delle celebrità sono importanti in questo dibattito?
R: Perché amplificano temi spesso confinati ai report di ong e media locali, portandoli al centro della conversazione pubblica e influenzando l’opinione di milioni di fan.
D: Qual è il messaggio centrale di Lady Gaga ai leader politici?
R: Chiede un rapido cambio di rotta, più pietà nelle politiche migratorie e il ritorno a un clima di sicurezza, pace e responsabilità per tutte le comunità.
D: Qual è la fonte originale di queste dichiarazioni?
R: Le informazioni e le citazioni riportate provengono da resoconti giornalistici e da testimonianze pubbliche diffuse sui media a partire dall’intervento di Lady Gaga al Tokyo Dome.




