Kiev rilancia i colloqui ad Abu Dhabi ma il Donbass resta conteso

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Kiev rilancia i colloqui ad Abu Dhabi ma il Donbass resta conteso
Negoziati negli Emirati e stallo strategico
Ad Abu Dhabi si prepara un nuovo round di colloqui tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, con l’obiettivo di trasformare un fragile canale diplomatico in un processo stabile. Secondo fonti occidentali, il formato trilaterale esclude esplicitamente l’Unione Europea, accusata da Mosca di schierarsi in modo “non credibile” e di esprimere “funzionari incompetenti”, tra cui il riferimento diretto al capo della diplomazia, la premier estone Kaja Kallas.
Sul tavolo rimane la cosiddetta “formula di Anchorage”, l’intesa informale che avrebbe preso forma nel vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin nell’agosto scorso: l’ipotesi del passaggio a Mosca dell’intero Donbass in cambio di garanzie di sicurezza e di una riduzione graduale delle operazioni militari. Cremlino e delegazione russa ribadiscono di “non avere fretta” e di considerare non negoziabile la ridefinizione dei confini a proprio favore.
Dal lato ucraino, la partecipazione al formato degli Emirati Arabi Uniti viene motivata dalla necessità di evitare l’isolamento diplomatico, ma Kiev continua a rifiutare qualsiasi riconoscimento legale delle annessioni. Funzionari statunitensi insistono su un processo “a tappe”, con verifiche sul cessate il fuoco e sui movimenti di truppe, ma le divergenze sulle frontiere restano sostanziali e impediscono, per ora, un calendario concreto verso l’eventuale accordo.
Donbass, opzioni sul campo e nodo Zaporizhzhia
Nei colloqui emiratini, i rappresentanti di Washington e di Kiev hanno rilanciato l’idea di una zona demilitarizzata nell’est dell’Ucraina, con il possibile dispiegamento di peacekeeper provenienti da Paesi extra-Nato. Lo schema prevede un graduale arretramento delle linee, la creazione di corridoi di sicurezza e un monitoraggio internazionale permanente, affidato a osservatori civili e militari sotto egida multilaterale.
La parte russa continua però a considerare il Donbass “territorio acquisito”, da integrare politicamente, economicamente e militarmente nel proprio spazio strategico. Per questo, l’ipotesi di un’area neutrale viene accettata, se mai, solo come fase transitoria verso un riconoscimento di fatto del controllo russo. Le autorità separatiste locali, sostenute da Mosca, chiedono garanzie sul mantenimento delle strutture amministrative filorusse e sul futuro status della popolazione.
Un ulteriore capitolo riguarda la centrale nucleare di Zaporizhzhia, oggi sotto occupazione russa. Funzionari americani spiegano che Mosca avrebbe proposto una forma di cogestione dell’energia prodotta, con la divisione delle quote di elettricità tra i due Paesi. Kiev teme che ciò legittimi il controllo russo sull’impianto, mentre gli esperti dell’Aiea continuano a chiedere misure rafforzate di sicurezza, temendo incidenti in un’area ancora esposta a operazioni militari.
Pressione militare e richiesta di difesa aerea
Mentre la diplomazia si sposta sul Golfo, la guerra sul terreno non rallenta. Il presidente Volodymyr Zelensky, parlando da Vilnius durante le commemorazioni della rivolta del 1863 in Polonia e Lituania contro la Russia zarista, ha denunciato che, nell’ultima settimana, le forze russe hanno lanciato “più di 1.700 droni d’attacco, oltre 1.380 bombe guidate e 69 missili di vario tipo” contro infrastrutture ucraine e obiettivi militari.
La leadership di Kiev interpreta questa intensificazione come la prova che Mosca non intende concedere tregua sul fronte, mentre discute di pace ai tavoli negoziali. Per questo Zelensky ha nuovamente sollecitato gli alleati occidentali a “garantire una migliore protezione del nostro spazio aereo”, con l’invio urgente di ulteriori batterie di difesa e nuove forniture di missili per i sistemi esistenti.
Nei piani ucraini, il rafforzamento della difesa aerea è considerato decisivo per limitare i danni alle infrastrutture energetiche e industriali, stabilizzare il fronte interno e guadagnare margini negoziali. Analisti militari sottolineano che, senza un significativo incremento di munizionamento e radar moderni, la capacità di Kiev di resistere alla campagna di bombardamenti resterà fragile, con possibili ricadute sulla disponibilità politica a fare concessioni territoriali nei futuri incontri ad Abu Dhabi.
FAQ
D: Cosa rappresentano i colloqui negli Emirati per il conflitto?
R: Sono un canale riservato tra Russia, Ucraina e Stati Uniti per esplorare intese su sicurezza, energia e territorio.
D: Qual è il significato della cosiddetta formula di Anchorage?
R: È uno schema negoziale che prevede il controllo russo sull’intero Donbass in cambio di garanzie e de-escalation militare.
D: Perché l’Unione Europea è esclusa dal formato attuale?
R: Mosca giudica l’UE parte del conflitto e critica la sua diplomazia, in particolare la linea associata a Kaja Kallas.
D: Cosa propone Kiev per l’est dell’Ucraina?
R: Chiede una zona demilitarizzata e, se necessario, peacekeeper da Paesi non appartenenti alla Nato a garanzia dei confini.
D: Qual è il nodo principale sulla centrale di Zaporizhzhia?
R: Il contrasto tra il controllo militare russo dell’impianto e la richiesta ucraina di piena sovranità e sicurezza nucleare.
D: Come si inseriscono i bombardamenti russi nel quadro negoziale?
R: Mantengono pressione su Kiev, riducendo la capacità industriale e condizionando la posizione ucraina al tavolo.
D: Quali sistemi di difesa aerea chiede l’Ucraina agli alleati?
R: Missili aggiuntivi e batterie avanzate per proteggere città e infrastrutture da droni, bombe guidate e missili.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: Le informazioni sono ispirate a ricostruzioni di stampa internazionale, tra cui analisi diffuse da media europei e statunitensi derivanti da resoconti diplomatici sul dossier ucraino.




