Lacerenza rompe il silenzio sulla cocaina a Milano e Stefania Nobile

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Lacerenza e la cocaina: “Neanche facevo la striscia, sniffavo dal sacchetto. A Milano è ovunque”. Poi parla di Stefania Nobile
Cocaina, dipendenza e carcere
Davide Lacerenza racconta una ricaduta devastante nella dipendenza dopo decenni di astinenza, nata – a suo dire – in una serata in cui anche il buttafuori faceva uso di cocaina. Descrive l’illusione iniziale di poter “gestire” la sostanza, con consumi contenuti, seguita da una progressione rapida e fuori controllo. Per lui, gli esiti possibili di questo percorso sono tre: morte, istituzione psichiatrica o carcere, e sostiene di aver sperimentato “la terza, la migliore”, come occasione di arresto e presa di coscienza.
Nel suo racconto emergono quantità impressionanti: fino a 5 grammi al giorno, assunti in modo compulsivo, senza neppure preparare le strisce, ma sniffando direttamente dal sacchetto. Sottolinea la dimensione di degrado personale e la perdita di dignità percepita, unita all’enorme dispendio economico, quantificato in decine di migliaia di euro al mese.
L’imprenditore, volto legato alla nota Gintoneria di Milano, attribuisce il percorso di uscita alla combinazione tra supporto di persone vicine, intervento della giustizia e determinazione personale. Evidenzia come, senza aiuto esterno, si sarebbe probabilmente autodistrutto, contribuendo così a una narrazione che mette al centro la gravità clinica e sociale della dipendenza da cocaina.
Milano e il mercato della polvere bianca
Nella sua testimonianza, Lacerenza descrive Milano come una città in cui la cocaina è facilmente reperibile, in particolare nelle aree attorno alla stazione Centrale, dove cita gli “sputa-palline” come canale per prodotti di qualità inferiore. Per la sostanza ritenuta “buona” sarebbe invece necessario contare su contatti consolidati e una rete più strutturata di intermediari.
Secondo il suo racconto, anche nei locali notturni la presenza di stupefacenti sarebbe diffusa, sebbene spesso con standard qualitativi non elevati. Questa rappresentazione contribuisce a delineare un quadro di normalizzazione del consumo in certi ambienti, con il rischio di sottovalutare l’impatto sanitario, legale e psicologico della cocaina.
L’esperienza diretta di un imprenditore noto nella nightlife milanese evidenzia quanto il confine tra vita mondana, business e abuso di sostanze possa diventare labile. Il riferimento a spese mensili attorno ai 50mila euro per la droga illumina inoltre la dimensione economica del fenomeno, con conseguenze potenzialmente disastrose su patrimoni personali, imprese e relazioni affettive.
Il legame con Stefania Nobile e l’ombra di Wanna Marchi
Lacerenza ricostruisce l’incontro con Stefania Nobile in zona Montenapoleone, in via Verri a Milano, quando l’ha riconosciuta come figlia di Wanna Marchi. La percezione immediata è quella di una donna dotata di forte capacità commerciale, che lui vorrebbe coinvolgere nei propri affari. Racconta di un primo periodo di distanza, dovuto a un’altra relazione sentimentale di lei, poi di un progressivo avvicinamento che sfocia in una storia personale e professionale condivisa.
Nel suo ritratto, ciò che lo colpisce maggiormente è la “testa” e il carattere di Nobile, figura spesso percepita dall’opinione pubblica come controversa. Utilizza l’immagine del “diavolo al fianco” per spiegare come, al suo giudizio, questa energia possa trasformarsi in forza trainante nei progetti comuni. Il racconto offre uno spaccato di dinamiche relazionali intense e ambivalenti.
Lui descrive anche un rapporto di simbiosi tra Stefania e Wanna Marchi, sostenendo che vivano praticamente in perenne vicinanza, fino a dormire insieme. Questa compresenza costante, secondo quanto riferisce, influirebbe spesso sulle discussioni di coppia, con Marchi che interverrebbe nei conflitti, rendendo ancora più complesso l’equilibrio familiare e professionale.
FAQ
D: Chi è Davide Lacerenza?
R: È un imprenditore italiano legato al mondo della ristorazione e della nightlife, noto per la sua esperienza con la dipendenza da cocaina.
D: Quale droga cita nel suo racconto?
R: Racconta in particolare l’abuso di cocaina, con consumi arrivati a diversi grammi al giorno.
D: Qual è il ruolo di Milano nel suo vissuto?
R: Descrive Milano come una città dove la cocaina è facilmente reperibile, soprattutto in zona stazione Centrale e nei locali.
D: Quanto dichiara di aver speso per la cocaina?
R: Parla di una spesa mensile fino a circa 50mila euro, tra consumo personale e stile di vita connesso.
D: Chi è Stefania Nobile nella sua vita?
R: È la sua compagna e collaboratrice in ambito imprenditoriale, nonché figlia di Wanna Marchi.
D: Come descrive il carattere di Stefania Nobile?
R: La dipinge come molto forte, determinata e con grandi doti commerciali, capace di incidere profondamente sui progetti comuni.
D: Che rapporto indica tra Stefania Nobile e Wanna Marchi?
R: Parla di una convivenza strettissima, quasi continua, che influenza anche la sua relazione di coppia.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di queste dichiarazioni?
R: Le affermazioni di Davide Lacerenza provengono da un’intervista pubblicata da Fanpage.it.




